Sottomissione

Sottomissione

Il libro “Sottomissione” di Michel Houellebecq ha fatto alla sua uscita senz’altro scalpore in Francia e non solo, uscendo proprio a ridosso degli attentati di Charlie Hebdo. Ora che è di nuovo Parigi nel suo complesso, e non più un singolo bersaglio blasfemo, ad essere sotto attacco, questo romanzo dal fare profetico sembra meritare una rilettura.

Houellebecq immagina la Francia del 2022 a ridosso delle nuove elezioni presidenziali, descrivendola tramite gli occhi di un disilluso professore universitario, che sembra incarnare e impersonare in sé tutti i tratti della cultura europea attuale: disillusione, vago cinismo, depravazione morale  l’attività principale del letterato, oltre che quella accademica, è sedurre studentesse per soddisfare la propria libidine sessuale), pigrizia intellettuale. Il tipo umano descritto non è poi certamente un’eccezione; il protagonista si identifica in realtà con la massa ormai amorfa dei francesi e degli europei. Dice di sé: “Ero un uomo di normalità assoluta, il vuoto come normalità esistenziale, descritto come la norma per l’uomo occidentale.

Un’altra cosa viene però prevista come nuova normalità per questo vicino futuro. Sullo sfondo della vita del professore, si staglia infatti una Francia stanca di se stessa, immersa, oltre che nel torpore, nella paura, la paura di nuovi anni di piombo causati dagli attentati ormai continui dei vari gruppi salafiti delle comunità islamiche presenti nel paese. Comunità ingrossatesi ampiamente a causa dei flussi migratori africani e mediorientali, lasciati incontrollati, e dei chiari trend demografici. I musulmani, che hanno conservato rigide famiglie patriarcali, hanno continuato a figliare copiosamente, mentre i francesi di origine autoctona si sono generalmente ridotti alla sterilità. Le relazioni di questi ultimi sono descritte sempre più volte al mero consumo dell’atto sessuale finalizzato a se stesso, ridotto a bene di consumo, senza rapporti di impegno e stabilità. La norma generale è vedere case abitate da un solo inquilino o al massimo da coppie conviventi, egualmente sterili però.

Alle violenze del fondamentalismo islamico e alla debole reazione del governo socialista, rispondono le violenze dei “gruppi identitari”, gruppi di eterogenea estrazione, estremisti di destra fascistizzanti, cattolici tradizionalisti, estremisti di sinistra che difendono la laicità tout court e rancorosi per questo verso il mondo islamico.

Ciò che però colpisce è l’acume di Houellebecq, che non solo si limita a delineare queste prospettive per il futuro, ma immagina l’ingresso sulla scena d’Oltralpe di un nuovo soggetto. Questo nuovo soggetto è un nuovo partito, un partito dei musulmani di Francia, la Fratellanza Musulmana, guidata da un politico sagace e moderato, francese di origini tunisine : Mohammed Ben Abbes.

La cosa estremamente interessante, infatti, è che la sottomissione all’Islam di questa grande nazione europea non avviene mediante le armi del jihad fondamentalista. E’ sottolineato chiaramente che la Fratellanza Musulmana non ha rapporti coi gruppi violenti e radicali dell’Islam francese, e che questi a loro volta non le fanno concessioni di credito, ritenendo indecoroso per dei musulmani partecipare ad elezioni democratiche, mettendosi sullo stesso piano degli infedeli. Ben Abbes insomma sembra riuscire pienamente in quell’operazione che spesso si chiede al mondo islamico, ossia di moderarsi, di conciliarsi con i valori, o presunti tali, dell’Occidente democratico. Moderato e separato dal fondamentalismo, Ben Abbes alla fine si guadagna la simpatia non solo della grande maggioranza dei musulmani, ma anche quella degli altri francesi, in particolare di quelli a loro volta politicamente moderati, in cerca di quiete e stabilità.

L’altro grande cortocircuito politico che Houellebecq sottolinea è quello di una forza che già ora è di primo piano per la politica d’Oltralpe ossia il Front National di Marine Le Pen.

