Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia

Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia

Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, scriveva già più di mezzo secolo fa Allen Ginsberg, nel suo poema Howl. È strano che qualche verso ben scritto, anche decenni addietro, e con significati totalmente diversi da quelli pensati dallautore, possa un giorno divenire profetico. Ginsberg voleva dire cose del tutto diverse, era un altro tempo, era un altro mondo, ma la sua frase in un modo o nellaltro resterà.

Oggi, non si può non notare come i disturbi psicologici siano in costante aumento nella nostra società occidentale e i misteri della mente sembrano destinati a restare sempre più insondabili, se oggi più che mai linconscio sembra una struttura ermeticamente chiusa in milioni di singole monadi, con un loro credo, una loro convinzione e un loro mondo, che non sempre coincide con il mondo reale.

Sì, perché il mondo reale esiste, nella sua pragmatica concretezza, e presenta sempre il conto a quanti, senza loro colpa, cercano di costruire vie di fuga migliori, ideali, ma che, tuttavia, non esistono. LOrganizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 2011, lanciava lallarme sul preoccupante aumento dei disturbi mentali tra la popolazione occidentale, segnalando che con tutta probabilità per il 2020 il fenomeno acquisirà proporzioni ancora più drammatiche, sino a creare una società sempre più disturbata, soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione. Secondo lOMS, le autorità dovrebbero intervenire tempestivamente per arginare linsorgere di questi disturbi, che sempre di più acquisiscono una dimensione pubblica che non è più possibile ignorare. Secondo lorganismo, è necessario che le neuroscienze continuino ad indagare le origini dei disturbi, per comprendere a fondo come costruire una società più “sana, con tutte le ambiguità che questo termine può comportare.

Ma, ci si potrebbe chiedere, come siamo giunti a questo punto? E perché, da un punto di vista sociologico, sempre più giovani mostrano fragilità, dubbi, incertezze, ansie e paure? Si tratta, forse, del senso di vertigine di fronte ad un mondo sempre più complesso, ad una realtà in divenire che, necessariamente, spiazza losservatore e lo disorienta, in specie se si tratta di giovani che non possono ancora avere gli strumenti necessari ad affrontare le sfide del futuro.

Può essere, ancora, la perdita di punti di riferimento di una società – quella occidentale che tramite lauto-annientamento di ogni solida prospettiva di pensiero, non riesce ad offrire ai giovani più alcuna stabilità sociale e quindi psicologica. Se non si riesce a concepire una società come comunità, e non solo come insieme di Istituzioni regolatrici di interessi, non si riuscirà, per necessità, a costruire un tessuto sociale integrato e che quindi possa vantare una stabilità, anche mentale, che in molti sembra ormai vacillare. Se non si riesce a ripensare la società come luogo del pensiero e dellidentità di popolo, e non al contrario come luogo del vuoto”, della neutralità e del distacco, non si potrà pretendere di immaginare un futuro di razionalità condivisa. Se luomo è un animale politico, è necessario che la sua politicità si iscriva in un contesto sociale più ampio, condiviso, e per ciò stesso stabile. Lemergere di forme di chiusura psicologica, di ripiegamento su se stessi come fuga dal reale, di dissociazione della personalità e di ansia sociale, non sembrano altro che il campanello dallarme di una società che sta perdendo le sue stesse fondamenta.

Il declino della ragione non può che essere passato attraverso la destrutturazione del terreno comune che fondava lessere sociale delluomo, la sua politicità, e quindi una parte integrante della sua stessa essenza. E come la follia è sempre fuga, ed è spesso la creazione di un mondo irreale per soppiantare il nostro attraverso processi di rimozione e riscrittura, il conseguente formarsi di monadi isolate e in pretesa autosufficienti non può che ascrivere ad una forma di destrutturazione dei caratteri fondamentali della società.

Lesasperata ansia di neutralità, lestrema voglia di ignavia, un pensiero debole spinto sino a rifiutare ogni posizione a beneficio del compromesso politicamente corretto, uno Stato che, pur di non mostrare alcuna appartenenza identitaria, voglia piuttosto essere vuota struttura, sono tutte concause di un processo in atto da decenni, di cui i giovani di cui parla lOMS non sono che le ultime vittime inconsapevoli. Generazioni cresciute a pensiero debole e laicità, cui è stato fatto disimparare il valore della comunanza sociale in favore di un egualitarismo dei diritti soggettivi, che altro non è che individualismo impazzito, senza giustificazione teorica e senza scopo, non sono sfuggite al senso di vertigine che, di fronte alla complessità di un contesto sociale che in apparenza si è completamente smarrito, coglie sempre più soggetti.

Certo, se non vogliamo continuare a vedere le migliori menti della nostra generazione distrutte dalla pazzia, come diceva il poeta citato poco sopra, non è sufficiente prendere atto del fenomeno e sperare che passi. Non è nemmeno sufficiente lenire i sintomi di queste sempre crescenti fragilità quasi patologiche, se non si colgono le profonde cause del problema. Se vogliamo, almeno noi, essere razionali, non possiamo illuderci che certe cose semplicemente passeranno come le piogge, o che in fondo si tratta solamente della diversa espressione della personalità di ognuno. I problemi non si rimuovono, si affrontano. E forse, come Occidente e come Europa, potrebbe essere utile partire dallumiltà di riconoscere di aver sbagliato tutto, e ricominciare quindi a ripensare il futuro.