Il funerale laico di Valeria Solesin

Martedì 24 novembre si sono svolte a Venezia le esequie della povera Valeria Solesin, la giovane veneziana rimasta uccisa nella strage provocata da alcuni terroristi lo scorso venerdì 13 novembre al Bataclan di Parigi.

Una cerimonia funebre che ha suscitato molto interesse, non solo per la doverosa partecipazione al dolore della famiglia e lo sgomento provocato dall’attacco terroristico, ma anche per le modalità in cui si è svolta.

Si è trattato, infatti, di un “rito laico”, ossia non confessionale, al quale, oltre alle autorità civili – erano presenti il Capo dello Stato, il Ministro della Difesa, il Sindaco di Venezia, il Presidente della Regione Veneto – hanno partecipato rappresentanti delle tre religioni monoteiste (cattolicesimo, islam, giudaismo), tra i quali il Patriarca di Venezia, Mons. Francesco Moraglia, che ha benedetto la bara della povera Valeria.

A rendere particolare e curiosa la cerimonia, è stato il coinvolgimento, in un funerale “laico”, delle autorità religiose. Un fatto che il noto giornalista e scrittore Aldo Cazzullo ha giudicato “di straordinario significato simbolico, civile e politico”.

Non conosciamo con esattezza le motivazioni che hanno indotto i genitori della giovane vittima a volerne celebrare le esequie in quel singolare modo, ma è certo che si è trattato di una formula chiaramente pregna di mentalità relativista e tendenzialmente massonica, al di là delle reali intenzioni dei partecipanti.  

Il particolare rito funebre con cui è stata salutata Valeria è diventato, per qualcuno, l’occasione di propagandare un messaggio dal chiaro significato massonico, secondo il quale tutte le religioni, poste sullo stesso piano, si riconoscono parte di una realtà a loro superiore: la “religione dell’umanità”, la religione fondata su “ciò che non divide”.

Secondo il “prete e scrittore” Mauro Leonardi, per esempio, “i veri valori non negoziabili sono i valori non divisivi di Alberto Solesin, il padre di Valeria (…). La famiglia ha deciso che martedì ci saranno funerali civili perché (sono le parole di Alberto Solesin) noi crediamo nei valori che non dividono le persone”. Dunque il Leonardi a una Santa Messa che “divide”, preferisce una cerimonia civile che “unisce”. Niente male per un prete.

Lo ripetiamo, al di là delle intenzioni dei partecipanti, vi è un significato oggettivo in queste esequie, le quali, se da un lato sono la manifestazione pubblica di una concezione massonica o, comunque, di qualcosa ad essa affine, dall’altro ben rappresentano il vuoto spirituale e religioso dell’Europa contemporanea; un vuoto che si prova a colmare con dei surrogati frutto dello smarrimento prodotto dalla cultura laicista (che ha intaccato non pochi uomini di Chiesa). A nessun cattolico degno di questo nome, infatti, verrebbe in mente di estromettere Gesù Cristo e la forma religiosa da Egli stabilita dal commiato di un proprio caro venuto a mancare.

Alla povera Valeria, giovane veneziana presentata come “cittadina del mondo”, si è, purtroppo, voluto riservare un rito funebre che ben si presta ad essere trasformato in uno spot a favore del relativismo religioso. Uno spot a favore di una menzogna travestita da pia intenzione.