Blocco sunnita, una minaccia per la pace

Blocco sunnita, una minaccia per la pace

Trentacinque paesi islamici si sono coalizzati per combattere il terrorismo sotto la guida dellArabia Saudita. Ma i rapporti poco chiari di Riad con lIsis e la prevalenza sunnita lasciano presagire un ulteriore inasprimento del conflitto, che sta assumendo sempre di più veste globale.

Molti ormai sapranno della coalizione anti-terrorismo, formalizzatasi in questi giorni e capeggiata dallArabia Saudita, cui parteciperanno 35 paesi islamici, dalla Malesia alla Turchia, dal Qatar al Marocco. La richiesta di un intervento militare più intenso contro il Daesh, anche da parte dei paesi sunniti, proviene direttamente da Washington, dove Obama ha rimproverato lo scarso impegno manifestato dagli alleati arabi, invitandoli a seguire lesempio della colonia Europa. Limpressione è, però, che si sia voluta licenziare una coalizione militare islamica-sunnita, a guida saudita, per creare una barriera di fuoco allavanzata Russa in Medio Oriente e allespansione politico-economica dei gruppi sciiti.

La giustificazione offerta dallArabia Saudita sullo scarso impegno profuso finora nella lotta allIsis, non potendo ovviamente ammettere di non poter combattere se stessa, è stata quella di dover sedare (o meglio, affogare nel sangue) le ribellioni sciite e fronteggiare la crisi in Yemen. Ricordiamo, infatti, che da marzo la monarchia saudita è impegnata, in quella che i romani chiamavano Arabia Felix, in un conflitto a distanza con lIran, che nella regione appoggia i ribelli zaiditi di al-Houthi. Proprio in Yemen, però, emergono dei dubbi sul reale interesse arabo nel voler realmente contrastare il terrorismo. Ricordiamo, infatti, che lepicentro del conflitto civile yemenita nasce dalla scuola salafita dar al-Hadith, accusata dai ribelli sciiti di essere un centro di reclutamento jihadista finanziato proprio da Riad.

Ma la nascita della coalizione fa sorgere ulteriori dubbi circa la sua reale portata, che non possono non essere brevemente menzionati. In primo luogo, proprio sul fronte della lotta al terrorismo, alcuni stati, e segnatamente Emirati Arabi ed Egitto, reputano i Fratelli Musulmani unorganizzazione terroristica. Questi, però, sono apertamente supportati da Turchia e Qatar, e celatamente anche dallArabia Saudita. Il problema si potrebbe ripercuotere sul nodo Libia, dove presto si potrebbero spostare i combattimenti, dato che i vertici Isis starebbero trasferendo a Sirte il proprio quartier generale. E’ chiaro che una tale divisione non è facilmente sanabile, il che lascia alcuni dubbi sulla reale intenzione di intervento anti-Isis da parte della nuova coalizione.

Un altro problema riguarda il profilo prettamente religioso della coalizione, non privo di riflessi politici e militari per quanto attiene il Medio Oriente. Lobiettivo dichiarato per la nuova coalizione è quello di difendere la Umma dal terrorismo. Peccato che gli arabi non ricomprendano nella comunità dei fedeligli sciiti. E peccato che nella coalizione vi siano paesi formalmente laici e non musulmani, soprattutto in Africa. Un tale dato potrebbe inasprire ulteriormente i conflitti etnici, radicalizzando situazioni già abbastanza compromesse. Non dimentichiamo che ci sono situazioni dove sono attivi gruppi terroristici di stampo salafita, dunque wahhabita-sunnita, come ad esempio Boko Haram, attivo in Nigeria, Camerun, Ciad e Niger, fedeli allIsis, ma ideologicamente non distanti dal pensiero religioso saudita. Pensiamo, piuttosto, che i maggiori sforzi si concentreranno contro le forze sciite e alawite, ossia Siria, Iran ed Hezbollah.

Secondo un interpretazione coranica, infatti, è considerato haram, ossia proibito, muovere guerra contro altri musulmani, appartenenti alla umma. Altresì, risulta quasi atto di apostasia combattere al fianco di infedeli, per lo più “nazareni, ossia cristiani. Secondo un certo filone di pensiero, infatti, gli idolatri e gli infedeli devono essere tenuti a debita distanza, onde non offendere Allah e il Profeta. E allora, come si giustifica unalleanza che combatte organizzazioni sunnite, benché di stampo radicale, al fianco dellOccidente idolatra e malvagio? Non dimentichiamo che in Arabia Saudita vige la Sharia, la legge coranica. Dubitiamo che, proprio in politica estera, si abiuri il Corano. E allora dobbiamo provare a immaginare che sia un vero e proprio atto di taqyya, ossia di dissimulazione, come fecero i Moriscos durante la Reconquista nel XVI secolo. In un momento di grande pericolo per lIslam, allearsi con lOccidente e fingere di combattere altri fratelli, con la riserva mentale di trarne beneficio futuro, è in perfetta linea con la teologia e la storia musulmana. Si potrebbe obiettare che una tale dissimulazione sia più vicina al modus sciita, e storicamente è vero. Ma anche i sunniti lhanno praticata nella storia.

Quello che, in conclusione del discorso, possiamo dare per certo è un dato. Il blocco arabo sunnita è coalizzato e armato, con la benedizione statunitense. Dove ciò possa condurre, Dio solo lo sa. Di sicuro, non possiamo non avere timore per le popolazioni cristiane e sciite in Africa, Medio Oriente e Asia. Ma soprattutto, non possiamo non pensare ad una radicalizzazione dello scontro con la Russia. Lo scenario da terza guerra mondiale che si sta delineando, purtroppo, ci trova, come italiani ed europei, privi di una reale forza e della capacità politica di erigere una barriera di difesa al conflitto globale che si sta realizzando.