Venezuelan President Hugo Chavez (L) and Venezuelan Minister of Foreign Affairs Nicolas Maduro applaud during the ceremony in which Uruguayan writer Mario Benedetti (out of frame) was decorated for his professional carreer, 18 December 2007, at the University building in Montevideo. Chavez was in Uruguay for the XXXIV Mercosur Heads of State Summit, which took place earlier on Tuesday. AFP PHOTO/Miguel ROJO (Photo credit should read MIGUEL ROJO/AFP/Getty Images)

Il bluff del chavismo

Era facile profezia quella di anticipare la sconfitta di Maduro e del socialismo del XXI siglo in salsa bolivariana. Un’inflazione del 200%, la mancanza di prodotti di prima necessità, la carenza di alimenti (in un Sudamerica fertile!) , la corruzione e l’insicurezza avevano già sancito il fallimento del regime che le elezioni hanno semplicemente formalizzato.

Comincia  a circolare un certo giustificazionismo, volto a scaricare le responsabilità su Maduro, distanziando la sua politica da quella di Chavez.

Balle. Maduro ha ereditato dal suo predecessore una bomba ad orologeria che l’ex autista di pullman non ha avuto la forza – né aveva la capacità e l’intelligenza – di disinnescare.

Chavez ebbe tredici anni di tempo per dare al Venezuela una struttura decente; invece, ha preferito, secondo gli schemi classici di quel progressismo che considera lo Stato una mucca da mungere e non uno strumento di sviluppo, regalare al popolo soldi e impieghi improduttivi, piuttosto che investire in crescita e vero lavoro; espropriando imprese in nome della “giustizia sociale” o della “sovranità”, senza però saperle far funzionare e così danneggiando la produzione nazionale, dagli alimenti fino al petrolio.

Significativa la vita parallela tra chavismo e boom petrolifero. Salito al potere nel 1999 in concomitanza col boom del prezzo del greggio (che, nel 1998, oscillava intorno ai 10 dollari al barile), Chavez si è mantenuto in sella grazie ai valori del mercato – nel 2007 si arrivò al picco di 147 dollari – rimasti stabili per un decennio intorno ai 100 dollari, per poi afflosciarsi come un sacco vuoto al crollo del prezzo, oggi inferiore ai 40 dollari.

Fu vera gloria? L’ardua sentenza è già scritta nelle cose, non c’è bisogno di attendere il responso dei posteri.