Il Front National è infatti, ormai, l’unica grande forza di dissenso verso la classe politica francese, unita nell’abbraccio di una sinistra e una destra concordi su tutto, in particolare sulla disintegrazione della sovranità nazionale in favore degli organismi sovranazionali – Unione Europea in primis -, dai quali dipendono entrambi egualmente per farsi dettare ogni linea politica. Eppure, davanti alla crescente presenza islamica, la risposta di Marine Le Pen, sempre più istituzionalizzata e imborghesita, accecata dal sogno di divenire presidente, è il ricorso ai valori tradizionali non tanto della Francia, quanto della République, ossia la laicità in primis e con essa la sacrosanta triade “liberté, egalité, fraternité”. Si ha così il paradosso che, quando il Front National, avendo scavalcato la destra ex gollista ed ex sarkozista, andrà al ballottaggio per le presidenziali con la Fratellanza Musulmana, che a sua volta, superando il 20% dei consensi, scavalca per un soffio il Partito Socialista, si metterà in bocca nei comizi queste parole d’ordine, citando poi Condorcet e altri grandi della Rivoluzione. Tutti temi che non sono stati mai stati quelli propri della Destra nazionale francese, anzi contro i quali, per quasi due secoli di alterne vicende, essa si è posta diametralmente in antitesi. Questo è il principale motivo per cui non ci sarà una saldatura tra identitari e il Front National, come d’altra parte e specularmente non ve n’è tra fondamentalisti e Fratellanza Musulmana.

Apatico, il professore protagonista assiste a questi eventi con non eccessivo interesse, preoccupato più che altro a garantire la propria vita sessuale attiva e appagante. L’Università della Sorbona finirà privatizzata e dipendente dalle donazioni e dalle sovvenzioni dell’Arabia Saudita; diventerà presto un’università islamica.

Opzioni di scelta? Fare la professione di fede maomettana, irrilevante che sia sincera o meno, e continuare tutto come prima (la routine di lezioni, gli impegni quotidiani, etc…), oppure ritirarsi anticipatamente e godersi una lauta pensione garantita dal denaro saudita.

In un primo tempo, la scelta cadrà sulla seconda ipotesi, ma in breve tempo la noia prenderà il sopravvento a causa del senso di vuoto generale, con la ricerca sempre insoddisfacente di nuove prostitute e di nuove relazioni sessuali stimolanti, l’assenza di legami familiari, l’assenza totale di una fede. Il professore è, ovviamente, ateo e, sebbene diverse volte si senta attratto da una religiosità cristiana antica, medioevale, conosciuta e mediata tramite il suo lavoro di letterato, questa svolta non si concretizzerà mai, perché sembrerà sempre una scelta troppo ardita, troppo strana per lui, un povero uomo normale immerso nel vizio.

Anche la situazione del cattolicesimo francese è trattata nel romanzo, sebbene in maniera blanda, a sottolineare quasi la scarsa rilevanza di quello che sussiste, più che altro, come un ricordo lontano, medioevale appunto, letterario, diviso essenzialmente in due anime, una piccola e tradizionalista che si relega alla resistenza identitaria, l’altra maggioritaria (seppur sempre stretta minoranza nella nazione), persa ormai nel democraticismo e nel pacifismo più spinto, prono appunto a votare compattamente il moderato Ben Abbes.

Alla fine, il senso di vuoto generale sarà talmente pervasivo da far meditare seriamente al suicidio. La svolta per il professore sta nel tornare in università, lasciarsi sedurre dalle offerte di cattedre prestigiose, dall’offerta di poter sposare fino a quattro ragazze, non giovani ma giovanissime, e dalla prospettiva di trovare una posizione quieta e di prestigio in questo nuovo corso. Alla fine pronuncerà la professione di fede di Maometto. “Non avevo nulla da rimpiangere”, si dirà a se stesso.

Che prospettive trarre quindi da questa lettura?

Prospettive fosche certamente, ma i tempi non sono certo felici. Prospettive acute. La minaccia, infatti, la sottomissione non avverrà tramite le bombe, le raffiche di mitra e gli attacchi suicidari, non avverrà manu militari. Avverrà invece il suicidio per inanizione dell’Occidente. La Francia si spegnerà come si spegne una candela che ha esaurito se stessa, non avendo più cera né fusto da bruciare.

Allora la riflessione è la seguente: oltre che alla messa in guardia dal fondamentalismo e dal terrorismo, che dobbiamo dire del resto degli islamici?

Ammesso pure che i “moderati” siano e restino pure la maggioranza, siamo sicuri che per noi sarà un successo accontentarci dell’emarginazione dei fondamentalisti da parte degli imam non estremisti?

Saremo soddisfatti se la nostra sicurezza e il nostro stesso futuro sarà in mano a costoro?

Saremo soddisfatti della nostra Europa, quando, e vi siamo vicini, i frequentatori, pur pacifici, di moschee saranno più di quelli di chiese ?

Saremo rincuorati dal sapere che nei nostri ospedali non nascono più bambini europei, ma africani e arabi di famiglie islamiche ?

Saremo ristorati dal sapere che la maggioranza di queste famiglie non mette mano al kalashnikov?

Saremo fieri che gli unici a difendere la famiglia patriarcale, un senso di comunità, un senso di spiritualità, un senso di moralità saranno i fedeli islamici ?

Saremo veramente, davanti a loro, persone che non hanno nulla da rimpiangere?