Mafia de’ noantri, quando l'”accoglienza” paga bene. Salvatore Buzzi un anno dopo

Mafia de’ noantri, quando l'”accoglienza” paga bene. Salvatore Buzzi un anno dopo

Tu c’hai idea di quanto ce guadagno dagli immigrati? Il traffico di droga rende meno”. Sono alcune delle parole pronunciate da Salvatore Buzzi e intercettate dagli uomini del Ros, un anno fa, nellambito dellinchiesta ribattezzata Mafia Capitale. Un uomo vicino allestrema sinistra, con il fiutoper il malaffare, senza alcuno scrupolo. È questo il quadro delineato dalla Procura di Roma che ha condotto linchiesta. Condannato negli anni 80 con laccusa di omicidio, Salvatore Buzzi, esce di prigione nel 1992 quando il Presidente Oscar Luigi Scalfaro gli concede la grazia. È linizio dellascesa nel mondo delle cooperative rosse, fatto di cene con figure di spicco della politica capitolina e di corruzione, malaffare e mazzette. Il tutto reso possibile dai rapporti instaurati con lex esponente della Banda della Magliana Massimo Carminati, tra la figure di riferimento della mala capitolina.

Gli inquirenti l’hanno ribattezzato “Mondo di mezzo“, perché è così che lo stesso Massimo Carminati, al vertice dellorganizzazione mafiosa, definisce la zona di confine tra i due diversi mondi, quello della legalità e quello dellillegalità, in grado di assicurare rapporti funzionali al raggiungimento degli interessi dell’organizzazione, in maniera trasversale con tutte le forze politiche.

In quel Mondo di Mezzo, Salvatore Buzzi viene descritto come un uomo chiave: fondatore della cooperativa sociale 29 Giugno e del consorzio Eriches 29, nonché braccio destro e membro operativo dellorganizzazione mafiosa guidata da Carminati.

Il consorzio Eriches 29, che ha chiuso il 2013 con un fatturato di oltre 15 milioni di euro, era il più attivo sul fronte dalla gestione degli immigrati, dei richiedenti asilo e dei campi nomadi della Capitale. Un affare, quello degli immigrati, reso possibile dalla fitta rete di relazioni stabilite con la politica romana. Tra i nomi che maggiormente hanno influito sul cosiddetto business dellaccoglienza vi è certamente quello di Luca Odevaine, ex vice capo gabinetto di Walter Veltroni e ora membro del Tavolo nazionale sui richiedenti asilo. Da quanto emerso dallinchiesta, Odevaine percepiva ogni mese, da Buzzi, una cifra pari a 5000 euro. Il suo compito, nellorganizzazione, era quello di moltiplicare lingresso dei profughi nella capitale, in maniera tale da assicurare lauti guadagni ad appannaggio delle coop rosse, con le quali era colluso. Odevaine, in particolare, da quanto emerge dalle 1200 pagine di ordinanza del Gip, si è attribuito il meritodi aver fatto lievitare esponenzialmente i numeri dellaccoglienza romana: 2.500 posti anziché 250 come disposto precedentemente dal Viminale, la maggior parte dei quali allestiti nei centri del consorzio Eriches 29. La cooperativa, nello specifico, gestiva il campo nomadi di Castel Romano, il centro di accoglienza di via Silicella, nove centri del Progetto Sprar, uno per minori non accompagnati, altri cinque per richiedenti asilo, uno per senza fissa dimora.

A proposito del tanto discusso campo di Castel Romano, sono spuntati numerosi particolari circa la gestione della struttura. Secondo la Procura, lorganizzazione aveva creato un vero e proprio sodalizio con gli affiliati al clan Casamonica, al fine di amministrare efficacemente lallargamento di Castel Romano. Il compito di questultimi era quello di garantire la mediazione culturale allinterno del campo. Vogliamo ricordare a tutti che, quella dei Casamonica, è una tra le organizzazioni malavitose più attive nel quadrante sud-est della città.

