Gender e kabala

Gender e kabala

La minaccia del Gender si pone come sulfurea tentazione esoterica, che non solo va a forzare la scienza, l’antropologia e la morale naturale, ma la stessa fede cattolica circa la natura divina e circa la natura umana. Ormai molto oltre il marxismo e il femminismo, oggi l’egualitarismo sfiora il mito dell’androgino per distruggere la disuguaglianza tra uomo e donna alla radice, cancellando sia l’uomo che la donna. Per i cabalisti Dio è bisessuato e androgino, riunisce in sé il principio maschile e quello femminile e procede alle sue emanazioni contraendosi in se stesso. Adamo nella Cabala era autosufficiente e solo successivamente Eva fu tratta da lui, creata da una sua costola. Eva quindi era in lui, il ‘principio femminile’ era in lui: nella sua originaria perfezione Adamo sarebbe stato ermafrodito, androgino. Un ‘Dio androgino’ creatore di una ‘umanità androgina’.

Sappiamo dalla teologia cattolica, invece, che Dio è puro spirito, asessuato, né maschio né femmina. Ma, non a caso, Dio si è rivelato a noi come PADRE e non come MADRE, e la seconda persona, quella del FIGLIO (e non ‘della FIGLIA’), si è incarnata in un uomo di sesso maschile, GESU’ CRISTO, che è il ‘Nuovo Adamo’ (e non la ‘Nuova Eva’). Tutto ciò doveva in qualche modo essere messo in discussione, soprattutto contro San Paolo (1 Cor. 11, 9): “…l’uomo è immagine e gloria di Dio, la donna è invece gloria dell’uomo” – è per questo che l’uomo prega a capo scoperto e la donna col capo velato – perché “non viene l’uomo dalla donna, ma la donna dall’uomo; né fu fatto l’uomo per la donna, ma la donna per l’uomo”.

San Paolo (Ef. 3, 14): “Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome,  perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell’uomo interiore.”

La Chiesa è dunque maschilista come pretende il ‘femminismo-omosessualismo-genderismo’? L’uomo e la donna sono ad immagine di Dio, per quel che riguarda il principale, cioè l’anima spirituale e le sue potenze, ma solo l’uomo lo è per quel che riguarda gli aspetti secondari. La sottomissione della donna non si giustifica perché essa avrebbe minori qualità, o perché nell’ordine della grazia non possa essere superiore all’uomo.

Anche se non direttamente ed esplicitamente abbracciato, non possiamo non evidenziare come il tanfo ‘femminista-omosessualista-genderista’, con le sue origini esoteriche abbia almeno “condizionato” il linguaggio di alcuni sedenti al Soglio Petrino.

Clamoroso fu quanto disse il 10 Settembre 1978 Giovanni Paolo I: “ Dio è padre, più ancora, è madre”.

Karol Wojtyla nel 1994 – forse involontariamente (!?) – riecheggia la teoria cabalistica della ‘contrazione divina’ e della natura bisessuata di Dio, nella ‘Lettera alle Famiglie’ al

N° 6: “Prima di creare l’uomo, il Creatore quasi rientra in se stesso per cercarne il modello e l’ispirazione nel mistero del suo Essere che già qui si manifesta in qualche modo come il « Noi » divino. Da questo mistero scaturisce, per via di creazione, l’essere umano: « Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò » (Gn 1, 27).

Karol Wojtyla lega le due pericopi usando il corsivo come se il testo fosse: “Creò l’uomo a sua immagine; maschio e femmina” e pertanto il ‘NOI’ divino espressione della Trinità, sarebbe immagine della dualità ‘maschio-femmina’”. Perciò, l’uomo assomiglierebbe a Dio nell’essere maschio e femmina!

 Addirittura al n° 7 ribadisce quanto aveva detto Giovanni Paolo I modificando la Sacra Scrittura: “Quando, insieme con l’Apostolo, pieghiamo le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità e maternità trae nome (cfr Ef 3, 14-15), prendiamo coscienza che l’essere genitori è l’evento mediante il quale la famiglia, già costituita col patto del matrimonio, si attua in senso più pieno e specifico” (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 69). La maternità implica necessariamente la paternità e, reciprocamente, la paternità implica necessariamente la maternità: è il frutto della dualità, elargita dal Creatore all’essere umano dal principio”.

Anche al n° 9: ‘L’Apostolo, « piegando le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità e maternità nei cieli e sulla terra prende nome »’

E’ mai possibile aggiungere o togliere qualche cosa alla Divina Rivelazione? Assolutamente no, ma Wojtyla ha interpolato San Paolo, facendogli dire che ogni maternità viene dal Padre. Dio sarebbe allora Padre e Madre, androgino primitivo vagheggiato dalle tradizioni esoteriche, all’unità del quale bisognerebbe tornare.

