Venezuela's interim President Nicolas Maduro greets supporters as he leaves a polling station after voting in the presidential election in Caracas, Venezuela, Sunday, April 14, 2013.  Maduro, who served as late President Hugo Chavez's foreign minister and vice president, is running against opposition candidate Henrique Capriles. (AP Photo/Ariana Cubillos)

Venezuela, basta fantasie

Alla vigilia delle elezioni legislative venezuelane, abbiamo intervistato un italiano, A.G., quarantasette anni, che vive in Venezuela da quindici con la sua famiglia e lavora in una medio-grande impresa del settore automobilistico, come responsabile dell’Ufficio acquisti.

E’ un testimone diretto, vive sul posto, non ha motivi per mentire o distorcere i fatti, né di fornire interpretazioni di parte. La sua vita, la sua attività lavorativa, ciò che vede fanno parte del “Venezuela reale”, che non è quello partorito da certe visioni romantiche da scrittoio o da tastiera. Le sue parole valgono mille volte più di qualsiasi arrampicata ideologica.

Ho preferito indicare le sue sole iniziali per evitargli grane, se non seri pericoli (è  facile dedurre quali, leggendo le sue risposte).

D: Ciao A., la c.d. “Rivoluzione Bolivariana” di Chavez ha stuzzicato non solo la Sinistra multicolore, ma anche diversi settori della c.d. Destra radicale, che vede il Venezuela come una specie di avamposto anti-imperialista e anti-capitalista. Che mi dici in proposito?

R: Permettimi di dire che condivido al 100% la tua, neppure troppo velata, critica (che mi hai espresso nella chiacchierata iniziale) a ciò che tu definisci come “romanticismo da scrittoio o da tastiera” e permettimi di aggiungervi, nella stessa categoria, quel preteso spirito rivoluzionario di chi, leggendo il giornale in vestaglia di seta, mentre fa colazione prima di andare in ufficio in qualche “city” europea, s’invaghisce ora di questo ora di quel movimento, ora di questa ora di quella rivoluzione, senza aver la minima idea di cosa sia, di cosa significhi. Non c’è nulla che detesto più di chi inneggia alla rivoluzione sulla pelle degli altri, vivendo dall’altra parte del mondo una vita tranquilla ed agiata.

D: Andiamo sul concreto. Qual è la situazione sociale ed economica del paese?

R: La situazione attuale è tragica a tutti i livelli, economico, politico, sociale.  Il Venezuela economicamente parlando è al collasso, l’inflazione è a tre cifre; come hai premesso, io lavoro nell’ufficio acquisti dell’impresa e i prezzi dei preventivi dei fornitori, quando va bene, hanno una validità al massimo di ventiquattro ore. Ci sono beni di prima necessità che hanno i prezzi “regolati” ad un livello tale che non arriva a coprire le spese, peccato che tali prodotti non si trovino negli scaffali delle botteghe, ma nei garage e nei banchi di venditori abusivi, perché i primi sono vuoti; a dire la verità, in questi ultimi giorni qualcosa è migliorato, ma solo perché siamo vicini alle elezioni. Hanno raschiato i fondi dei magazzini (anche confiscando) ed hanno importato merci, ma voglio vedere a partire da lunedì cosa si potrà comprare! La disoccupazione è alta, molto più alta della cifra propagandata dal Ministero dell’Economia… Certo, il governo considera “occupato” anche, per esempio, chi si mette in coda 4 ore per comprare qualche chilo di farina per poi rivenderlo a prezzo maggiorato; non è difficile truccare i dati della disoccupazione e dell’inflazione, basta decidere quale sia il paniere dei beni o i lavori da considerare. Altro grosso problema è il valore della moneta, che ad oggi è praticamente pari a zero. Accanto ad un un sistema cambiario ufficiale a cui quasi nessuno può accedere, ve ne è uno parallelo, ed ovviamente la forbice è molto ampia. Aggiungiamo la caduta del prezzo del petrolio, e si capisce come  l’economia di questo paese sia da reparto di rianimazione. Il vero paradosso è che non si è riusciti a sfruttare, in così tanto tempo a disposizione (quindici anni), l’enorme flusso di denaro derivante dalle entrate petrolifere (il barile per molti anni ha superato la soglia dei 100 dollari), preferendo una politica assistenzialista ad una reale politica di sviluppo. Oltretutto, adesso si vive una doppia caduta: quella dei prezzi del greggio e quella della quantità prodotta, dovuta ad una totale assenza d’ investimenti.

D: La comunità italiana come vede e vive la situazione? Che sentimenti nutriva nei confronti di Chavez, prima e di Maduro poi?

