Il figlio illegittimo e l’infedeltà dei legittimati: il popolo arabo nella storia dell’umanità.

Il figlio illegittimo e l’infedeltà dei legittimati: il popolo arabo nella storia dell’umanità.

Agar partorì ad Abramo un figlio, e Abramo chiamò Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito“ (Genesi, 16.15).

Questo è l’ingresso nella storia del popolo arabo, discendente da quell’Ismaele che Abramo ebbe dalla propria schiava, siccome la legittima moglie Sara, troppo in là con gli anni, non poteva, secondo i dettami della ragione, partorire.

Ma la ragione naturale è sempre pronta ad essere stupita e disattesa dalla divina onnipotenza, e Dio diede a Sara un inaspettato figlio, Isacco, legittimo erede di Abramo.

Ismaele, figlio illegittimo, e la madre schiava non poterono che essere allontanati e dar vita ad un’altra storia, distinta da quella d’Israele. La storia di un popolo al confine, nel deserto, in prossimità degli Etiopi e della fine del mondo; non totalmente alieno al mondo civilizzato, ma da esso irrimediabilmente separato.

La storia degli Arabi è quella di un popolo sempre pronto a balzare sul mondo civile in crisi, per riprendere quella primogenitura irrimediabilmente perduta: così, senza pretese di esaustività, basti ricordare che arabo nabateo fu quell’Erode, tristemente noto per la strage degl’innocenti e per la decapitazione del Battista, e di conseguenza la sua progenie, che omise di salvare Cristo, pur senza condannarlo, colà posti dai Romani proprio per la loro etnia non israelitica.

Predoni arabi colpirono il traballante Impero Romano nei secoli della crisi.

Infine, naturalmente, Arabi furono quegli Islamici che nel VII secolo travolsero l’Impero Romano d’Oriente e spazzarono via per sempre l’Impero Sasanide, reo di aver profanato i luoghi sacri gerosolimitani e distrutto alcune reliquie di Nostro Signore pochi anni prima della catastrofica debacle che lo fece scomparire dalla storia e che pose nel dimenticatoio la sua fede ufficiale, quella di Zoroastro e dei Magi che accorsero, seguendo la stella, alla culla di Cristo.

E’ cosa nota che, in seguito, i figli d’Ismaele ebbero facilmente ragione dell’Impero Romano d’Oriente per le divisioni settarie e le eresie che in esso trovavano ricetto, tanto da ottenere aiuto e plauso dai Monofisiti, che odiavano l’Ortodossia romana tanto da preferire maggiormente il giogo maomettano (la cui fede, d’altronde, appariva come un miscuglio tra Monofisismo, vista la natura pressoché angelica del Cristo da costoro professata, ed Arianesimo, vista l’asserita unicità di Dio e non consustanzialità di Gesù Nazareno rispetto al Padre).

Oltre alle eresie, si ritenne al tempo che l’esondazione dei figli d’Ismaele dalle loro sedi fosse anche punizione dell’Altissimo verso i peccati dell’incestuoso Imperatore Romano Eracleona e quelli della Cristianità tutta.

Antiche profezie furono reperite in quel tempo, che descrivevano il ruolo dei figli d’Ismaele ai tempi della fine. Tempi che, erroneamente, si pensarono essere quelli di allora. Tempi che, tuttavia, paiono sinistramente simili a quelli odierni.

Emblematica, a tale pro, è l’Apocalisse di San Metodio, che nei tempi odierni è detta essere “Apocalisse dello Pseudo-Metodio”, a causa della pretesa ragionevolezza di un’origine apocrifa dello scritto; ragionevolezza tale e quale, peraltro, a quella per cui Sara non avrebbe potuto avere figli.

Sia chi sia l’autore dello scritto, legga comunque il lettore alcuni stralci dello stesso, e valuti quali siano le conclusioni: “il seme d’Ismaele uscirà dal deserto di Etribo… e Dio onnipotente darà loro la forza di conquistare le terre dei Cristiani, non perché li ami, ma a causa dei peccati del popolo cristiano … (infatti) i maschi si vestiranno con vesti da prostituta; saranno in piedi per strade e piazze delle città, adornati come femmine, scambieranno il sesso secondo natura con altro che non lo è, e realizzeranno le parole del Santo Apostolo “i maschi si sono comportati come femmine (Rom 1: 26, sg.). Un padre, suo figlio, e i suoi fratelli saranno visti unirsi con una sola donna” (cfr. Sackur, Sibyllinische Texte, Torino, 1963, pagg. 80 sgg.)

Ora, non sembra così simile tutto ciò a quanto noi ogni giorno vediamo, senza purtroppo nutrire più alcun stupore, davanti ai nostri occhi?

Non sappiamo se questi siano i tempi descritti da Metodio, ma per evitare che essi lo siano non vi è che una soluzione: poenitentiam agere! D’altronde, anche se è irrazionale pensare che si possa far qualcosa dinanzi alla marcescenza europea, alla sua sterilità e alla contrapposta proliferazione dei popoli del deserto, dobbiamo pensare che la medesima situazione si ebbe quando Sara fu reputata sterile al contrario di Agar; ma che il volere d’Iddio Onnipotente schiacciò agilmente sotto i propri piedi la fallace ragione ed il buon senso degli uomini.

Noi, fedeli come il Padre Abramo, dobbiamo esser suoi fedeli imitatori, perché i nostri figli non debbano passare sotto ad umilianti forche caudine d’arabesca fattura.