Vittorio Messori, entusiasta sul Corriere nel Gennaio 1999: “Dio e’ anche Madre”. Wojtyla come Luciani: Dio e’ padre e madre al tempo stesso. Il concetto, gia’ espresso nel ‘78 da Giovanni Paolo I, e’ stato ripreso ieri da papa Wojtyla nell’ udienza del mercoledì. Occorre ammetterlo: chi non solo “studia” le questioni religiose, ma partecipa personalmente della prospettiva cristiana, resta sorpreso. Sorpreso, dico, dell’ emozione con cui il media – system accoglie qualunque accenno alla – come dire? – “bisessualita” divina. Ancora non riusciamo a vedere che ci fosse di sconvolgente in ciò che Papa Luciani ricordò , giustamente, come cosa ovvia, di sfuggita (restando poi, ci dicono, interdetto lui per primo dall’ eco suscitata): Dio, cioè , è Padre ma è anche Madre. Così, non vacilliamo certo per l’ emozione, trovando un cenno “all’ amore materno” in Dio, in uno degli innumerevoli discorsi di Giovanni Paolo II…Solo per convenzione, per nostro difetto di linguaggio, chiamiamo “Padre” Colui che, per il catechismo, è la Prima Persona della Trinità. In realtà, da sempre, il credente consapevole della sua fede sa che “il Datore di ogni vita” è “prima” e “oltre” ogni distinzione terrena: dunque, è tanto Padre quanto Madre.

Bontà sua…per il campione del conservatorismo cattolico Vittorio Messori, la Rivelazione diventa una “convenzione per difetto di linguaggio”!!!

Ma veniamo all’oggi. Nel Gennaio 2015, Bergoglio minimizza la portata del Gender a questione socio-culturale, una questione di colonizzazione ideologica:

“Venti anni fa, nel 1995, una Ministro dell’Istruzione Pubblica aveva chiesto un prestito forte per fare la costruzione di scuole per i poveri. Le hanno dato il prestito a condizione che nelle scuole ci fosse un libro per i bambini di un certo livello. Era un libro di scuola, un libro preparato bene didatticamente, dove si insegnava la teoria del gender. Questa donna aveva bisogno dei soldi del prestito, ma quella era la condizione … Questa è la colonizzazione ideologica: entrano in un popolo con un’idea che niente ha da fare col popolo; sì, con gruppi del popolo, ma non col popolo, e colonizzano il popolo con un’idea che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura. Durante il Sinodo, i vescovi africani si lamentavano di questo, che è lo stesso che per certi prestiti (si impongano) certe condizioni. Io dico soltanto questa che io ho visto. Perché dico “colonizzazione ideologica”? Perché prendono, prendono proprio il bisogno di un popolo o l’opportunità di entrare e farsi forti, per (mezzo de)i bambini. Ma non è una novità questa. Lo stesso hanno fatto le dittature del secolo scorso. Sono entrate con la loro dottrina. Pensate ai Balilla, pensate alla Gioventù Hitleriana. Hanno colonizzato il popolo, volevano farlo. Ma quanta sofferenza. I popoli non devono perdere la libertà. Il popolo ha la sua cultura, la sua storia; ogni popolo ha la sua cultura. Ma quando vengono condizioni imposte dagli imperi colonizzatori, cercano di far perdere ai popoli la loro identità e fare una uguaglianza. Questa è la globalizzazione della sfera: tutti i punti sono equidistanti dal centro. E la vera globalizzazione – a me piace dire questo – non è la sfera. È importante globalizzare, ma non come la sfera, ma come il poliedro, cioè che ogni popolo, ogni parte, conservi la sua identità, il suo essere, senza essere colonizzata ideologicamente. Queste sono le ‘colonizzazioni ideologiche’.”

Marzo 2015, Bergoglio è più perentorio ma comunque sempre in chiave pseudo-sociologica: “quello sbaglio della mente umana che è la teoria del gender, che fa tanta confusione”.

Nel mese di Aprile 2015: “… mi domando se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale, perché non sa più confrontarsi con essa. La differenza non è per la contrapposizione, o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre a immagine e somiglianza di Dio … È necessario, infatti che la donna non solo sia più ascoltata, ma che la sua voce abbia un peso reale, un’autorevolezza riconosciuta, nella società e nella Chiesa”.

Bergoglio formula una critica psicologica al gender più che dottrinale e morale, confonde la denuncia della contrapposizione tra uomo e donna con la dottrina paolina della subordinazione della donna all’uomo (accusando la Chiesa di maschilismo) e ribadisce l’idea di una divinità dai tratti cabalistici.

Pertanto occorre evidenziare come anche nella Chiesa, seppur in forma criptica, si stanno sviluppando i semi della gender revolution. Denunciamo ovunque questa follia prima che diventi nuovo senso comune, come già è accaduto per divorzio, aborto ed omosessualismo.

Se le tenebre possono insinuarsi ovunque, è sempre la Luce che le dissipa e che, ancora prima, le svela.

 Pietro Ferrari

 

(articolo ripreso da Radio Spada)