Scuola, portiamo le tradizioni tra i banchi

Scuola, portiamo le tradizioni tra i banchi

Anche il Natale è diventato “politicamente scorretto”. Era nell’aria da tempo e, alla fine, è avvenuto: nessun presepe, nessun canto natalizio. È quanto disposto dal dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Garofani di Rozzano, in provincia di Milano. La solita fuffa ideologica anticattolica e antitradizionale penserebbe qualcuno. Niente affatto! Quello che si sta profilando è un vero e proprio attacco a quei valori ancestrali che, nel corso dei secoli, hanno plasmato e caratterizzato la cultura europea occidentale.

Ma siamo davvero disposti a rinunciare alle nostre tradizioni e alla nostra identità in nome di uno pseudo-laicismo di stato? Se da un lato assistiamo al grottesco, quanto goffo, tentativo di una parte politica di mettere in discussione valori millenari, appare, invece, preoccupante quella che molti definiscono una vera e propria deriva pseudo-spiritualista, antitetica ai valori tradizionali, che si inquadra totalmente con i meccanismi sociopolitici ed economici di quello che molti definiscono “Nuovo Ordine Mondiale”. Parallelamente alla creazione di un sistema mondialistico in campo economico, posto in essere grazie ad astute operazioni antinazionali, negli ultimi decenni stiamo assistendo inermi, all’abbattimento dei valori ancestrali, a favore di nuovi valori basati su una visione pedissequa ed individualistica della “spiritualità”.
Il fine è, certamente, quello di plasmare un individuo abulico, un soggetto apolide, completamente avulso da concetti fondamentali quali Fede, Patria; una sorta di automa di una società senza volto, immerso in un’alienante quotidianità.
Un quadro davvero preoccupante se si considera che, questa malsana forma mentis, inizia a far breccia anche nelle nostre scuole e, quindi, nelle suggestionabili coscienze dei nostri bambini. Mettere in discussione persino la celebrazione della festa del Natale denota come l’opera di demolizione delle tradizioni, ordita dagli alfieri del laicismo esasperato, sia giunta ad un punto di non ritorno. Elucubrazioni prive di cognizione, portate avanti in nome di un risibile, quanto ipocrita, “politically correct”, atto a non “urtare” la sensibilità degli alunni di altre confessioni religiose. Il tutto tramato miopemente, considerato come provvedimenti simili siano il peggior servizio che si possa fare a quel tanto “agognato” processo di integrazione a cui i “nemici” dei canti natalizi ambiscono. A sconfortante corollario di tale situazione vi è, poi, il siparietto organizzato da numerosi politici nostrani, sedicenti difensori dei principi cristiani, in cerca di un pugno di consensi “low cost”: siamo di fronte ad una vera e propria schizofrenia ideologica.
Ma, fermiamoci a riflettere. Nonostante il processo, probabilmente irreversibile, di secolarizzazione, non possiamo permettere che venga negato ciò che è parte indissolubile della storia, della cultura e delle tradizioni del nostro Paese. Quello che gli ardenti sostenitori del pensiero unico non riescono o non vogliono comprendere risiede in un concetto semplice ma, al tempo stesso, potente: il progresso non passa attraverso l’eliminazione della propria cultura. Le “idee” che vengono propinate ai nostri fanciulli non sono, certamente, indice di apertura e inclusione, ma di superficialità. Forse, se riuscissimo a far capire ad adulti e bambini che, dietro al Presepe ed al Natale, ci sono significati e valori profondi, che possono essere condivisi da tutti, vomitevoli polemiche non avrebbero più motivo di esistere.
Siamo, ormai, rassegnati ad un torpore e ad un’inconsistenza culturale e spirituale in cui falsi miti e “seducenti” chimere stanno impadronendosi delle nostre menti; in un’ottica di aberrante ed apolide mondialismo dove i valori tradizionali sono stati surrogati dalla “filosofia” del denaro, della “ produzione” e del consumo che ci viene propinata – quella sì! – come dogma inviolabile: eccovi servita la vostra nuova Belle Époque!