R: La comunità italiana sta vivendo malissimo, come tutte le altre comunità straniere. Molti giovani se ne sono andati, o comunque si stanno determinando a farlo (anche se verosimilmente molto dipenderà dalle elezioni di domenica prossima), portando con sé la famiglia, con destinazione Stati Uniti, Panama, Costa Rica. Per le generazioni anteriori è tutto molto più difficile; persone di 60-70 anni, arrivate qui a 18 anni, fanno fatica a decidere di andarsene… non é facile; vendono tutto, cambiano i Bolivares in Euro, e poi? Con il ricavato di una casa venezuelana, in Italia si compra si e no una cantina, capisci bene che la situazione è orribile. Io sono arrivato che Chavez era presidente, sono sicuro che più di un nostro connazionale lo abbia votato, nel senso che inizialmente fu visto come un militare in grado di ristabilire ordine; poi però (troppo tardi), si sono accorti dell’errore madornale. Certo, anche tra i nostri connazionali c’è chi è salito sul carro della “Boli-borghesia” ed ha fatto denaro facile; perché è chiaro che per anni ed anni, nelle mani della casta, di soldi ne sono passati un’infinità, col prezzo del petrolio in costante salita. Maduro non ha alcun seguito nella classe media, non ha la personalità del suo predecessore e la situazione economica (comunque ereditata da Chavez) è insostenibile.

D: Gli scontri e le proteste avvenute quasi due anni fa hanno lasciato sul campo più di quaranta morti. Esiste concreta libertà di espressione politica?

R: Esiste repressione, non libertà politica. Basti pensare che il leader dell’opposizione Leopoldo Lopéz, dopo un lungo periodo di custodia cautelare, è stato processato e condannato quale presunto istigatore dei disordini avvenuti nel febbraio 2014, senza uno straccio di prova. Altri leader politici di minor peso sono agli arresti, o comunque non possono candidarsi o esprimersi; la settimana scorsa è stato ammazzato un esponente politico dell’opposizione, le manifestazioni dei movimenti antigovernativi sempre sfociano in violenze, insulti, aggressioni, perpetrate da gruppi di chavisti. Neppure é “salutare” esprimere le proprie idee, e questo vale non solo per gli stranieri, ma anche per i venezuelani; basti solo dire, per esempio, che più d’uno ha avuto problemi seri per aver fotografato e pubblicato sui social media le code di centinaia di metri davanti ai supermercati (diversi beni di prima necessità sono praticamente introvabili, se qualche lettore ha voglia, può fare ricerche su Youtube e vedrà immagini vergognose). C’è da dire che a volte l’opposizione dà l’impressione di essere troppo arrendevole, temono che dalle loro parole possano nascere ulteriori violenze, ma è mia opinione che un politico vero, in una situazione come questa, o è deciso o è meglio che lasci ad altri l’onore e l’onere. Inoltre, come se già il resto non bastasse, il paese sta vivendo nella quotidiana violenza di sempre; 25000 morti ammazzati l’anno (su una popolazione di meno di trenta milioni di abitanti).

D: Tra due giorni si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento, oggi a maggioranza chavista. Come le sta vivendo il Paese? Quali sensazioni ci sono sull’esito delle votazioni?

R: Si sta apettando, tra speranza e paura; molti si sono fatti scorte di cibo in scatola e di acqua, perché si teme che durante i giorni successivi non sarà salutare uscire di casa; di certo, c’è molta attesa, da queste elezioni dipende molto, tanto, sia per il futuro del Venezuela sia per quello dei singoli venezuelani. Io mi aspetto che vinca l’opposizione, gli ultimi dati (prima che fosse proibita la loro pubblicazione) indicavano un suo cospicuo vantaggio, pari al 65-70%; io sono ottimista, ma anche preoccupato; mi domando come una classe politica che ha il controllo assoluto oltre che dei tre poteri, anche della stampa, dell’esercito e dell’organismo che si incarica delle procedure elettorali, che si è anche macchiata di gravi violazioni, possa accettare eventuali risultati negativi, semplicemente riconoscendo l’esito del voto. La mia impressione è che le elezioni potrebbero scatenare una serie di eventi anche tragici che non si sa dove potranno trascinare il èaese. Quello che so è che così non si può continuare ancora a lungo. Può essere che si riconosca all’opposizione una vittoria risicata, non sufficiente per esempio a costituire una maggioranza parlamentare in grado di modificare leggi non ordinarie o costituzionali. In pratica si andrebbe incontro ad uno stallo politico; la palla passerebbe quindi all’opposizione: riconoscerebbe una vittoria mutilata?Permettetemi anche un appunto sulle gravi responsabilità soprattutto dei paesi latino-americani e delle istituzioni sovra-nazionali della regione: quanti politici stranieri latino-americani, comprati dal governo chavista, sono partiti dagli aereoporti venezuelani con valigie piene di dollari destinati a sovvenzionare le proprie campagne elettorali! Il chavismo ha sfruttato molto, ma molto bene, la diplomazia dei petro-dollari, che hanno bendato gli occhi e tappato le orecchie a larga parte della classe politica sudamericana. Grazie per lo spazio concessomi; in bocca al lupo Venezuela, ne hai proprio bisogno!