L’Agoghé Spartana: la (vera) Buona Scuola

L’Agoghé Spartana: la (vera) Buona Scuola

Nei mesi scorsi si è discusso spesso su vantaggi e svantaggi della riforma della cosiddetta “Buona Scuola” di Renzi. Osservando però il generale sbandamento in cui si trovano i giovani italiani, occorre credere che il sistema scolastico abbia qualcosa di intrinsecamente malsano e che quindi una riforma – ipoteticamente migliore delle precedenti, ma che restasse ancorata alla sostanza del sistema educativo radicato nella cultura liberale e progressista – non basterebbe a fermare la grave decadenza che contraddistingue l’istruzione pubblica in Italia.

L’istruzione pubblica italiana: scuola di decadenza

Che l’istruzione pubblica in Italia sia in stato di profonda decadenza è dimostrato dall’osservazione di quale sia il tipo umano che caratterizza le nuove generazioni. Senza difficoltà si può notare, innanzitutto, un grave difetto di disciplina, l’assenza di una rettitudine d’animo che porti all’audacia del vivere. Si seguono mode discutibili, quando non apertamente ridicole, cosa che comporta una trasandatezza esteriore che è riflesso di quella interiore, ossia di uno sbando mentale che porta all’incapacità di pensare e di riflettere, rendendo i giovani docili al “pensiero unico” dominante e pronti a diventare i cittadini beoti di domani, graditi al sistema liberale e progressista.

Alla base di una tale situazione, vi è di certo la difficoltà, da parte di un giovane, di orientarsi in tempi oscuri come quelli che stiamo vivendo, che espongono i ragazzi a subire l’influenza di modelli educativi errati diffusi un po’ ovunque: in famiglia, dai media o dalla scuola [1].

In particolare, è fuor di dubbio che una grande responsabilità nell’opera diseducativa delle nuove generazioni tocchi al sistema scolastico. I nostri figli iniziano ad accedere alle strutture scolastiche dall’età di 3 anni, e lì trascorrono gran parte del loro tempo negli anni in cui va formandosi la loro personalità, dunque è chiaro che quanto avviene nella scuola ha un’enorme importanza sul piano educativo.

Per gli aspetti che interessano il presente scritto, il sistema scolastico nazionale presenta un’ossessione per la nozionistica, per l’aspetto razionale-mnemonico, tutto volto ad una formazione sempre più scientifica, astratta, settoriale, tralasciando placidamente la formazione dell’animo, della rettitudine morale, del coraggio. Pure prevale una boriosa faziosità, stimolata da numerosi docenti “sessantottini”, i quali esaltano ad ogni occasione le “virtù” del laicismo e del progressismo, che indirizzano lo studente all’indifferenza od all’ostilità nei confronti dei valori “profondi”, quelli della pietas religiosa e civile: il culto che si deve a Dio, l’amore ed il rispetto che si devono ai genitori, alla famiglia ed alla Patria, nonché l’attaccamento ai segni esteriori che manifestano questa devozione.

Facile concludere che il prodotto di una simile premessa educativa sarà, con ogni probabilità (grazie a Dio le eccezioni non mancano), un giovane colmo di nozioni spente, aride, con una conoscenza specialistica che lo renderà capace, forse, di fare solo ciò per cui ha studiato. La società odierna tende a specializzare l’individuo, fino a farlo diventare un ingranaggio del sistema, una rotellina intercambiabile. Questo è l’esito a cui si giunge privilegiando una certa educazione che, in realtà, educazione non è, in quanto disconosce le vere necessità educative che la natura umana esige: l’uomo, per realizzare pienamente se stesso, ha bisogno di ricevere un’educazione che lo aiuti a svilupparsi nella sua integralità.

È chiaro che il sistema scolastico attuale è inadeguato e lascia tutti insoddisfatti. I governi che si susseguono propongono continue riforme della scuola, senza mai trovare una soluzione soddisfacente. Si promuovono riforme scolastiche, si cercano sempre fondi, si sperimentano metodi e programmi alla ricerca di soluzioni positive, ma, alla fine e per varie ragioni, l’insoddisfazione rimane.

Sono pochi, purtroppo, quelli che comprendono che ciò che manca al sistema scolastico è ben altro. Quello che occorre alla scuola italiana – affinché sia in grado di formare una gioventù forte, audace, con una solida cultura – è il coraggio di riconoscere la necessità di fondare il sistema educativo sulle solide fondamenta della nostra migliore tradizione nazionale, la quale è greco-romana e cristiana.

Riconoscere ciò significa realizzare programmi coerenti con essa, che siano scevri da ogni compromesso con gli errori filosofici e culturali che, di quelle radici, ne rappresentano la negazione.

Quello che occorrerebbe è un sistema volto anzitutto allo sviluppo di persone rettamente formate sul piano dei principi e dei valori religiosi e morali, persone eticamente solide e, dunque, disciplinate, alle quali poi fornire, a vari livelli, tutte le conoscenze umanistico-letterarie e tecnico-scientifiche che occorrono a completare la formazione scolastica.

L’Aγωγή (Agoghé): Un Modello Degno di Imitazione

Frugando provocatoriamente nella storia, abbiamo ritrovato il modello educativo dell’Aγωγή (Agoghé), la scuola di Sparta.

Lo Stato spartano si rese grande ed unico perché fu inflessibile nel considerare innanzitutto lo sviluppo della persona umana, preoccupazione che veniva prima di ogni altra faccenda. Gli “spartiati” (Σπαρτιάται) [2] compresero l’importanza fondamentale della formazione delle ἀγέλαι, le “mandrie” di fanciulli [3]. Per cui lo scopo dello Stato spartano fu quello di cercare di trarre il meglio da ogni singolo individuo, esaltandone i punti di forza ed irrobustendone i punti deboli. Ogni cosa nell’Aγωγή fu rivolta ad allevare ed educare una razza di eroi, uomini capaci di sopportare e di affrontare con onore la durezza della vita per il bene della Patria.  

