Oggi più che mai, né Islam né modernità: Cristianità

Oggi più che mai, né Islam né modernità: Cristianità

Poco più di un anno fa, il 9 settembre 2014, il nostro sito – allora nella sua vecchia veste – pubblicò un articolo a firma di Marcus, dal titolo eloquente: Né Islam né modernità, Cristianità!

A fronte dei gravissimi fatti accaduti lo scorso venerdì 13 novembre a Parigi, riteniamo opportuno riproporlo, aggiungendovi qualche ulteriore considerazione.

(9 settembre 2014) Qualcuno ha deciso che ora l’opinione pubblica europea può, anzi deve, essere informata dei crimini commessi dagli islamisti dell’ISIS (lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante), l’organizzazione armata che imperversa nel Vicino e nel Medio Oriente.

Da alcuni anni l’ISIS sta compiendo in Siria, e non solo, le sue efferate azioni, ma solamente da questa estate i più importanti organi di “informazione” occidentali ne parlano: da sconosciuta ai più che era, l’ISIS ha conquistato di colpo le prime pagine dei giornali ed il massimo spazio nei telegiornali più seguiti.

Evidentemente qualcuno deve aver deciso che gli europei, e gli occidentali in genere, possono essere spaventati dall’avanzante orda armata islamica.

Per quale motivo l’occidente atlantista, dopo aver sostenuto le forze islamiste – dall’Egitto alla Siria, passando per la Libia ed una serie di altri paesi, tra i quali quelli delle cosiddette enclavi musulmane presenti in Europa (Bosnia e Kosovo, ma l’elenco potrebbe continuare) – ha deciso di denunciarne la pericolosità?

Il fenomeno è forse sfuggito di mano? Vi è una strategia che mira a perseguire precise finalità (per esempio, l’accreditamento di un Islam moderato e dialogante, da opporre ad un Islam fanatico ed intollerante, comunque da utilizzare quando conviene)? Vedremo.

Quello che gli organi di informazione asserviti al potere mondialista a guida USA cercano di diffondere è l’immagine di un Occidente minacciato, a difendere il quale ci penseranno – ovviamente – i “cavalieri” Obama & Co.

Intanto qualche intellettuale nostrano (per esempio Ernesto Galli della Loggia, editorialista del Corriere della Sera), comincia a porsi delle domande sull’immigrazione e sulla validità del multiculturalismo liberale. Di fronte a certe analisi, sorge spontaneo affermare la classica frase “meglio tardi che mai”. A nostro avviso, però, se da un lato il destarsi di alcuni pensatori liberali è comunque un segnale positivo (almeno sul piano umano e fatta salva la buona fede delle singole persone), dall’altro si tratta di un fatto che pone ulteriormente in evidenza la nocività del pensiero liberale stesso (in tutte le sue declinazioni, culturali e politiche).

Ma come, da più di due decenni tutte le risorse – religiose, culturali, politiche, sociali – al servizio (in maniera più o meno consapevole) del potere liberal-democratico e atlantista stanno in ogni modo operando al fine di promuovere la trasformazione in senso multi-religioso e multi-etnico della nostra società – favorendo l’afflusso caotico di milioni di persone straniere, in Italia ed in Europa – ed ora ci venite a dire che, forse, così non va? Può essere affidabile un sistema di pensiero che – in barba ad ogni più elementare evidenza, dettata dal semplice buon senso fondato sul sano realismo – promuove fenomeni (l’immigrazione indiscriminata a flusso continuo) finalizzati allo stravolgimento delle nazioni?

Ancora una volta, dunque, si palesa la natura maligna del pensiero liberale e progressista, gli effetti del quale non possono che condurre gli uomini – sia sul piano personale che su quello sociale – a perdersi nel satanico caos.

A chi proponesse – a fronte della effettiva gravità costituita dalle varie crisi che progressivamente minacciano l’Italia e l’Europa (Nord Africa, Vicino e Medio Oriente, Ucraina, formazione di enclavi musulmane generate dall’immigrazione) – di aderire alla causa atlantista come ad una sorta di “crociata in difesa della civiltà occidentale”, la risposta da dare non può essere che questa: né islam né modernità: CRISTIANITA’!

