Sicilia, benedetta o maledetta Sicilia?

Sicilia, benedetta o maledetta Sicilia?

Quest’isola, la mia isola, questo continente che mai lascerei, è sempre nei pensieri, nel cuore, nella bocca e nello stomaco di molti.
L’unico sentimento che pare latitare nei suoi confronti, in una terra di celeberrimi latitanti, è l’indifferenza; le cronache degli ultimi mesi, niente di particolarmente nuovo sotto un sole che non manca mai, ci consegnano insulti proferiti davanti ai microfoni, offese alla sua dignità affidate alle cronache, atti d’amore/odio consegnati alle pagine di libri di successo.
E la retorica non è da meno rispetto al sole, che scalda anche questa mattinata di metà dicembre, anche la retorica non manca mai; sia che si parli dell’intellettuale del momento, che in Sicilia non vive più da tempo, ma che fosse stato, che so, friulano, nessuno avrebbe considerato tanto; sia che si racconti della campagna acquisti di pacchetti di voti trasversali fatta da Renzi, grazie al sempre rampante Faraone, o da Berlusconi, con i servigi del redivivo Micciché (quanti sottosegretari ha prodotto la Sicilia dal dopoguerra … più dei ministri o dei presidenti, anch’essi trasversali, del Senato);  o del livore di un vecchio cantautore del nord per il traffico. Ogni comportamento che la riguardi è mosso da, e descritto con, un’immancabile ridondanza; penso al suo passato, quasi fosse solo la Sicilia la terra delle conquiste e delle dominazioni, spesso dipinte come meravigliose quanto improbabili età dell’oro, spesso illustrate dimenticando le sue lunghe, felici autonomie, ma anche al suo futuro.

E’ ricca la Sicilia, ricca anche di fortuna, ma più per chi la odia che per chi la ama davvero.
Chi la ama spesso ne muore, chi la odia costruisce carriere sulle sue macerie. Chi la ama appare quasi ermetico, parco di parole, nel bene e nel male, consapevole della reale dimensione di un tempo storico che troppo spesso l’ha vista essere nord, in barba alla sua collocazione geografica, centro del mondo, alla faccia della periferia a cui da tempo sembra condannata, cosciente, vichianamente sicuro, che nulla sia per sempre e che i secoli trascorsi non sono mai definitivamente morti a se stessi.
E sono tanti i siciliani che odiano la Sicilia, quasi più numerosi di quelli che la abbandonano dicendo di portarla sempre nel cuore. Credo sia questo il suo dramma principale, la sua croce.
Chi ama davvero resta, o ritorna sempre dopo le sue fughe, testimonia, anche in silenzio, il proprio amore e non saccheggia, pro domo sua o per conto terzi, i sentimenti, la dignità, l’onore di chi, piccolo gregge, questo amore lo incarna fino a morirne.

Chi ama davvero è fedele fino al sacrificio e alla rinuncia preventivi,  e non è quindi nell’indipendenza personale o territoriale che celebra il trionfo della propria egoistica libertà; chi ama davvero  muore, almeno a se stesso.
E’ ricca la Sicilia, grazie a Dio, anche di eroi, sia noti che, in numero ancora maggiore, anonimi, e ricca di santi. Gli eroi e i santi diventano visibili solo da morti, ma hanno costruito le loro virtù, così limitrofe, nel quotidiano, sapendole affidare all’episodio finale che le ha rivelate al mondo, sapendone morire.
Di questa ricchezza, grazie a questa ricchezza, la Sicilia sopravvive. Su questa ricchezza può costruire il proprio riscatto: maledetta da tanti, benedetta da una piccola schiera di amanti