La repubblica dei 24mila

La repubblica dei 24mila

La senatrice del Movimento 5 Stelle Serenella Fucksia è l’ultima espulsa, via voto internet, del suo movimento. Poco più di 24 mila voti e più del 92% di consensi alla sua espulsione, perorata da Beppe Grillo.

Questo fatto deve essere fonte di riflessione sulla natura di questo movimento politico e dei suoi consimili sorti in giro per l’Europa. Tra i consimili, si badi bene, sono da escludere il Front National francese e il britannico UKIP.

Il Front National, per quanto abbia variato toni e argomentazioni con il passaggio di gestione da Jean-Marie a Marine Le Pen, è e rimane un movimento politico non populista, ma, bello o brutto che si voglia, un movimento nazionalista. Tale identità la porta difatti ancora nel nome e come tale il Front è temuto dalle élite dirigenti di Francia ed Europa. Lo United Kingdom Independence Party di Nicolas Farage è, invece, un movimento, come si deduce anche qui dal nome, con uno scopo specifico: tenere il Regno Unito fuori dall’integrazione europea. In tale fine esso si esaurisce e la natura della nazione britannica e le sue peculiarità sono le uniche determinanti che ne possono spiegare l’esistenza.

Il Movimento Cinque Stelle, invece, come sempre si può dedurre dal nome, non è nulla, è alcunché, è il vuoto. In tale vuotaggine politica, lo si può associare solo agli spagnoli Podemos (tradotto “noi possiamo”), ossia il nulla iberico in salsa sinistra, e Ciudadanos (tradotto “cittadini”), nulla iberico in salsa destra. Infine, per recarci in Grecia, il Movimento 5 Stelle si può paragonare non tanto alla Syriza di Tsipras (il quale ha un’affiliazione politica ben precisa, ossia il neotrotskismo filoeuropeista, voltafaccia e gabbapopolo), ma piuttosto al nulla politico rappresentato da To Potami (tradotto “Il Fiume”).

Nomina sunt consequentia rerum, dicevano gli antichi. I nomi sono conseguenza delle cose, e perciò è naturale che movimenti vuoti siano dotati di nomi vuoti.

Agere sequitur esse, dicevano i medioevali. L’agire segue l’essere, e se l’essere di tali movimenti è il vuoto, vuota sarà pure la loro azione politica.

Si badi bene: questa non è una critica stizzosa o narcisistica, è la descrizione di una cruda realtà.

Ciò che infatti accomuna questi movimenti è solo il protestarismo generico, non un programma politico. Anzi, se c’è un programma, un’idea politica, questa è la più degenerata di tutte.

Infatti, l’idea propugnata e propulsiva di tali movimenti è che i mali sofferti oggi dai popoli d’Europa, non sarebbero causati tanto dalla democrazia liberale quanto paradossalmente da un’assenza di vera e totale democrazia. Basti vedere, nel contingente, le critiche spesso rivolte dagli esponenti di queste formazioni alle politiche europeiste di austerità fiscale, di assenza di buona politica monetaria, di corruzione ai vertici della funzione pubblica, etc…, .

La panacea presentata dal grillismo per tutti i mali d’Italia in fondo qual è, se non il superamento della democrazia rappresentativa a favore di un sistema di democrazia diretta, da costituirsi grazie ai mezzi misticamente onnipotenti della “rete”?

Scavalcare forse l’elite di governo in favore della “rete” sarebbe una soluzione? Evidentemente no, a meno che non si voglia cadere nel più grottesco utopismo o ritenere che, a mero titolo di esempio, i 24mila che hanno votato sul blog contro la Fucksia siano qualificati in qualche modo di esprimersi sul mandato di un parlamentare.

In questa controversia, si dimostra spinosamente l’assurdo vuoto del Movimento Cinque Stelle, che esime i suoi membri non solo dall’avere una tessera di partito o dall’affrontare una vera militanza politica, ma anche dal dovere di pensare e di ragionare. “Uno vale uno”, questa l’unica professione di fede fatta, che poi uno sia più o meno degno e qualificato dell’altro nulla importa. Essi, infatti, per esemplificare l’inconsistenza di pensiero di questo movimento, da un lato promuovo la Costituzione come Bibbia sacra e intoccabile, come ripetuto in ogni intervento dai parlamentari pentastellati, sostenendo che il continuo trascurare la Costituzione siano le fonti di tutti i guai presenti in Italia; d’altra parte ritengono, in volgare spregio della Costituzione, che l’assenza di vincolo di mandato per i parlamentari, principio cardine della nostra Costituzione, sia un non luogo, non esista.

Un parlamentare eletto per suffragio nazionale dovrebbe sottostare ad una sfiducia virtuale da attuarsi a mandato in corso. Pura follia.