Questo scriveva Marcus nel settembre dello scorso anno. Alcuni giorni fa, a Parigi, nel cuore dell’Europa, si è consumata un’immane strage che le autorità competenti hanno attribuito ai “terroristi dell’isis”. A nemmeno un anno di distanza dalla strage compiuta nella redazione di Charlie Hebdo, Parigi è stata nuovamente colpita, e con lei l’intera Europa, da un pesantissimo attacco terroristico.

Di fronte a tale atto i commenti si sono susseguiti senza soluzione di continuità, proponendone letture di vario genere. Abbiamo sentito le solite balle proferite da chi spudoratamente nasconde l’evidenza e, grazie al cielo, anche qualcosa di sensato.

Tra i temi al centro delle varie discussioni, spicca, ovviamente, quello della presenza islamica in Europa. Su questo punto pensiamo sia il caso di precisare quella che riteniamo essere la questione fondamentale rispetto appunto all’Islam ed alla sua presenza in casa nostra, e questo indipendentemente dall’equazione islam = terrorismo, che alcuni, con disarmante semplicismo, continuamente propongono. La vera questione di fronte alla quale porsi è questa: come si deve inquadrare la presenza islamica in Italia?

Rispetto all’Italia ed alla sua identità storica, l’Islam e gli islamici sono un corpo estraneo. Quella islamica, in Italia, può essere una presenza tollerata e limitata nei numeri, obbediente alle leggi dello Stato (1) e senza alcuna pretesa di autogoverno della comunità musulmana in nome della Sharia.

Se non la si inquadra in questo modo, la presenza islamica – in virtù del processo immigratorio, in corso da anni senza soluzione di continuità – assumerà proporzioni tali da cambiare per sempre l’Italia e l’Europa. Non si tratta di odio nei confronti dei musulmani, bensì di amore verso l’identità storica e cristiana della nostra Patria, un’identità peraltro già fortemente provata dal male che agisce – religiosamente, culturalmente, politicamente e socialmente – nel corpo sociale delle nazioni europee, soprattutto quelle dell’Europa occidentale.

È indispensabile, infatti, ricordare che, se l’Islam è un corpo estraneo, il laicismo fondato sul soggettivismo filosofico è una malattia mortale di cui l’Europa e l’Italia soffrono in maniera evidentissima e di cui debbono assolutamente liberarsi, pena la morte a cui, inesorabilmente, esso conduce. Il laicismo è malattia mortale in quanto attacca e nega la necessità dei principi e dei valori di una retta esistenza fondata sull’ordine naturale e sul riconoscimento della sua radice metafisica; esso è paragonabile ad un tumore che attacca mortalmente l’organismo nel quale è sorto e che, dunque, è necessario estirpare.

Vitalità e sicurezza l’Italia e l’Europa le potranno ritrovare solo liberandosi dalla stretta mortale del laicismo che necessariamente sfocia nel nichilismo, suo esito finale (2). Se questo non avverrà, nessun patetico quanto ridicolo richiamo ai “valori occidentali” (3) potrà salvarci da qualunque minaccia: un organismo gravemente ammalato, non può resistere ad alcun assalto.

Note

  1. Lo Stato a cui ci riferiamo, ovviamente, non è quello laicista, che fa della indifferenza nei confronti del divino e della religione la sua bandiera, bensì lo Stato organico e conforme all’identità storica e religiosa della nostra Nazione.
  2. Liberazione che deve avvenire anche sul piano politico, affrancandosi dalle classi politiche totalmente asservite al potere mondialista.
  3. I valori dell’Occidente, sorto dal tradimento e dal rifiuto della Cristianità, sono l’esatta negazione dell’idea stessa che vi possa essere qualcosa al mondo per cui valga la pena battersi, dando o ricevendo la morte.

Marco Sudati