Quale Islam e quale riflessione

Quale Islam e quale riflessione

Oggi, dopo i tragici fatti che colpiscono anche lOccidente, sembra che tutti siano diventati esperti di Islam. Sembra che tutti, nei programmi televisivi, siano diventati dissertatori di teologia cristiana o di esegesi coranica, a seconda delle convenienze, e in nome delle mode. Tutti, o quasi, sembrano diventati servi di quello stesso narcisismo un poipocrita e un pofariseo, che li spinge a dire che siamo tutti amici, che tutto va benissimo, e che quindi qualunque approfondimento serio e libero della questione è superfluo. Tanto quello che conta è la voce della coscienza, e che alla guerra non si risponde con la guerra, e che in fondo la crisi climatica è il vero problema.

Certo, narcisista magari lo sono anche io, ma ormai sono rimasti in pochi a credere forse che per poter parlare di certi argomenti evidentemente complessi, peraltro di grande attualità, sia necessario prima avere studiato. Le buone intenzioni, certo, non possono che fare bene, anche se talvolta quellostinata volontà di incensarsi in pubblico dà fastidio. Ma le buone intenzioni non bastano, ci vuole anche un podi competenza.

E, visto che ormai una certa fazione culturale da salotto crede di aver monopolizzato la cultura e ipotecato il sapere universale, registrandone i diritti dautore, forse sarebbe opportuno levare qualche voce che voglia innanzitutto esporre fatti, e non a beneficio della dittatura del pensiero unico. SullIslam, per esempio, farebbe comodo capirci qualcosa senza pregiudizi. Dico “senza pregiudizi”, perché credo che oggi il pregiudizio più diffuso sullIslam è che non centri niente con il terrorismo, e che, in fondo, lespansione in armi dalla Spagna alle porte della Cina sia solo una mera contingenza storica. Sì, perché ci sono sempre quelli che anche le Crociate, senza che tuttavia nessuno abbia mai studiato né il Corano né il Vangelo.

Allora, magari, risulterebbe utile fare un podi chiarezza almeno su alcuni fatti storici di base, e fare alcune semplici considerazioni, senza ovviamente alcuna pretesa di esaustività. Innanzitutto, si deve tenere presente che lIslam non è certo un fenomeno unitario e omogeneo, ma è attraversato da tantissime correnti e formato da diverse confessioni. La stragrande maggioranza dei musulmani sono sunniti, e a sua volta il Sunnismo ha conosciuto, durante il Califfato Abbaside, quattro grandi scuole di pensiero: quella Hanafita, quella Malikita, quella Shafiita, e, infine, quella Hanbalita. Ognuna era orientata ad una diversa considerazione del fenomeno giuridico allinterno del mondo islamico. Per esempio, quella Hanbalita, assai vicina al Wahhabismo imperante oggigiorno in Arabia Saudita, propende(va) per unosservanza rigidissima dei precetti coranici, operando una stretta rigorosa sulla morale. Lo Sciismo, frutto del grande scisma avvenuto durante il califfato dellultimo dei quattro Califfi detti ortodossi dellIslam, considera lImam come una figura dal quasi mistico afflato e il garante della salvezza di Allah per la comunità dei fedeli. Lultimo Imam, il dodicesimo, è nascosto agli occhi del mondo e tornerà alla fine dei tempi. Dato che solo lImam può proclamare il Jihad, va da sé che per il mondo sciita il Jihad è oggi precluso.

Tutte visioni differenti, che non possono essere approfondite qui, ma che mostrano come il fenomeno sia assai complesso, senza che si possa ridurre ad un generico e buonista make love, not war. Ancora una volta, se si finisce con lapplicare categorie e qualificazioni occidentali sopra un fenomeno che occidentale non è, il ragionamento non potrà che esserne viziato.

Una cosa, comunque, si può e si deve tenere presente quando si parla di certi argomenti. Si sente spesso dire – non si sa se con più superbia o ingenuità – che anche la Bibbia contiene versi inneggianti alla violenza, e che quindi non sarebbe poi dissimile dal Corano. Tesi, questa, sempre volta ad affermare, forse in modo un poconsolatorio, che in fondo i terroristi sono tutti pazzi. E come sanno tutti, e ripeteva Goethe, con i pazzi non ci puoi fare niente, perché sono irrazionali, e non rispondono a nessuna logica. Ma è troppo comodo.

Gli ideologi di Daesh (ISIS) rispondono ad una precisa idea di civiltà e ad una precisa idea di forma di Stato, sebbene anacronistica, come quella del Califfato mondiale. Ci consolerebbe sapere che sono solo dei pazzi, ma non lo sono. Perché i pazzi si può ignorarli, i nemici no. Ma a noi piace non avere nemici, sia perché siamo ignavi, sia perché è troppo difficile, in tal caso, mettere in pratica le parole di Cristo (posto che amare anche i nostri nemici non significa ignorarli).

Un certo tipo di terrorismo si può necessariamente sviluppare in un determinato sostrato socio-culturale in cui la religione riveste una potentissima funzione sociale. Il Corano, che piaccia o meno, “è scritto in cielo, per cui non si tratta di una scrittura divinamente ispirata, ma dettata da Dio stesso, in lingua araba. Se si traduce la parola di Dio, si finisce necessariamente per cambiarla. Corano significa infatti recitazione. E se non si può tradurre la parola di Dio, si può pretendere di contestualizzarla forse? E allora è qui che si apre la vera problematica, per quanto concerne leventuale possibilità di integrazione delle popolazioni musulmane in Europa.

Ma anche in questo caso, per discutere di certi argomenti, è necessario averne le basi, non basta essere pieni di buone intenzioni, ingenuamente nella migliore delle ipotesi e snobisticamente nella peggiore, per far vedere al mondo quanto siamo buoni.

Siamo poi sicuri, allora, che un Occidente in piena crisi, identitaria e spirituale soprattutto, sia pronto ad analizzare in modo razionale una società tanto diversa dalla propria, a costo di mettere in discussione alcuni dei dogmi sacri della sua decadenza e del suo cupio dissolvi?