L’Aγωγή: il percorso dal Fanciullo al Guerriero

L’Aγωγή fu un’istituzione singolare nell’antichità. A Sparta, questo modello di educazione era collettivo, standardizzato, obbligatorio per tutti i bambini della casta degli spartiati. Chi non fosse riuscito a superare l’addestramento, una volta divenuto adulto, non avrebbe potuto godere di alcun privilegio politico, militare e sociale.

L’Aγωγή iniziava già in tenerissima età. Dopo aver vissuto in famiglia, all’età di 7 anni il fanciullo veniva preso in carico dallo Stato e, da quel momento, sarebbe stato sottoposto ad un’educazione fondata sul contatto con la natura, sull’allenamento fisico, sulla disciplina militare, sull’addestramento alla sopravvivenza e alla guerra. Le arti e la scrittura venivano insegnate, ma in minor misura rispetto a quanto, ad esempio, avveniva ad Atene. Ci si focalizzava sullo sviluppo delle virtù dell’obbedienza, della lealtà e della cooperazione col gruppo [4]. Veniva dunque disprezzato l’amore di sé, il culto dell’individuo, e incoraggiato lo spirito di corpo, l’essere parte di una comunità, di un organismo più alto. Fondamentali erano pure i valori della parsimonia e della frugalità, fino al rifiuto dei lussi. Veniva insegnato il disgusto del bere e i fanciulli venivano appositamente malnutriti [5] e abituati a parlare conciso. Pure non si badava al vestire giacché si indossava solamente una tunica di lana, sia di inverno che d’estate. Così dai 7 fino ai 20 anni, per un totale di 13 anni di addestramento.

Conclusioni

Al termine di un simile percorso educativo, il risultato era quello di aver formato uomini di altissimo valore morale e fisico, su cui poter contare per l’ordinata e sicura vita della Patria. A differenza dei giovani di oggi, i giovani spartani erano capaci di non cedere all’emotività, all’esaltazione che confonde l’azione. Calmo era il controllo nel patire e diretto, pulito ogni gesto, sia nella quotidianità sia nei più drammatici scenari bellici. Se ne ravvede un tipo di uomo certo superiore, capace di vivere come di morire.

Di fatto, fu solo grazie alla rigida e, per alcuni aspetti, crudele formazione dell’Aγωγή che si poté giungere al sacrificio estremo della battaglia delle Termopili, quando soli 300 spartani, qualitativamente eccellenti e finemente addestrati, poterono opporsi in maniera stupefacente alle forze nemiche persiane, dotate di un’imponente superiorità numerica.

La proposta dell’esempio spartano è certamente provocatoria, abbiamo voluto opporre all’attuale sistema scolastico italiano, debosciato e nocivo, un sistema al cui solo pensiero il tipo umano odierno rabbrividisce. È evidente che non è nelle intenzioni di chi scrive proporre il ricorso ad un sistema del tipo qui sopra, a sommi capi, descritto. Ciò che ci pare utile riproporre è la sostanza di quel modello, a nostro avviso ravvisabile nella ferma volontà di forgiare uomini (e donne) formati su alcuni fondamentali ed irrinunciabili punti: austerità, disciplina, altruismo, spirito di sacrificio, cura dello spirito e del corpo (quest’ultimo da coltivare non in senso narcisistico, ma ai fini della salute e dell’efficienza). Virtù riscontrabili anche nell’autentica e migliore tradizione dell’antica Roma. È innanzitutto sullo sviluppo ed il rafforzamento di queste virtù che la vera “buona scuola” deve basare l’educazione dei cittadini di domani. Proviamo ad immaginarne i benefici.

 

Note

[1] Negli ultimi anni è caduto in disuso la leva obbligatoria, probabilmente una delle poche istituzioni davvero formative e utili che erano rimaste.

[2] Gli Spartiati furono la casta aristocratico-guerriera di Sparta. Si chiamavano fra di loro “gli eguali” (Oμοιοι), perché condividevano i medesimi diritti, doveri e persino le medesime sostanze e possedimenti. Agli Spartiati furono sottomessi i Perieci, la casta mercantile-artigianale (priva di diritti politici), dopo la quale veniva quella degli “Iloti” (privi di diritti politici e della libertà), che furono la casta di “sostentamento”, ossia dedita al lavoro dei campi e all’allevamento del bestiame.

[3] Già la parola ἀγέλαι, ovvero “mandrie”, che dal greco indica letteralmente “bestiame”, nasconde il preconcetto che il giovane veniva considerato come una sorta di “tabula rasa”, per cui occorreva che egli fosse indirizzato nella via della disciplina, pena l’assorbire ogni evento della vita senza schemi, giudizi o rigore, il che lascerebbe il giovane in balia degli eventi e con una personalità ambigua.

[4] Inoltre, la condivisione di un tale modo di essere, la condivisione di questa stessa idea legò ogni spartiato all’altro, non come oggi, dove si incentiva l’isolamento, la competizione tra individui che tanto piace al sistema capitalistico.

[5] Spesso nel rancio si offriva carne cruda di maiale con sangue, proprio per abituare il disprezzo alle comodità. Erano appositamente malnutriti perché ci si aspettava che essi si procurassero il cibo rubandolo. Se venivano sorpresi a rubare venivano puniti, non tanto per il rubare ma perché, lasciandosi scoprire, avevano dimostrato una scarsa abilità.