Se la guerra si sposta sotto casa

Se la guerra si sposta sotto casa

Stando a quanto riportato da alcuni quotidiani statunitensi, il quartier generale dellIsis si potrebbe spostare a Sirte, in Libia, a qualche centinaia di km dalle nostre coste meridionali. Gli americani preannunciano possibili attacchi su Roma, ma siamo sicuri che in ballo non ci sia la tutela delle basi militari sul nostro territorio?

New York Times e Wall Street Journal hanno regalato un brusco risveglio agli italiani, appena ripresisi dallo spavento per gli attentati parigini. I due quotidiani della Grande Mela, infatti, citando fonti di intelligence Usa e testimonianze dirette, hanno riportato la possibilità che il quartier generale del Califfato, stante la situazione divenuta bollente in Siria e nelle zone irachene sotto il loro controllo, possa trasferirsi nella zona di Sirte, in Libia. Non esattamente lontano dalle nostre coste, ma soprattutto, ahinoi, dalle basi americane e Nato stanziate in Sicilia (se ne contano una quindicina).

La situazione libica, infatti, sembra quella ideale per la costituzione di un centro operativo e strategico, al riparo dai bombardamenti e non lontano anche da altri importanti teatri di scontro, quali il Mali. Fallita la missione di pace condotta dal mediatore Onu Bernardino Leon, dal 16 novembre sostituito dal tedesco Martin Kobler, che aveva lobiettivo di far venire a patti le milizie di Tripoli e Tobruk, ben poche sono le speranze che si formi nel breve periodo un governo di unità nazionale in Libia. In assenza di ordine, gruppi jihadisti e milizie Isis hanno buon gioco nel cooperare nella regione ed agire indisturbati. Non è secondario, inoltre, il fatto che anche la Libia sia ricca di pozzi petroliferi; prendere il controllo di questa preziosa fonte di finanziamento controbilancerebbe le perdite che il califfato sta subendo per mano prevalentemente russa (sembra che solo gli uomini di Putin colpiscano i pozzi, gli altri devono avere la mira leggermente sfocata..).

Queste notizie, però, non sono nuove. Sirte già da tempo è in mano ai miliziani dellIsis, nella loro quasi totalità non libici, ma provenienti da tutto il mondo dellestremismo islamico sunnita. Anche il presidente egiziano, al-Sisi, aveva avvisato le cancellerie occidentali, nei giorni scorsi, di come si fosse intensificato lo sbarco nel golfo di Sirte di miliziani dello Stato islamico. Stando a quanto riportato dai servizi egiziani, sarebbe arrivato in Libia Abu Nabil al-Anbari, ex colonnello di Saddam Hussein, ora al servizio di Al Qaeda, con il compito di potenziare il polo di Sirte. Peccato che gli americani avessero giurato di averlo ucciso con i droni, ma questa è unaltra storia. Sempre stando alle fonti, lobiettivo sarebbe duplice, per il gruppo di miliziani iracheni giunti in Libia: da una parte, estendere il controllo fino a Misurata, zona ostile allIsis; dallaltra, spingersi più a est, per occupare limportante snodo commerciale di Ajdabiya. La stessa Sirte, avrebbe, sempre secondo gli egiziani, visto un radicarsi di una amministrazione più stabile, con listituzione di tribunali, pattugliamenti ed esecuzioni sommarie.

Gli americani, attraverso le parole di analisti governativi riportati dal New York Times e dal Wall Street Journal, indicano come imminente pericolo un possibile attacco a Roma. Ingenerare una sorta di panico collettivo sulla nostra penisola, infatti, potrebbe creare una notevole pressione sul Governo. E giustificare operazioni militari Nato e Usa, magari sfruttando quel miliardo che si vuole inserire nella legge di stabilità per fronteggiare il terrorismo. Se consideriamo che lItalia con 59 basi militari è il quinto avamposto statunitense del mondo, dopo Germania, Giappone, Afghanistan e Corea del Sud, ed è senzaltro il più vicino alle coste libiche, non abbiamo difficoltà a comprendere quale sia la reale preoccupazione che in questo momento agita il Pentagono. Se, infatti, lIsis in Siria e Iraq è un problema prevalentemente russo, per quanto riguarda gli assetti geopolitici mondiali, la Libia e il Nordafrica sono zone che, da quando il Mare Nostrum è stato ceduto agli americani, sono di maggior interesse per gli Usa.

Se non erriamo dunque nella nostra analisi, la risposta negativa del Governo Renzi alla richiesta francese di supportare con le truppe lazione militare in Siria contro il Daesh (Isis in Siria e Iraq) era senzaltro volta a tenere le truppe e le basi a disposizione dei padroni doltreoceano. Non dimentichiamo che, pochi giorni prima degli attentati di Parigi, si era appena conclusa una mastodontica operazione di addestramento interforze dei paesi membri della Nato, che ha visto le truppe italiane impiegate in gran numero. Che la guerra si stia per spostare sotto casa e a spese nostre, senza che, ovviamente, questa sia una scelta sovrana? Non prevediamo il futuro, ma di certo siamo propensi a non credere al pacifismo renziano e alla scusa che non sia stato previsto un piano di pace per il dopo-bombardamenti. Crediamo piuttosto che siamo una colonia e che come tale dobbiamo ubbidire.

Note: Mappa tratta da The Economist.