Le conseguenze economiche degli attacchi di Parigi

Le conseguenze economiche degli attacchi di Parigi

Dopo la tragedia che lo scorso 13 novembre ha colpito la Francia e scosso il mondo intero, e dopo i vari tricolori francesi facebookiani e i “pray for paris” sparati a raffica, da buon scienziato economico, una volta raccolto qualche numero, qualche previsione e analizzate situazioni analoghe nel passato, ho dedotto quali potrebbero essere le conseguenze economiche dell’accaduto.

Partiamo dal Prodotto Interno Lordo: il Ministero delle Finanze ha stimato una perdita del PIL dello 0,1%, pari a circa 2 miliardi di euro, tendenza totalmente inversa al +0,7% registrato dopo l’attacco di gennaio alla sede del giornale “Charlie Hebdo”; mi trovo, almeno per ora, abbastanza d’accordo con la stima fatta dal MEF Francese, in quanto il dato positivo ottenuto dopo gli attacchi di inizio anno è il riflesso di obiettivi prefissati tempo prima; inoltre, siamo di fronte a due tipi di attentati, seppur derivanti dallo stesso gruppo, molto differenti l’uno dall’altro. Quest’ultima analisi è dimostrata dal fatto che i consumatori (francesi e stranieri) sono molto più spaventati. Questo accade perché la paura percepita, nel caso di attacchi terroristici, aumenta esponenzialmente se si ha la sensazione di essere al centro del bersaglio; l’attacco alla sede di Charlie Hebdo è stato targettizzato, ovvero l’obiettivo erano i singoli giornalisti di quella testata indipendentemente, mentre gli attacchi di Parigi hanno colpito persone a caso, e ciò si riflette anche sui numeri dell’economia. Infatti, i grandi magazzini hanno perso tra il 30 e il 50% dei clienti, gli albergatori si sono visti recapitare disdette su disdette e le metropolitane sono ancora praticamente vuote. Il comportamento umano in queste situazioni è fondamentale per cercare di capire come evolverà la situazione. In molte teorie economiche, infatti, si presuppone che il consumatore sia razionale: ipotesi che, in questi casi, non si può assolutamente accettare.

Ho ragione di credere che il colpo maggiore sarà accusato dal settore del turismo, e non solamente in Francia. E’ risaputo che le capitali europee sono da sempre meta di moltissimi turisti, e quelli che portano più “cash flow” sono i visitatori provenienti da oltre oceano che, però, sono anche i più avversi al rischio, cioè sono i meno propensi ad esporsi a situazioni di possibile pericolo. Diretta conseguenza di ciò sono i voli disdetti verso l’Europa (ma anche interni all’Europa), musei e luoghi turistici vuoti ed alberghi liberi. Provate solo ad immaginare se ciò fosse accaduto ad esempio a settembre, in pieno periodo Expo: i bilanci, già disastrosi per come sono ora, dell’esposizione mondiale sul cibo sarebbero stati ancor più degradanti.

Riassumendo, quindi, c’è stato e ci sarà un calo della domanda, della spesa per i consumi e per il tempo libero. Il Governo francese sarà anche molto più concentrato sulla sicurezza, e Hollande ha già dichiarato che per sostenere le spese necessarie a garantire l’immunità dei propri cittadini non sarà possibile rientrare nei parametri di Maastricht (ma tanto non è la prima volta, per la Francia, n.d.r).

Le conseguenze economiche, perciò, ci sono e ci saranno ancora per un po’. Fortunatamente, la storia ci insegna che l’impatto di questi attacchi terroristici sull’economia, per quanto tragici essi siano, sono comunque di breve periodo.