ROMA 26 MAGGIO 2015 ASSEMBLEA DEI PARTECIPANTI DELLA BANCA ITALIA
NELLA FOTO SEDE BANCA ITALIA
FOTO RAVAGLI/INFOPHOTO

NESSUN CREDITO, NESSUNA CREDIBILITÀ: BANCAROTTA 3.0

Perplessità, preoccupazione e angoscia. Sono i sentimenti che, in questi giorni, accomunano molti clienti e obbligazionisti bancari, dopo lennesimo crack che ha coinvolto alcuni istituti di credito, tra i quali Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Cariferrara. E, come da copione, arriva a gran voce la richiesta di nuove e più severe norme, con il rischio -o forse la certezza- di fornire ulteriori alibi a chi avrebbe dovuto vigilare, in primis Bankitalia e Consob.

Ma facciamo un passo indietro. Correva lanno 2001 quando, un cospicuo numero di italiani, furono vittime inconsapevoli della bidonata dei tango bond argentini. Poi, ancora, il caso Parmalat di Tanzi, quello di Cirio e, infine, il più recente caso MPS, banca salvata dal fallimento con uniniezione di oltre 4 miliardi di euro di denaro pubblico (ad occhio e croce, lintero gettito del tributo IMU), garantita dallallora premier Mario Monti con il placet dellintera classe politica nostrana.

Per dovere di cronaca va detto che, a distanza di oltre due anni dal famigerato scandalo che coinvolse listituto di credito senese, alcuni correttivisono stati attuati. Ma, come facilmente intuibile, tali modifiche, seppur migliorative, hanno in qualche modo intaccatogli interessi di una miriade di lobbies e gruppi di potere che hanno contribuito a far sì che il tutto finisse su un desolato binario morto, mediante la solita, ributtante, soluzione allitalianadi memoria gattopardesca: tutto cambi perché nulla cambi. E ora siamo, per lennesima volta, punto a capo.

La vicenda degli istituti di credito salvati dal Governo, che ha determinato consistenti perdite ai risparmiatori, sta diventando grottesca, se non fosse, per certi versi, drammatica. Non solo un danno di natura economica, ma una vera e propria tragedia umana che, come una lama, si è conficcata nella quotidianità delle vittime. È il caso di Luigino D’Angelo, un pensionato 68enne di Civitavecchia, che ha deciso di togliersi la vita dopo che,  con il fallimento della sua banca, ha visto i risparmi di una vita andare in fumo. Alle perdite dei creditori bisogna, poi, aggiungere quelle degli azionisti che possedevano le quote degli istituti bancari.

Facciamo un podi chiarezza. Tutta la vicenda ruota attorno alla vendita, da parte delle suddette banche, di obbligazioni subordinate, avvenuta spesso, se non sempre, senza fornire unadeguata comunicazione sui  reali rischi di tali strumenti finanziari. I bond subordinati sono una speciale categoria di obbligazioni il cui rimborso, in caso di problemi finanziari per lemittente, avviene successivamente a quello dei creditori ordinari. Tutto ciò in virtù del cosiddetto bail-in nostrano, nato con il decreto del governo dello scorso 23 novembre e applicato ai quattro istituti bancari coinvolti, il quale, con tutta probabilità, porterà i possessori di questa tipologia di obbligazioni ad un dissesto e ad una perdita tendente al 100% del capitale investito,  poiché, come accennato in precedenza, verranno privilegiate le altre tipologie di creditori.

Sarebbero molte, moltissime, le considerazioni da fare in merito ad un caso così spinoso. Di una cosa siamo certi: il sistema bancario e tutto ciò che gravita attorno alla vigilanza non funziona come dovrebbe. Perché lorgano di sorveglianza, Banca dItalia, non risponde mai per il mancato controllo? Se questultima ottemperasse diligentemente ai propri obblighi, in materia di vigilanza bancaria, avrebbe certamente la capacità e la possibilità di intervenire prima che tali notizie inizino a riempire le prime pagine dei giornali. E ancora: come mai nessuno ha provveduto a eliminare il requisito di onorabilità, richiesto dalla legge, agli amministratori delle banche coinvolte? Siamo davvero disposti a rischiare che, a breve, tali individui assumano nuovi e ben remunerati incarichi in altre banche, malgrado la gestione negligente e le possibili frodi poste in essere a scapito di numerosi correntisti? Quesiti semplici, ai quali, però, nessuno riesce o vuole dare risposte.

Quello dellimmissione di prodotti finanziari tossici è, ormai, un problema endemico del sistema bancario italiano e, più in generale, europeo. Ci stiamo gettando, a piè pari, verso una deriva finanziaria dove uneconomia inesistente fatta di numerivirtuali sta surclassando quelleconomia reale, fatta di lavoro e sacrifici, che da sempre è stata traino di crescita e benessere: questo è il vero problema, un inesistente mondo di numeri da gonfiare, manipolare, senza alcuno scrupolo nel quale vengono, minuziosamente, socializzatele perdite e privatizzati i profitti.