De Maria numquam satis

De Maria numquam satis

De Maria numquam satis, “Di Maria mai abbastanza, così recita un antico detto.

Infatti, di Maria e delle sue profondità non è possibile parlare a sufficienza, con sufficiente dottrina o devozione; tuttavia, è necessario parlare di lei e a lei votarsi per iperdulia, ossia per un tipo di devozione che, pur non essendo adorazione, la quale è dovuta solo a Dio, supera quella di tutti gli angeli e tutti i santi.

In particolare, è mariana la festa del primo gennaio, che secondo la riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, per la quale, seguendo un’antica tradizione che considererebbe il primo gennaio il Natale di Maria, è fissata appunto la festa della Maternità di Maria. Essa sostituisce la precedente festività della circoncisione di Gesù.

Di Maria, come detto, è impossibile svolgere un discorso esaustivo; eppure potremmo trarre, in occasione anche di questa festività, alcuni spunti di riflessione.

La Beata Vergine è infatti la nemica di ogni eresia, secondo un altro antico detto. Dai primi secoli, infatti, alla devozione mariana si associa la più chiara ortodossia dottrinale. Questo vale, in particolare, dal Concilio di Efeso del 431, che pose fine al periodo delle eresie cristologiche, proclamando il dogma di Maria Teothokos, Maria Madre di Dio, con la quale definizione si misero chiaramente alla porta le eresia monofisite, che pretendevano che Nostro Signore non avesse in sé, in una sola persona, due nature, quella umana e quella divina.

Proclamando il dogma della Divina Maternità, l’antico Concilio indicava chiaramente come quindi fosse necessario passare da Maria per arrivare ad una vera devozione e unione al suo tanto umano quanto divino Figlio.

Il suo carattere di nemica dell’eresia riapparirà poi con chiarezza ai tempi del dilagare della Riforma Protestante, che per un malinteso soli Deo gloria negherà il culto degli angeli e dei santi e, con questo, quello mariano.

Maria da allora si ergerà come valico insormontabile tra il mondo cattolico e quello dell’eresia protestante, come segno evidente dell’impossibilità di intercomunione, essendo il culto suo il più necessario e sentito per il buon cattolico, quanto il più osteggiato e rifiutato dal protestante.

Così, le insegne della Vergine non mancheranno di apparire sulle bandiere da guerra della Lega Cattolica, l’alleanza, invitta sul campo di battaglia, degli stati cattolici tedeschi impegnati nella guerra dei trent’anni, nell’ultimo tentativo di ristabilire un’unità imperiale tramite il dominio degli Asburgo sull’area mitteleuropea.

D’altra parte, non fu quella né la prima né l’ultima volta che la Beata Vergine accompagnò le armi cristiane.

Il papa San Pio V, fattore dell’alleanza antiturca che portò al trionfo di Lepanto del 1571, affidò le sorti dello scontro a Maria, domandando all’Europa intera la preghiera del rosario, rendendo così la Madonna della Vittoria patrona e protettrice del continente.

Chissà che, poi, ella non ne sorrida dall’alto, vedendo che la bandiera della sua Europa, quella blu con corona di dodici stelle, la bandiera oggi in uso dall’Unione Europea, sia essa stessa un simbolo mariano, essendo il blu il suo colore proprio e le dodici stelle un riferimento al passo dell’Apocalisse, in cui la donna schiaccerà il serpente che le insidierà il calcagno. Chissà che i burocrati senza Dio che oggi reggono quell’Europa, che ha rifiutato ogni sua anima e radice cristiana, ogni tanto nel deserto del proprio cuore non si ravvedano della propria ipocrisia, ponendo gli occhi su quella bandiera tanto tradita.

Ancora: l’appello a Maria sarà quello principale del Beato Marco d’Aviano, che nel 1683 ispirò le truppe tedesche, polacche e italiane a respingere il nuovo assalto turco contro l’Europa, questa volta infrantosi alle mura di Vienna.

Maria sembra così sommessamente posata a tutela nella Storia del destino, oltre che della Chiesa, di quello d’Europa, dell’Europa di antica cristianità.

Non manca, infatti, nella sua personalità e nel suo ruolo, anche un’implicazione eminentemente politica, coerentemente con la dottrina cattolica tradizionale che rifiuta, come invece affermato dalle varie derivazioni del protestantesimo, di porre una scissione tra il mondo della trascendenza e quello dell’immanenza e di relegare la religione, la fede, a fatto intimo e personale, privo quindi di risvolti sociali e politici.

Questa serie di riflessioni teologiche culminerà poi nell’enciclica Quas Primas di Pio XI del 1924, riguardante la Regalità Sociale di Nostro Signore. Con l’affermazione di tale verità, quella di Cristo Re, Re dell’Universo, Re, perciò, non solo delle anime e dei cuori individuali ma anche di ogni comunità e ogni società, dalla più piccola, ossia la famiglia, alla più grande, ossia la Nazione, è escluso evidentemente ogni possibile apertura al laicismo politico. Essendo infatti veramente Nostro Signore Re, sarebbe inoltre indebito per l’autorità temporale, in sé legittimamente distinta da quella spirituale, prescindere da esso quanto permettere la fioritura di qualunque liberalismo politico, il cui laissez-faire non corrisponderebbe ad altro che un autorizzare l’oblio di tale divino dominio sulla società umana.

In tutto questo, Maria non è esclusa, poiché è stata coronata dal suo Figlio anch’essa Regina dell’Universo, è perciò realmente, seppur adombratamente, regina di ogni società e nazione. Infatti, dal diciannovesimo secolo, dall’avvio del progressivo sgretolamento in Europa dell’ordine tradizionale, le apparizione mariane, oltre che sembrare più frequenti, hanno sempre più sollecitato l’umanità a invertire presto la rotta, a purificarsi tramite la penitenza delle proprie colpe e a volgersi a nuova conversione.

