Problemi e futuro dell’euroscetticismo

Problemi e futuro dell’euroscetticismo

Le elezioni svoltesi domenica in Spagna costituiscono un altro capitolo perfettamente in linea con la storia elettorale contemporanea del continente europeo. Alla vigilia e a risultati definitivi ottenuti, si sprecano elogi e paure in relazione alla stessa tesi: lascesa dei movimenti e partiti politici euroscettici (in questo caso, gli ex-indignados di Podemos), cioè nemici o, quanto meno, critici dellassetto europeo nato con il Trattato di Maastricht e sviluppatosi poi con la nascita dellEuro (divenuto valuta solo di una parte, anche se maggioritaria, dei paesi dellUnione Europea) e fino al Trattato di Lisbona. Questa spinta centrifuga avviene con sempre più forza nella stragrande maggioranza dei paesi dellUnione, che è, presto o tardi, destinata a collassare. Leuroscetticismo si volge, in genere, sia contro la moneta Euro, riconosciuta come parziale o totale responsabile della crisi economica in atto, sia contro lUnione Europea in toto, vista come una degenerazione delle idee dei Ventotene Boys (anche se più che una degenerazione, ne sembrano una piena realizzazione) e unistituzione in mano alle oligarchie finanziarie e che esercita un ruolo opprimente nei confronti dei popoli europei. Tale categoria si applica a destra come a sinistra: euroscetticisono definiti Podemos e Syriza, così come il Front National e Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e Giustizia, partito polacco attualmente al governo). In questo senso, si può dire che leuroscetticismo, per usare le categorie utilizzate da Marine Le Pen dopo la sconfitta alle regionali francesi, rappresenti il fronte dei patrioti, avverso a quello mondialista, rappresentato dai sostenitori di Euro e Unione Europea.

Questo quadro appare, però, eccessivamente semplificante verso una realtà composita e confusa come quella del dibattito politico odierno, in cui si mescolano alleanze, contrapposizioni, temi e lotte a livello nazionale e a livello europeo. Quello che appare con enorme chiarezza, nonostante alcuni commentatori di linea tendenzialmente euroscettica, così come di linea – potremmo dire – eurista, non siano daccordo, è che i movimenti euroscettici nella loro ascesa stanno in realtà incontrando enormi ostacoli, enormi difficoltà e che il futuro per il fronte patriotticosia al momento un totale punto interrogativo. I problemi sono principalmente tre: le enormi differenze tra partiti euroscettici, dovuti anche a ragioni storiche, che ne impediscono la convergenza europea e nazionale; la capacità del sistema europeo di adottare anticorpi efficaci contro il prevalere di questi movimenti, anche se sta avvenendo in molti paesi dellUnione; la sostanziale poca convinzione di alcuni di questi movimenti nella critica al sistema europeo, che tende a fermarsi, più spesso a sinistra, a un timido riformismo moralistico e incline al compromesso.

In primo luogo, perché la dicotomia destra-sinistra venga realmente superata in favore della nuova linea di demarcazione (patrioti vs. mondialisti), al di là di idealismi retorici che danno questo mutamento come già avvenuto, ci vorrebbe, come minimo, che in tutti o quasi i paesi dellEurozona ci fossero movimenti che, pur provenienti da destra o da sinistra, abbiano una posizione costante, unidea comune su quale Europa proporre in alternativa a quella attuale, o almeno il rifiuto totale e senza remore di questo sistema europeo, che ogni giorno di più tende a passare da sogno a incubo. Ma tutto questo è lontanissimo dal realizzarsi, molto più lontano della convergenza, questa sì già avvenuta alla prova dei fatti, tra i partiti euristi. Questi, infatti, pur separati da differenti provenienze e proposte politiche, tendono a ritrovarsi nella condivisione dellassioma-Europa, un sogno irrinunciabile e, nel contempo, una tendenza ineludibile e a cui felicemente piegarsi. Nel Parlamento Europeo, si è rilevato più volte, le posizioni di PPE (Partito Popolare Europeo) e PSE (Partito del Socialismo Europeo) sono sostanzialmente sovrapponibili in più del 90% dei casi, e spesso le posizioni euriste sono ulteriormente sostenute dai centristi dellALDE (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per lEuropa) e, a volte, anche dai conservatori dellECR (Conservatori e Riformisti Europei), per quanto il suo più importante leader, il premier inglese David Cameron, non sia affatto un fan sfegatato dellUnione, così come non lo sono i Tories in generale.