Come se ciò non bastasse, la cricca si era accordata con le istituzioni, anche per quanto concerne i pagamenti a favore delle consociate facenti capo all’”impero Buzzi. Nonostante lannosa difficoltà della pubblica amministrazione nelladempiere alla liquidazione dei debiti nei confronti delle aziende, era stato ideato un escamotage, uno strumento finanziario che permetteva unanticipazione bancaria: il cosiddetto Pro soluto, con il quale il Campidoglio garantiva cospicui pagamenti esclusivamente alle cooperative citate nellinchiesta. 

È passato un anno esatto dall’esplosione dell’indagine sul giro di tangenti e corruzione che ruotava attorno alla gestione degli immigrati presenti nella capitale. Un anno fa venivano arrestate, a seguito all’operazione Mondo di Mezzo, il redelle cooperative sociali Salvatore Buzzi, lesponente NAR Massimo Carminati e altre 37 persone, di cui 8 agli arresti domiciliari, accusati di associazione di stampo mafioso. Numerosi i dettagli emersi  in questo anno di intercettazioni, indagini supplementari e processi, che hanno evidenziato una fitta ragnatela di relazioni tra gli indagati e la politica.  Dalle stesse intercettazioni emergerebbero, perfino, contatti tra Buzzi e la senatrice PD Anna Finocchiaro, circa alcuni appalti inerenti alla sistemazione di profughi ed immigrati: la senatrice avrebbe espresso rammarico a Buzzi per la mancata assegnazione di un cospicuo appalto. La Finocchiaro ha, comunque, negato di aver intrattenuto qualsivoglia relazione con questultimo.

A giugno di questanno la Procura di Roma ha chiesto ed ottenuto il giudizio immediato per Buzzi e altri 33 indagati nellinchiesta. A decretarlo è stato il gip, che lo scorso dicembre accolse la richiesta della Procura di contestare ad alcuni degli indagati larticolo 416 bis, lassociazione a delinquere di stampo mafioso.

Nuovi retroscena emergono, ancora una volta, nellestate di questanno: Buzzi avrebbe foraggiato ed aiutato l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, al fine di ottenere preferenze elettorali in vista delle Elezioni europee, con l’aiuto della ‘Ndrina Mancuso. Sempre nel mese di giugno, gli uomini della Guardia di Finanza hanno proceduto al sequestro di beni per 16 milioni ritenuti riconducibili a Salvatore Buzzi. Nella speranza di ottenere una pena più mite, limputato ha deciso di collaborare con gli inquirenti, coinvolgendo nellindagine numerosi membri dellesecutivo Renzi: le sue testimonianze, tuttavia, vengono considerate poco attendibili dallo stesso procuratore Michele Prestipino. Buzzi ha così chiesto il patteggiamento a 3 anni e 6 mesi, con una multa pari a 900mila euro, trovando l’opposizione della Procura che, al contrario, chiede il giudizio immediato. E poi ancora nomi di attrici, attricette, calciatori, chiamati in ballo da Buzzi durante le ore di interrogatorio, i quali sarebbero, in qualche modo, coinvolti nella vicenda: un enorme calderone, specchio della nostra società malata. Insomma, uninchiesta che non sembra aver fine e che ci riserverà, ne siamo certi, ancora moltissime sorprese.

A proposito di quanto detto finora, sarebbero molteplici le considerazioni da fare: una situazione limite come questa, degna del miglior film poliziesco anni 70, ci spinge a proporre alcune riflessioni su quella che, senza ombra di dubbio, può essere definita la Cupola romana. Lemergenza immigrati, come più volte denunciato da cittadini e associazioni, ha rappresentato una miniera doro per tutte quelle cooperative e onlus legate a 360 gradi al potere politico mafioso. Riteniamo inaccettabile che interi quartieri, non ultima la periferia est di Roma, siano stati ostaggio del degrado; lo stesso degrado voluto dallalto, da unintera classe politica viziata da un malaffare diffuso che attingeva, a piene mani, nel business dellaccoglienza.

Tra qualche mese i cittadini romani saranno chiamati nuovamente alle urne. Alla luce di quanto emerso nel corso di questi mesi, ci auguriamo vivamente che il popolo capitolino, in sede elettorale, opti per un vero cambiamento; rimpiazzando la cattiva politica che, in maniera trasversale, ha contributo al disfacimento della Capitale dItalia!