La sveglia dei giovani islamici

Il 5 dicembre scorso, l’edizione online del Corriere della Sera ha pubblicato un articolo a firma di Lorenzo Cremonesi, nel quale il giornalista racconta la conferenza/lezione, da lui tenuta insieme ad una collega, Mara Gergolet, agli studenti delle classi IV e V dell’Istituto Commerciale Schiapparelli di Milano. Tema dell’incontro, “La nascita di Isis in Medio Oriente e le sue manifestazioni in Europa”.

Ciò che di quella esperienza ha particolarmente colpito Lorenzo Cremonesi è stato l’acceso scambio di battute avuto dai relatori con un compatto gruppo di studenti islamici, scatenatosi a proposito della questione relativa al conflitto, presente all’interno del mondo islamico, tra sunniti e sciiti.

A colpire il Cremonesi, però, non è stata solamente la reazione decisa dei musulmani – infastiditi dalla pretesa di un infedele di spiegare cose di cui, secondo loro, solo un islamico può parlare con cognizione di causa – ma il silenzio degli altri studenti, incapaci di intervenire nella discussione, evidentemente a causa della mancanza di argomenti. “I toni degli argomenti ricordano un poco i dibattiti nelle aule delle nostre scuole investite dalle rivolte studentesche negli anni Settanta. Con la differenza però che ora c’è un Islam molto più agguerrito e tutto sommato importato dall’estero. Mentre la controparte pare molto debole, impreparata.” Questa l’impressione tratta dal giornalista che, a tale proposito, riporta anche le parole di un rappresentante degli studenti: “sono una quarantina di studenti musulmani che la appoggiano sempre quando parla. Per noi è davvero difficile replicare. In genere gli studenti italiani restano zitti, non sanno bene cosa dire, non hanno argomenti”. Inquietante ma realistico.

I giornalisti, evidentemente consci di trovarsi a dover fronteggiare una realtà ostile e aliena, hanno creduto di controbattere efficacemente ai giovani islamici, ricorrendo alle argomentazioni tipiche del laicismo: “Noi incalziamo: forse sarebbe il caso di studiare un poco di storia delle religioni. Ricordarci che la nostra cultura europea è anche figlia del Rinascimento e dell’Illuminismo. Occorre leggere i testi di Voltaire, ricordare Rousseau, andare a rivedere le radici del pensiero laico, l’ode al dubbio di fronte al dramma delle guerre di religione che tanto sangue ha versato in Europa nei secoli scorsi. Ma non serve a nulla.

I docenti-giornalisti pensano, dunque, di opporre al “pensiero forte”, di cui sono portatori gli allogeni di religione islamica, la cultura “laica”, o meglio atea, che ha portato al vuoto spirituale e morale che contraddistingue l’Europa della post-modernità nichilista.

Di fronte a questa vana e ridicola convinzione, tornano alla mente le parole di un grande prelato, il compianto Cardinale Giacomo Biffi, il quale nell’ottobre del 2000, da Arcivescovo di Bologna, così si espresse: “L’Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la “cultura del niente”, della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l’atteggiamento largamente dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa “cultura del niente” (sorretta dall’edonismo e dalla insaziabilità libertaria) non sarà in grado di reggere all’assalto ideologico dell’Islam, che non mancherà: solo la riscoperta dell’avvenimento cristiano come unica salvezza per l’uomo – e quindi solo una decisa risurrezione dell’antica anima dell’Europa – potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto. Purtroppo né i “laici” né i cattolici pare si siano finora resi conto del dramma che si sta profilando. I “laici”, osteggiando in tutti i modi la Chiesa, non si accorgono di combattere l’ispiratrice più forte e la difesa più valida della civiltà occidentale e dei suoi valori di razionalità e di libertà: potrebbero accorgersene troppo tardi. I cattolici, lasciando sbiadire in se stessi la consapevolezza della verità posseduta e sostituendo all’ansia apostolica il puro e semplice dialogo a ogni costo, inconsciamente preparano (umanamente parlando) la propria estinzione. La speranza è che la gravità della situazione possa a un certo momento portare a un efficace risveglio sia della ragione sia dell’antica fede.