I partiti euroscettici appaiono, invece, profondamente diversi tra loro, fortemente radicati in fenomeni e dinamiche nazionali e su linee assolutamente inconciliabili su svariate tematiche, a tal punto da risultare evidente che, se si trovassero nello stesso paese, non sarebbero affatto uniti contro il comune nemico europeo, ma piuttosto acerrimi nemici sul campo nazionale e al massimo convergenti su specifiche votazioni. Cosa potranno mai avere in comune il Front National e Podemos? Quale convergenza potranno trovare Alba Dorata e il Bloco de Esquerda? Questo problema è ben evidente in Grecia, paese più colpito dalla crisi e più vessato dalle normative europee, dove Alba Dorata e il KKE (il Partito Comunista ellenico), pur entrambi alla strenua opposizione delle politiche europee, non hanno mai fatto, nemmeno per un istante, fronte comune.

Il radicamento nazionale, se non locale, dei partiti euroscettici risulta più che mai evidente dal rapporto tra la storia del paese e lidentità del partito in questione. Si può notare che, nei paesi usciti recentemente da dittature militari di destra o para-fasciste, come il Portogallo post-Salazar e la Spagna post-franchista, i movimenti di destra radicale sono notevolmente minoritari (anche per le tante divisioni), mentre i partiti euroscettici hanno tutti una forte identità di sinistra progressista, che porta con sé tutta una serie di tematiche (antiproibizionismo, anticlericalismo, matrimoni e adozioni gay, accoglienza indiscriminata dellimmigrazione) totalmente irricevibili per i partiti di destra identitaria. Questo vale anche, in parte, per la Grecia liberata dai Colonnelli, dove certo è presente Alba Dorata, ma dove, in genere, come campione delleuroscetticismo si è distinto il partito Syriza del premier Tsipras, vincente alle ultime due tornate elettorali, ma piegatosi ai diktat di Bruxelles dopo un lungo braccio di ferro.  Al contrario, nei paesi usciti dal Patto di Varsavia, i partiti comunisti e post-comunisti sono vicini allannichilimento ed è invece presente una forte destra identitaria e nazionalista, contraria alle imposizioni di Bruxelles, così come guardinga nei confronti della Russia di Putin, per ovvie ragioni storiche. Eil caso della Polonia, retta da Diritto e Giustizia (al governo e con Andrzej Duda nel ruolo di Presidente), e dellUngheria di Viktor Orban. Il forte euroscetticismo di entrambi i governi è, inoltre, superato a destra da forti partiti nazionalisti come Ruch Narodowy e Jobbik, durissimi nei confronti della stessa immigrazione, vista come manna dal cielo da certi partiti della Sinistra europea, anche euroscettici.

In secondo luogo, non bisogna sottovalutare affatto gli anticorpi del sistema europeo contro la propria autodistruzione interna. Un elemento da molti sottovalutato, come la legge elettorale, è la discriminante che ha trasformato il trionfo del Front National nel primo turno delle regionali nella débacle del secondo turno. Il sistema a doppio turno non fa altro che riportare alla luce quanto sopra detto. Nel momento decisivo, nel momento della scelta tra questo sistema europeo e un partito che vuole rivoluzionarlo, sinistra e destra non esistono più e il partito eurista converge nel fronte repubblicanofrancese. Mentre per lestrema sinistra francese votare il Front National contro il comune nemico europeo, non pare essere stato neppure unopzione. Se anche il sistema elettorale non fosse sufficiente, esiste poi sempre la leva del ricatto finanziario. Lintrinseca diabolicità del sistema europeo attuale si vede nella sostanziale impossibilità di uscirne da soli senza il rischio di un forte dissesto economico, come avvenuto in Grecia durante il braccio di ferro tra la Merkel e il duo Tsipras-Varoufakis, con la corsa agli sportelli delle banche e la disponibilità liquida ridotta ai minimi. Tutto ciò può tradursi in veri e propri diktat prossimi al colpo di Stato, come quelli che ha imposto il presidente portoghese Aníbal Cavaco Silva al governo del fronte popolaredella sinistra, dopo essersi rassegnato ad affidargli lesecutivo.

