“Il Cerchio” di Dave Eggers

“Il Cerchio” di Dave Eggers

“Non fai più nulla di interessante. Non vedi niente, non dici niente. Il curioso paradosso è che credi di essere al centro delle cose, e che questo renda più valide le tue opinioni, mentre tu, personalmente, stai diventando meno vivace e meno vitale. Scommetto che da mesi non fai altro che guardare uno schermo”.

Ci sono romanzi la cui capacità di gettare uno sguardo lucido sul presente è disarmante. Simile a un pugno allo stomaco, la storia raccontata da Dave Eggers nel suo “The Circle”, editato in Italia da Mondadori ed uscito nel 2013, è straordinariamente realistica e, al contempo, agghiacciante. Riprendendo il filone distopico, i cui maggiori interpreti nel novecento sono stati senz’altro Orwell e Huxley, nel romanzo viene narrata la storia della giovane Mae, la quale viene assunta grazie ad un’amica in una società di gestione di informazioni web, il Cerchio, appunto. Qui, la nostra verrà mano a mano trasformata da un ambiente lavorativo totalmente innovativo e all’avanguardia, il cui obiettivo è la totale (e totalizzante) interconnessione e trasparenza dei dipendenti, attraverso l’uso dei social network e di internet.

Proprio i social network e internet sono l’aspetto centrale affrontato e approfondito da Eggers. E’ possibile costruire un mondo integralmente trasparente e interconnesso, dove tutti hanno il diritto di sapere tutto di tutti, possono condividere le esperienze esistenziali di chiunque e possono visitare virtualmente ogni luogo, senza i limiti dettati dal mondo fisico? Questa sembra essere la domanda di fondo che anima la missione dei tre creatori del Cerchio, il fine ultimo che anima l’intensa attività di progettazione e produzione di software realizzati dall’azienda. Questo programma di dominio totale dell’esistente si disvela a poco a poco, gettando il lettore nell’inquietudine una pagina dopo l’altra. Si apre allora uno squarcio sulla realtà contemporanea, che ci mostra come, avendo perso la sfida del controllo fisico sul reale, l’uomo contemporaneo sfida i limiti imposti da Dio e dalla natura, cercando di raggiungere attraverso internet e il web 2.0 la propria definitiva emancipazione.

Ad essere coinvolti da una simile rivoluzione sono, innanzitutto, i rapporti umani. Il silenzio e la riservatezza, il segreto, lo spazio personale dove si svolge la propria identità, sono visti con sospetto e sono ritenuti sintomatici di una certa malvagità o, peggio, di infelicità. Ogni esperienza deve essere condivisa, commentata e messa di fronte a tutti. Ne emerge, dal punto di vista antropologico, una società di ansiosi manichini al servizio di un profitto mai goduto liberamente e individualmente da alcuno, se non sotto forma di like messi sotto al post o alla foto condivisa in qualche piattaforma sociale. Curare il proprio account diviene attività preminente, il successo si misura nella quantità di contatti virtuali, l’amore e l’amicizia sono ridotti a meri dati informatici da inserire nei flussi elettronici. Non vi è spazio per una trasgressione o una ribellione che non rientrino in qualche programma di controllo di efficienza del sistema.

Anche il mondo del lavoro viene stravolto. Il lavoratore non abita più una Patria, non ha più legami con una terra, non gode di orizzonti naturali che non siano quelli visibili attraverso una telecamera, accessibile a tutti attraverso il web. Il dipendente del Cerchio ha perso la famiglia e gli amici; ora è un abitante dell’azienda, vive nell’azienda, di essa é parte vitale e ingranaggio, il tutto per scelta volontaria. Il consenso prestato nel contratto si trasforma in un patto stretto col diavolo. Nello svolgersi della storia, Mae si distacca dai cari, smette di pagaiare nel lago col kayak, diviene insensibile al piacere di una esistenza autentica. Fuori dal Cerchio, tutto sembra essere morto perché appartenente ad un passato da superare. La definitiva rottura con la vita reale avviene con il contrasto insanabile che Mae ha con i vecchi genitori  e il suo ex ragazzo, non a caso un artigiano.

Non vogliamo dire altro per non rovinare il piacere della lettura. Quello che preme sottolineare, é come questo romanzo vada letto non per passatempo, o svago. Il Cerchio di Eggers é uno scenario di guerra, troppo reale per essere vero, troppo vicino per non scuotere la nostra sensibilità. E, come tale, non può che essere una pietra di inciampo per gettare uno sguardo alla nostra vita, per comprendere dalla parte di chi, o per che cosa, stiamo combattendo.