Umbria, terra di sant-oni

Umbria, terra di sant-oni

Le Messe del pomeriggio sono deserte. Si prega e la voce fa eco. Tre o quattro anziane, nessuna col velo. Le donne giovani sono al lavoro. Speranza breve. Passa un’ora e sciamano tutte all’appuntamento sacro: l’apertura dei negozi.

La domenica, tediosa abitudine distratta, si celebra una fede flebile e spaurita; si riempiono i centri commerciali, a stento le panche delle chiese. Compare qualche uomo. Il vero rito è lo shopping; la celebrazione solenne, cancellata in parrocchia, è l’apertura, affollatissima, della nuova Coop.

La terra dei santi, malgrado tutto, pullula di devoti.

Ha furtivamente, inarrestabilmente sostituito la magia al sacerdozio, la “santeria” ai santi, la pozione al rosario, le “formule” alla preghiera, il corno rosso alla benedizione, l’erba magica all’ostia, lo scongiuro al segno di croce.

Umbria. Ottocentomila abitanti, tantissimi anziani, quindicimila clienti dei maghi, adepti incauti e involontari del “nemico” o suoi servi volenterosi, avvedutissimi e arricchiti.

La scuola del Nulla Farabutto istiga, in modo sottile, ma non troppo.

Il programma delle elementari prevede i festeggiamenti di Halloween.

Dove il male? Ragni neri, mummie, magie. Un gioco! Sorride la mamma che, soddisfatta e fiera, accompagna a scuola il suo piccolo zombie. Anche la strega è simpatica e buona.

La maestra, la stessa delle bandierine arcobaleno, consegna alla bambina il diploma di maghetta del giorno! Lo ha meritato…è brava! Sa fare le pozioni! Le pozioni risolvono i guai, curano le malattie, offrono una inaspettata quanto veloce via d’uscita!

La pro loco ha organizzato, per il pomeriggio, la festa delle mascherine orride. I bambini sono tutti presenti, i genitori tranquilli, qualche sacerdote ha aperto la sacrestia al gioioso happening del diavolo,  ”ecchessaràmmaiiiii!”

Oggi, i quindicimila umbri che credono di trovare nel mago quel che non cercano (e quando lo cercano, spesso non lo trovano!) nel prete, spendono sette milioni di euro in esoterismo; domani, siatene certi, qualcosa in più. La vorticosa somarizzazione di massa non è sterile, la nuova pastorale si!

“Cristo nel tabernacolo”, si lamenta il vecchio sacerdote in talare, “viene lasciato sempre più solo. Non trovo mai nessuno a pregare qui davanti“. “Mai nessuno”, ripete. ”Che scandalo!” Scuote la testa. Ci lascia.

Segno di croce davanti al Santissimo. Usciamo. Risuonano i passi nel paesino che sembra un presepe. Intorno il deserto, come in chiesa. Bambini non ne nascono più.

Magica Umbria disperata.