Conferenza sul clima di Parigi: la grande farsa

Conferenza sul clima di Parigi: la grande farsa

Si sta svolgendo in questi giorni, a Parigi, la Conferenza sul Clima, che coinvolge 195 paesi per affrontare il problema dellinquinamento e dei cambiamenti climatici. Ma il timore, condiviso anche dagli analisti, è quello che il tutto si concluda con una innocuadichiarazione di facciata.

La XXI Conferenza delle Parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), un trattato ambientale creato dalla Conferenza sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED), tuttora in corso a Parigi, durerà dal 30 novembre al 11 dicembre del 2015. L’obiettivo della conferenza è quello di concludere, per la prima volta dopo oltre 20 anni di mediazione da parte delle Nazioni Unite, un accordo storico che limiti il riscaldamento climatico per evitare una catastrofe ambientale irreversibile.

Le antiche profezie, che hanno predetto ogni sorta di disastro ambientale, la fine delle risorse energetiche, il depauperamento delle superfici coltivabili, lavanzata della desertificazione e la fine dellaria respirabile, con lavvento della modernità sembrava fossero state messe in un cantuccio, o che dovessero comunque avverarsi in tempi storicamente non misurabili. Oggi, però, sembra che bastino due giorni di caldo perché tutti si convincano che lestate prossima si andrà a fare i bagni al Polo Nord; oppure, dopo due giorni di pioggia oltre le soglie statistiche, sono sufficienti per far prevedere un ritorno alle palafitte.

A dire il vero, i cambiamenti climatici sono sempre esistiti. Ma oggi, in effetti,  siamo di fronte a un mutamento globale senza precedenti in cui le cause naturali giocano un ruolo secondario e dove la mano delluomo, attraverso il progresso tecnologico, sembra capace di provocare enormi catastrofi.

Proviamo a immaginare, e non è detto che questo già non accada, come il controllo climatico, attraverso accurati sistemi tecnologici, possa diventare, in un futuro non molto lontano, unarma di distruzione di massa, potendo essere utilizzato dai vari enti statali o parastatali per conseguire i propri fini di sicurezza, di difesa o di potere. Cosi facendo, si potrebbero produrre tutta una serie di effetti collaterali tali da influenzare la biosicurezza di animali, persone e piante. Occorre a questo punto chiedersi chi siano i soggetti a capo di questo gioco malvagio. Semplicemente coloro che hanno il controllo dei processi economico- energetici o lucrano ingenti profitti dalle strutture tecnologiche poste, direttamente o indirettamente, sotto il loro controllo. Di certo, non potranno essere i politici eletti come rappresentanti dalla maggior parte degli Stati, i quali, come dei segugi da caccia sguinzagliati nel bosco creano a comando un chiassoso frastuono tra la gente comune per intorpidirla e paralizzarla, sono pronti ad ubbidire al padrone appena sentono il suono del fischietto.

Partendo da questa riflessione, possiamo facilmente dedurre come la  conferenza COP 21 sui cambiamenti climatici in corso a Parigi difficilmente si concluderà con annunci storici. Possiamo tranquillamente affermare, inoltre, che, anche qualora si raggiungesse un accordo tra i 195 Paesi di tipo vincolante, i settori industriali si divideranno tra vincitori e vinti e daranno battaglia. Da una parte, si potrebbe prevedere un aumento della pressione normativa e fiscale sui prodotti energetici derivati da carbone e petrolio, la quale andrebbe a colpire i gruppi automobilistici, le compagnie aeree e i cementifici. Una tale soluzione, tuttavia, appare altamente improbabile proprio per via dei danni che si arrecherebbero a questa serie di soggetti.

Parliamo, tuttavia, dei signori dellinquinamento, ovvero gli stessi che sono a capo del settore energetico-economico. Gli interessi che gravitano intorno al mondo dei combustibili e dellenergia sono miliardari. Le grandi compagnie petrolifere costituiscono le più potenti lobbies mai esistite sul pianeta Terra. Per il petrolio, gli Stati e i privati fanno accordi, stipulano trattati e combattono guerre. Scardinare un sistema mondiale di trasporto basato sui combustibili fossili che creano inquinamento significherebbe distruggere la geografia del potere e ridistribuire daccapo linfluenza internazionale dei vari Stati.

Dallaltro lato, invece, ci sarebbe la possibilità di incentivare  il comparto delle tecnologie per il risparmio energetico, che potrebbero ottenere enormi guadagni se fossero previsti dei limiti ai combustibili fossili nel documento finale che verrà redatto dalla Conferenza.

Quanto detto, è confermato anche dalle previsioni di Credit Suisse, che spiega come il limite imposto ai prodotti petroliferi, con il conseguente passaggio ad unenergia pulita, andrà a favore dei produttori con unesposizione superiore alla media a gas, solare, eolico, idroelettrico. Così come delle compagnie che offrono soluzioni per lefficienza dei consumi nel settore residenziale e in quello dei trasporti.

Tra le imprese svantaggiate, troveremmo quindi svariate compagnie internazionali,  nonostante questultime, sempre come si legge nel rapporto, investano anche nelle rinnovabili, con leolico, il solare e i biocarburanti come settori di intervento più comuni.Tuttavia, nessuno di questi segmenti di business in questo momento è determinante se confrontato con la parte legata agli idrocarburi. Per questo il peggior esito per le compagnie petrolifere sarebbe un meccanismo globale e obbligatorio di attribuzione di un prezzo alle emissioni di carbonio, con relativi costi di implementazione e spese per adeguarsi.

Da questa Conferenza delle lobbies internazionali non aspettiamoci dunque alcun frutto proficuo, risultando questultima una semplice operazione di facciata, che continuerà purtroppo a regalare distruzione e cataclismi al pianeta Terra e ricchezza e dominio ai soliti cialtroni.