Patrioti versus Mondialisti: il vero discrimine

Questo breve articolo vuole essere un contributo all’analisi proposta da Ermanno Durantini sui problemi ed il futuro del cosiddetto euroscetticismo (Problemi e futuro dell’euroscetticismo). In particolare l’obiettivo è quello di proporre una riflessione su ciò che dovrebbe distinguere le due categorie (ricordate e opportunamente evidenziate tanto nel succitato articolo quanto in quello di Filippo Deidda, Front National: luci e ombre) indicate da Marine Le Pen quali contendenti dell’attuale macro-scena politica europea: i mondialisti – favorevoli all’Unione Europea, all’EURO, alla BCE, alla progressiva perdita di sovranità da parte degli Stati europei ed alle cosiddette “libertà individuali”, quali l’aborto e le unioni omosessuali – ed i patrioti, ossia coloro che in nome della propria identità nazionale si oppongono all’esistenza ed all’incedere del mostro UE. Una distinzione che ci pare azzeccata dal punto di vista della mera e necessaria semplificazione lessicale, ma che, se non opportunamente interpretata, rischia di rivelarsi superficiale, insufficiente ed errata.  

Infatti, il fronte di coloro che si oppongono alla UE, come già ricordato nell’articolo di Ermanno Durantini, comprende anche formazioni alle quali dell’identità nazionale e del concetto di Patria quale valore da salvaguardare non importa nulla. È il caso di tutti i partiti o movimenti di sinistra – più o meno connotati sul piano della chiarezza ideologica – che in più di una circostanza hanno manifestato dissenso nei confronti della UE o della BCE, i quali, però, solitamente non vanno più in là del solo attacco nei confronti di ciò che interpretano come strumento di oppressione sociale, secondo le logore categorie del comunismo e della lotta di classe o del libertarismo anarcoide.  

Il fronte dei patrioti non può comprendere, dunque, soggetti come lo spagnolo Podemos, il greco Syriza od il molto variegato e composito Movimento 5 Stelle nostrano, certamente non ascrivibile allo schieramento di coloro che combattono in difesa della Patria, in nome dei principi e dei valori della Tradizione, sintetizzati dalle triade Dio-Patria-Famiglia.

Se le categorie destra e sinistra possono sembrare logore e superate – e certamente lo sono, visto che spesso e volentieri i partiti che maggiormente le rappresentano esprimono posizioni sovrapponibili su un buon numero di importanti questioni – tanto da indurre ad assumerne di nuove e più adatte ad indicare su cosa ci si unisca e ci si divida e per cosa si combatta, diventa indispensabile individuare con estrema precisione il discrimine tra un’autentica e assoluta avversione al mondialismo ed una parziale, e sostanzialmente finta, opposizione ad esso.

Innanzitutto, occorre individuare il mondialismo per quello che è e denunciarne il carattere intrinsecamente sovversivo, ossia riconoscere in esso l’espressione di una realtà organizzata che opera contro l’ordine naturale e tutto ciò che da esso dipende e discende, sia sul piano della vita sociale che individuale delle persone (di ogni questione – affinché possa essere compresa, adeguatamente affrontata e risolta – va, infatti, colta l’essenza).

Affinché un ipotetico fronte dei patrioti, capace di operare in maniera organica, possa efficacemente opporsi ai mondialisti, è necessario che alcuni punti, fermi ed irrinunciabili, siano identificati e posti a fondamento dell’agire politico. E dal momento che la politica, nel senso reale e nobile del termine, altro non è che etica sociale, il discrimine tra chi si oppone seriamente e assolutamente al mondialismo e chi, in sostanza, finge di farlo (magari ingannando innanzitutto se stesso) non può che essere costituito dall’etica: l’etica naturale e cristiana, fondata proprio su quell’ordine naturale che il mondialismo ha in odio.

Si obietterà che ciò potrebbe indebolire quantitativamente lo schieramento dei patrioti e rafforzare, di conseguenza, il nemico. Certamente l’adesione all’etica naturale e cristiana comporta uno sforzo che l’attuale umanità, in buona parte debosciata, difficilmente potrebbe compiere. Tuttavia non vi è altro modo per opporsi davvero al mondialismo. Occorre capire che la posta in gioco non riguarda solo la sovranità degli Stati, l’identità nazionale, l’integrità della patria, l’indipendenza monetaria e la prosperità economica della nazione, ma che vi è qualcosa di ancora più grande – e che dà senso ai valori sopra elencati – ad essere minacciato dal mostro mondialista: la sopravvivenza dell’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio (1).

Note

  1. Non ha un gran senso opporsi alla cancellazione delle identità nazionali o alla schiavitù economica e monetaria imposta dal vigente sistema usuraio, se poi ci si dimostra indifferenti (se non addirittura favorevoli) alle aberrazioni dell’omosessualismo e dell’ideologia gender, che promuovono la sovversione del costume sessuale e colpiscono ogni singola persona nella sua intimità, disconoscendo la stessa natura umana: se viene meno l’uomo – creato ad immagine e somiglianza di Dio, ossia padrone di sé attraverso il retto uso delle facoltà superiori dell’intelligenza e della volontà, e liberamente subordinato all’ordine stabilito dal Creatore – nulla ha più senso e non vi è niente per cui valga la pena di lottare.