Infine, bisogna chiedersi se veramente esista una unità euroscettica, anche nella pura opposizione al sistema europeo attuale e senza considerare cosa costruire nel futuro, che è molto più complicato. Lalleanza coi socialisti effettuata dalleuroscettico Bloco de Esquerda portoghese e quella plausibile tra Podemos e il PSOE, coi primi che hanno parlato della necessità di un compromesso storico, subito dopo il voto che li ha visti superare la soglia del 20%, fa dubitare delle reali velleità rivoluzionarie di certi movimenti, in special modo di sinistra, probabilmente ancorati a una visione sostanzialmente europeista in chiave anti-nazionalista, per la quale il problema sono le politiche di austerità e non lintera costruzione europea, col suo superamento delle sovranità nazionali e la sua moneta unica. Tendenza di movimenti come Podemos è additare a nemico pubblico la corruzionedella classe politica e finanziaria, condannando quindi non il sistema nel suo complesso, ma la sua degenerazione dovuta a comportamenti immorali e criminali di alcune schegge impazzite, che sarà sufficiente fermare.

Secondo i principali leader di questi movimenti, in realtà, più che di una rivoluzione ci sarebbe bisogno di qualche grossa riforma, e questo crea ovviamente un problema di compatibilità ancor più grosso con partiti decisamente più oltranzisti, comunisti o nazionalisti/identitari che siano.

In sostanza, certe costruzioni semplicistiche o eccessivamente ottimistiche che delineano il progressivo crollo del sistema europeo sotto le spinte centrifughe dei vari euroscetticismi dilaganti in Europa, pur nella loro sicura buona fede, tendono a trascurare la sostanziale incompatibilità storica e strutturale tra partiti accomunati solo e soltanto dal rifiuto per lo stato di cose vigente e non da concrete proposte politiche costruttive. Non si può cancellare facilmente una storia lunga e costellata di parecchi fatti di sangue con il colpo di spugna del tutti contro lEuro. Questo si concretizza in una mancanza di unità nei momenti decisivi che fa sì che i movimenti euroscettici, alla fine, si trovino sempre in minoranza a livello europeo rispetto a una maggioranza eurista eterogenea ma, alla fin fine, unita sui punti fondamentali, cioè la conservazione di Euro e UE a tutti i costi e contro qualsiasi evidenza empirica. Anche gli appelli effettuati da figure unitive come quella delleconomista Alberto Bagnai, apprezzato a destra come a sinistra per le sue tesi contro lEuro e contro questa Europa, non riescono a trovare concretizzazione a livello italiano.

Unica strada percorribile sembra, allora, a destra come a sinistra, quella della coalizione europea; cercare, cioè, di creare un fronte più largo possibile a livello europeo di partiti che si ritrovino daccordo su unagenda, anche parecchio limitata, di punti riguardanti il destino dellEuropa e della zona-Euro e che cerchino di perseguirla di comune accordo nelle rispettive nazioni, ma con un respiro che sia sempre europeo e sempre in unottica di rispetto delle reciproche sovranità nazionali. Tutto ciò, possibilmente con la creazione di veri e propri partiti europei, che possano avviare una competizione seria e ad armi pari contro gli enormi PPE e PSE. Deve essere chiaro, infatti, che l’attuale sistema europeo non è rivoluzionabile in profondità se non tramite una nuova sinergia tra le forze che, nei vari paesi dell’Unione, sognano un’Europa diversa. Le possibilità di successo non stanno in un arroccamento entro i confini nazionali (che, pure, devono mantenere il loro valore) ma in un’alleanza forte e duratura nel tempo tra i popoli europei, che non sta scritto da nessuna parte debba concretarsi in degli utopici e assurdi, oltre che vagamente inquietanti, Stati Uniti d’Europa. In unepoca di grandi attori multipolari, gli Stati e i popoli europei devono trovare la forza di coalizzarsi e cooperare per superare questo monstrum burocratico e oligarchico, lUE, che sta affossando lEuropa, sempre più ridotta al rango di pura colonia, neppure pensabile al di fuori dellottica NATO e del controllo USA.

Se poi sarà possibile uninterazione, un dialogo, una specifica e temporanea posizione comune tra partiti identitari e partiti di sinistra nell’arco di questa battaglia politica, il tempo ce lo dirà, ma per ora i segnali non sono troppo positivi. A sinistra più che a destra tende a prevalere una pregiudiziale antifascista stantia e logora, che non permette di individuare chiaramente le priorità, con lesito di contribuire a castrare le enormi potenzialità delle spinte euroscettiche presenti in tutta Europa.