Chiara Monda e le altre: tradite dalla “libertà”

Chiara Monda e le altre: tradite dalla “libertà”

Sì, l’assassino di Chiara, l’animale travestito da innamorato che l’ha ridotta ad un vegetale, ha ottenuto il suo bravo sconto di pena. In attesa degli ulteriori regali che gli arriveranno per  buona condotta, lei è su una sedia a rotelle, incapace di star dritta, di pensare, di nutrirsi, di vivere. E’ morta senza aver ancora reso l’anima a Dio. Una pena che non trova consolazione, un’angoscia senza sollievo, anche per noi che non l’abbiamo conosciuta viva, bella, felice.

La responsabilità di questa fine terribile, però, non è tutta della bestia che fingeva di amarla, il peso di questo delitto raccapricciante non è solo suo. Siamo chiari, onesti e politicamente scorretti per una volta, almeno di fronte alla povera Chiara! Le scelte di un giovane sono il frutto unicamente delle passioni, a quell’età dirompenti, e di quanto appreso e visto attorno a sé, non potendo contare sull’esperienza per valutare e soppesare. E’ dunque chi era attorno a Chiara (noi!) ad aver avuto un ruolo, e non secondario, nella sua tragedia.

E quale è stato questo ruolo? Cosa, noi, suoi connazionali, abbiamo saputo e voluto insegnare, mostrare, indicare a modello, a lei e a tutte le ragazze come lei? Voglio essere assolutamente netta ed altrettanto impopolare: a diciannove anni non si va a vivere in un sottoscala con un drogatello semialcolizzato di sedici anni più vecchio! O meglio: a diciannove anni si può desiderare di fare una fesseria così gigantesca e lo si desidera per i motivi, passione ed inesperienza, elencati sopra, ma ci dovrebbe essere attorno una società sana e “normale”(cioè capace di rappresentare la norma, la regola, la via!) che, se non può fisicamente fermarti, almeno biasimi, condanni, disapprovi, deplori! Una comunità che, se non può imporre, quantomeno orienti!

Ma Chiara cosa aveva attorno a sè? Chiara era contornata, direi accerchiata, dalla società del fai-come-ti-pare-tutto-è-lecito. E i suoi genitori, peraltro divisi, che ruolo hanno avuto? Suo padre, il suo giovanissimo padre, di fatto non ha potuto esserlo proprio quando urgeva la sua presenza, forte, addirittura prepotente. Mille legacci psicologici glielo hanno impedito, pover’uomo! Ve lo immaginate di questi tempi, un quarantenne, un padre con una figlia convivente, irrompere nell’appartamento della ragazza, riempirla di schiaffi e riportarla di peso a casa? Fosse accaduto, avrebbe fatto più galera di quella a cui è stato condannato oggi il boia di Chiara! E l’opinione pubblica…”Come?Non la lascia libera?Come…si permette di intervenire nella vita di sua figlia??”

Nessun genitore in quella stessa situazione muoverebbe un dito perché mai ha nemmeno sospettato di poter, anzi di dover esercitare un’autorità che gli viene direttamente da Dio. Sono padri e madri senza nerbo, impossibilitati dalla loro stessa dis-educazione, ma anche dalla legge, a farlo! E’ la storia dell’assassina di Ancona che, complice del suo ragazzo, assiste impassibile, ma probabilmente ordina, l’omicidio dei suoi. Un padre ed una madre perbene, come tanti, particolarmente sfortunati perché a tutti può capitare il figlio bestia (nell’antica Roma i patri/matricidi esistevano, niente di nuovo!, e finivano annegati), ma anche loro, genitori moderni che, seppur controvoglia, accettano, senza andarsela a riprendere, senza picchiare i pugni sul tavolo o in faccia alla sprovveduta figliola, la convivenza di una ragazzina non ancora sedicenne….penso a mio padre, classe 1916, che avrebbe dato la vita per me, ma che, quando a 17 anni gli chiesi se potevo andare in campeggio con gli amici, non mi guardò neanche, ma rivolto a mia madre disse: “Chiedile come si è permessa di farmi una domanda del genere!”. Allora l’odiai, ma già pochi anni dopo sapevo che aveva ragione lui, papà con l’età di un nonno che però non aveva avuto paura di prendersi sulle spalle l’immane fardello di fare il padre scomodo, di tenere la rotta della mia vita quando io non sapevo farlo, di sorbirsi i miei malumori per i suoi no, di indicarmi una via ed un senso, quelli  tragicamente mancati a Ilaria Boemi, figlia di una famiglia allargata, di un padre che concede tutto, di una libertà insensata e vuota.

Povera ragazzina morta tutta sola in una spiaggia del sud, libera di scorrazzare di notte, di fare quel che voleva, di frequentare chi le piacesse. Libera e così disperata da scrivere “Il buio è più denso ed io non riesco a trovarci un senso”. Suo padre, quale senso avrebbe potuto indicarle? Quello delle sue molteplici convivenze? Dov’era sua madre? Perchè non era in strada a cercarla alle sette di sera, con l’intenzione di darle due schiaffi, come facevano le manesche mamme di un tempo? Forse non erano poi così male gli anni nei quali il fidanzamento era una cosa seria, i fidanzati, così come gli amici, venivano “testati” da tutta la famiglia e non si usciva di casa senza che mamma e papà avessero dato il benestare al futuro marito e alle nuove compagnie! Forse aveva un senso educare seriamente, talora decidere al posto dei figli, qualche volta imporre. Oggi dovremmo ricominciare a farlo perché non si impara a reggere il timone della propria vita senza che qualcuno ci insegni come. Proponiamo cose belle, giuste e faticose e, se proprio necessario, imponiamole! Sono certa che qualcosa rimarrà, ma se, per disgrazia, così non dovesse essere, noi – davanti a Dio e davanti agli uomini! – il nostro dovere di genitori lo avremmo assolto. Vi par poco?

Irma Trombetta Marzuoli