Senza difficoltà si possono aggiungere alcuni quesiti: che autorità hanno i 24 mila che hanno sfiduciato la senatrice? Sono magistrati? Sono forse inquirenti? Sono persone informate sui fatti?

Grillo dice che lei si è tenuta soldi dello stipendio invece di autotassarsi, la senatrice nega e avanza motivi di salute per aver proceduto in ritardo allo svolgimento della donazione che avrebbe comunque effettuato.

Chi ha ragione? Con quale autorità i 24 mila autocostituitisi in giuria hanno deliberato?

Da qui nasce un problema: è possibile gestire un Parlamento o una Nazione intera dal blog? Chi di questi 24 mila ha votato-cliccato studiando seriamente il caso? Chi era veramente esperto della questione? Quanti non hanno votato per pura emotività? Quanti si sono limitati a seguire fiduciosi il loro Beppe nazionale?

A fare spavento è un’altra cosa ancora: tutti sanno che il suddetto  movimento raccoglie diversi milioni di elettori, ma di questi appena 24 mila si degnano di seguirne le vicende sul blog; la cosa è assolutamente normale ed evidente, poiché  la stragrande maggioranza delle persone ha qualcosa da fare nella vita e non può perciò passare tutta la propria esistenza al controllo occhiuto della vita dei propri parlamentari, dei propri eletti, dell’attività dei ministeri, delle commissioni, degli assessorati, etc…

E’ possibile quindi affidare la cosa pubblica a 24 mila sfigati che non hanno letteralmente niente di meglio da fare che passare la propria vita su di un blog? E’ possibile gestire la cosa pubblica tramite l’ordalia moderna del fact-checking?

Evidentemente no. Evidentemente lo Stato va amministrato da uomini di Stato. Evidentemente esporre quest’ultimi al rischio continuo delle fatwe informatiche non fa che rendere ostaggio il potere dell’emotività assoluta dei votanti, quanto di chi è in grado di scagliare e gestire tali fatwe.

Sarebbe questo il modo per liberare prometeicamente il popolo dal giogo del potere, facendo sentire su di esso continuamente il proprio fiato sul collo ?

Evidentemente no, poiché il popolo è oggettivamente incapace di giudicare con cognizione di causa ogni questione gli sia rimessa, come dimostra il caso sopra citato. Milioni di elettori e poi 24mila clic, dei quali, peraltro, sono assolutamente dubbie le ragioni del voto, che  possono sempre cadere nella più bieca opinione ed emotività. Se non nel parere, “mi pare che sia Grillo ad aver ragione”.

Questo ancora per dire che questi movimenti di nichilismo politico e anarcodemocrazia non possono essere in alcun modo considerati interlocutori politici, la loro opposizione al “sistema” o a certi aspetti che, delle attuali politiche messe in atto in Europa, possono risultare criticabili sono viceversa strettissimamente funzionali alla sopravvivenza di tale sistema.

In primo luogo, perché neutralizzano lo scontento delle masse, distogliendole da movimenti di opposizione seria e radicale, e perciò sembra lecito pensare che la loro stessa esistenza sia stata pianificata, non tanto dalla demiurgica mente illuminata di un sapiente guru (in questo caso il pubblicitario Casaleggio), quanto da un progetto stilato a tavolino per le nazioni che più avrebbero sofferto alcuni certe politiche europee (Italia, Spagna, Grecia). Inoltre, perché, come già detto e come intuibile, essi non sono portatori di nulla di diverso da quanto attualmente regge l’attuale sistema di governo, ossia attribuiscono i disfunzionamenti del democraticismo liberale proprio ad un deficit di democraticità liberale, che affetterebbe i singoli Stati nazionali e le istituzioni europee sovranazionali e che  si potrebbe superare solo con l’iperdemocrazia della rete, la democrazia diretta.

Il tutto perpetuando l’inganno per il quale, dove il popolo pensa di governare, esso è in realtà spogliato di ogni potere. Infatti, come è facile immaginare, essendo utopistico e impossibile governare uno Stato moderno da un blog, ogni decisione sarebbe sempre più rimessa ad organismi tecnici e il blog stesso sempre più influenzabile dal mondo massmediatico, dal quale i non addetti ai lavori dello Stato traggono le proprie informazioni. Nell’impossibilità di deliberare continuamente con cognizione di causa su tutto, il popolo, pur chiamato a votare su tutto, non voterebbe verosimilmente su niente; al più, voterebbero i 24 mila nullafacenti, che hanno il buon tempo di perder tempo a leggere ogni rigo del blog di Grillo, e che per questo sarebbero i depositari della Verità e dei destini della Nazione.

La menzogna della democrazia diretta, nei tempi moderni, è la più grande truffa politica che si possa concepire e di tal fatta sono tutti gli altri movimenti ideologicamente nulli, di natura contestataria, peroranti il cambiamento dal basso. Tutti degenerazioni della politica e del vivere civile. Tutti utili idioti.