Così, il carattere sanamente e misticamente politico, o metapolitico, di Maria si potè ravvisare con nuova intensità fin dall’apparizione di Rue du Bac a Parigi nel 1830, anno significativo poiché fu quello che vide la caduta del trono restaurato di Carlo X, fratello del decapitato Luigi XVI, in favore del re borghese Luigi Filippo, precursore del liberalismo repubblicano.

La Madonna, oltre a preannunciare la caduta del trono e la venuta di numerose disgrazie, invitò i suoi fedeli a pregarla come Regina del mondo, prefigurando e significando perciò quel suo carattere di dominio sociale e politico.

Questo carattere  non rimase isolato nelle altre manifestazioni mariane avute da allora, basti citare la celeberrima Fatima. In quel 1917, la Santissima Vergine confessava, infatti, che, senza una conversione del mondo al suo Cuore Immacolato e una specifica consacrazione ad esso, la Russia sarebbe stata presto avvolta in un grande male e avrebbe da lì per molto tempo sparso i suoi errori per il mondo, chiaro riferimento alla sovversione comunista che caricava al tempo stesso la nazione russa di molti e grandi auspici.

Non faceva poi mancare, oltre  agli inviti alla conversione e alla penitenza, la visione dell’Inferno e delle anime in esso dannate, a controprova che è senz’altro Maria la garante di una fede osservata nella sua interezza non avendo ella mancato di ricordare nell’età moderna, nell’età che presto sarebbe sboccata nella secolarizzazione assoluta e nell’incredulità, la visione di questo destino tanto tragico e terribile quanto ineluttabile per le anime dei peccatori impenitenti.

De Maria numquam satis si diceva, e queste poche considerazioni, sparse quasi a casaccio, non possono che confermare questo detto, data la loro incompletezza.

Vanno però fatte, quasi a post scriptum, alcune precisazioni.

La devozione di Maria non può tradursi in un pretesto per giustificare eccessi grotteschi; così, va ricordato che Maria non fa magistero e che non ha funzione sacerdotale, per quanto sia la creatura di più alta dignità. Non a lei, ma al consesso degli apostoli, con Pietro come capo, Cristo affidò tali missioni. Maria, nei primi tempi del cristianesimo, partecipava alle messe officiate da questi silenziosamente e sommessamente. Così, le sue apparizioni, pur riconosciute, non costituiscono un magistero, magari alternativo o parallelo a quello ufficiale ed ecclesiastico.

Alla stessa maniera, sarebbe abusivo utilizzare la femminilità di Maria per inventare un cristianesimo femminista, per femminilizzarlo o sostenere che la Chiesa non sarebbe che informata ad una polarità spirituale femminile, vedendovi magari la ripresa di antichi culti legati alla Terra e alla fertilità, come quello di Cibele o di altre figure ctonio-telluriche.

Ciò, in primo luogo, perché tutta la dignità sia di Maria, quanto della Chiesa, derivano da Cristo, e quindi dalla loro sottomissione alla sua personalità divina,. Maria, pur donna massimamente e perfettamente femmina, afferma la propria suprema dignità proclamando la propria propensione e disponibilità a servire, a quel farsi conforme alla superiore volontà divina, conformandosi poi successivamente alla dedizione totale alla vita del Figlio suo.

In secondo luogo, perché la passione odierna di ricercare corrispondenze di dati tra miti e tradizioni antiche e pagane e la storia della salvezza cristiana, quasi che, identificando tali corrispondenze, si debba dedurre che il cristianesimo non sia che una storia tra le tante, dovrebbe apparire assolutamente come priva di senso, per chi è sinceramente e convintamente cristiano.

Se è, infatti, vero che la Rivelazione cristiana ha portato a compimento la Rivelazione contenuta nell’Antico Testamento, aggiungendovi peraltro fatti e contenuti nuovi, si dovrà pur riconoscere che anche la natura umana, operata e creata anch’essa da Dio, avrà portato con sé reminescenze, corrispondenze, immagini, semenze di quella sola Verità contenuta nella rivelazione.

Il cristiano dovrebbe, perciò, vantarsi e non vergognarsi della corrispondenza delle sue feste con le migliori festività pagane, come quelle legate ai cicli della vita e della luce, e non vedere tanto in Maria una figlioletta illegittima di una Cibele o di una Iside o di chissà cos’altro, quanto in quest’ultime vedere immagini ingenue e sbiadite dell’inimitabile opera di Redenzione avvenuta tramite Maria, opera a sua volta armonicamente coincidente col grande tessuto della natura e della spiritualità umana.

Che non si possa, d’altra parte, attribuire un valore assoluto a Maria, facendone e descrivendola insanamente come una forza ctonio-tellurica, volendo seguire i registri di certo tradizionalismo neopagano, basti quanto già detto, che Maria non è assoluta; assoluto è il suo Figlio, a cui è lei relativa, rendendosi eterna poi solo tramite questa relazione di infinito servizio.

Si veda in Maria l’esempio più fulgido dell’obbedienza, lei che, più degna di ogni creatura, accettò di buon grado di sottostare all’autorità di San Giuseppe, suo protettore e veramente capo della Sacra Famiglia.

De Maria numquam satis; come si vede, di ciò che riguarda Maria si potrebbe parlare a lungo, senza un termine, che siano questi pochi richiami alla benevola Regina dell’Universo un augurio di una anno ricco di riflessioni quanto, tramite lei, di numerose Grazie.