Altri muri sorgeranno

Altri muri sorgeranno

“Non c’è nessun muro che possa fermare questa marcia”. Lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della CEI, a margine della messa dell’Epifania, parlando del tema dei migranti e delle frontiere che si stanno richiudendo in Europa. “Non possiamo fermare le marce dei popoli, soprattutto da Sud verso il Nord del mondo – ha spiegato – o  comunque dalla moltitudine dei poveri, dei feriti, di coloro che vivono drammi di guerra e di violenza, di persecuzione per la fede, verso paesi che si spera possano offrire un domani migliore e una libertà più vera.”

http://genova.repubblica.it/cronaca/2016/01/06/news/bagnasco_i_magi_come_i_migranti_i_popoli_si_spostano_in_una_marcia_universale_-130703889/

Il Cardinale dovrebbe spiegare ai cattolici in quale passo del Vangelo sta scritto che i popoli della terra debbano “marciare” sugli Stati nazionali d’Europa senza il benché minimo invito da parte delle autorità governative e senza, soprattutto, il benestare della stragrande maggioranza dei popoli che dovrebbero accoglierli. Il Cardinale, ovviamente di proposito, utilizza il termine “marcia”, in sostituzione del più consono “invasione”. Nel Vangelo non c’è alcun invito all’invasione, né alcun proponimento di sovversione dell’ordine dato da Dio alle naturali differenze di ordine etnico esistenti fra gli uomini della Terra.

Questo servitore del Signore, dall’alto del suo pulpito, farebbe bene, giusto per dare l’esempio a tutti coloro che si ostinano a pensarla come lui, ad aprire le porte di Città del Vaticano a tutti i popoli in marcia dell’intero terzo mondo. Anzi, già che c’è, a ritirare tutti i missionari presenti in Africa: d’altra parte, sembra ormai evidente che la Chiesa abbia abbandonato ogni proposito di conversione nei confronti di tutte le genti che professano altri credi religiosi e, soprattutto, qualsiasi intenzione di aiuto nelle terre da dove queste “marce benedette” prendono il via.

Farebbe ancor meglio l’alto prelato, magari il prossimo capodanno, a trascorrere una serata in compagnia delle donne tedesche in una città a scelta fra Colonia, Monaco o Amburgo, per constatare coi suoi occhi quanto questa “marcia dei popoli” sia di sostegno all’intero mondo occidentale. Le centinaia di donne molestate da nordafricani potrebbero senz’altro accompagnarlo in un giro turistico che potrebbe senz’altro accrescere il suo interesse per la società multietnica e multiculturale!

Nel Vangelo leggo che devo amare il prossimo mio come me stesso, caro Cardinal Bagnasco.

E qui sta il grande equivoco: chi è mai il prossimo mio? Leggo dal dizionario Treccani: “molto vicino, che si trova a brevissima distanza”. Sono lombardo, italiano, europeo. In ordine di vicinanza, il mio prossimo è il mio familiare, il mio vicino, il mio concittadino, il mio compatriota: è a loro che, in via del tutto prioritaria, devo il mio aiuto in caso di necessità. L’africano ha tutto il mio rispetto, ma, francamente, non è il mio prossimo. Se ne ho voglia, e soprattutto se ne ho la possibilità, lo aiuto a casa sua.

Altri muri sorgeranno spontaneamente, a dispetto dei suoi pruriti “umanitaristici”, quale ultima legittima difesa dei popoli europei, che vedono minacciata la loro stessa sopravvivenza e il futuro dei loro figli e nipoti.