Cronache da un agriturismo

Cronache da un agriturismo

Sono diventata sociologa! Diciotto anni di lavoro, ma eccomi qui in tutto il mio splendore di sociologa da campo, sociologa da battaglia, sociologa honoris causa!

Ho studiato nel mio agriturismo. Mai messo piede in un’aula universitaria di sociologia, ma, come Napoleone, mi autoproclamo, non imperatrice, ma più modestamente dottoressa in studi sociologici! D’altronde, credo che, se hanno concesso il Nobel per la letteratura a Dario Fo, destando dall’eterno riposo schiere di autentici letterati, perché qualcuno dovrebbe impugnare la mia autoconsacrazione?

In realtà, ero una predestinata! Numerosi i mestieri che consentono uno sguardo ampio ed accurato sulla società, ma io mi sono ritrovata tra le mani un piccolo albergo con ristorante, e dunque due grandi oblò sul mondo, due osservatori perfetti, due torri di controllo ineguagliabili, due palcoscenici impareggiabili, dove  attori di ogni genere, ceto, classe, stile e portafoglio si sono succeduti negli anni recitando, purtroppo e per fortuna, senza inibizione alcuna! A loro devo la mia autoproclamazione, preceduta dalla scoperta di un’Italia popolata non tanto di leopardiana gente”zotica e vil” (personaggi che Blondet, con sintesi perfetta, ha definito ”barbari col telefonino”), ma di adolescenti di ogni età, di bambinoni cinquantenni, di arroganti signorotti senza feudo. Costoro, distrutte scuola e famiglia, preservato con tenacia da tradizionalisti l’odio atavico per la disciplina, tipico della nostra stirpe, sono ormai in completa balia di se stessi e del loro ciclopico ego. E meno male che c’è rimasto l’ego ad esser ciclopico, perché, per il resto, tutto appare microscopico, piccino piccino, persino insignificante.

Prendiamo, ad esempio, la gagliardia! Che direste se vi racconto che giovanottoni con moglie e figli a carico, arrivati di sera nel mio locale, hanno deciso di ripartire subito perché “Non mi ero reso conto che la notte fosse così buia. Sa, a Roma il buio vero non lo abbiamo mai e sinceramente ho paura…”?

Ok, niente gagliardia…l’italiano medio ha coraggio, ma è la fifa che lo frega!

Vogliamo testare, nell’attesa di una rivoluzione o almeno di un cambiamento, la capacità di adattamento, l’onestà, lo stile dei nostri compatrioti? Eccoci qua! Dunque, si diceva, la rivoluzione, con chi la vorreste fare la rivoluzione? Con maturi cinquantenni? Forse con quello che, a tavola con amici, dà ripetutamente della “stron…” alla vecchia madre che lo ha urtato? La facciamo col paparino, che induce il figlio di sei anni a rubare il gelato nel bar incustodito, “Mica lo vorrai pagà, non vedi che non c’è nessuno!”?

A chi ci vogliamo rivolgere per migliorare lo sfacelo che ci circonda? Cominciamo a rimettere le cose al loro posto, fidandoci del padre che consente ai suoi ragazzi di sfottere la nonna dall’udito debole? Con quali madri educhiamo i pargoli? Con le signore che, saltata la luce in sala, si precipitano al bar, borsa mia fatti capanna, a saccheggiare il saccheggiabile? Con chi impostiamo il cambiamento? Con l’allegra famigliola che insulta – “anvedi sta vecchia!” – l’anziana ospite in piscina? Oppure, vogliamo provare a ripartire dalla mammina che assicura alla signora settantenne, malamente trattata dal figlio di vent’anni, che “noi a casa siamo abituati così”?

Davvero vogliamo cambiare l’Italia con gente che, a quarant’anni, davanti a moglie e figli, confessa di temere una notte stellata? E che dire della donna che, labbrone d’ordinanza, dà letteralmente di matto se la temperatura della sua camera rimane di poco al di sotto dei 30 gradi? Vogliamo parlare di sacrificio o di lavoro con queste femmine d’appartamento, brutalmente plastificate, incapaci d’affrontare l’età così come pomeriggi meno caldi di quelli di Casablanca? Le vedessero le nostre bisnonne della guerra e da otto figli a testa!

Chi ci guiderà dalla notte all’alba? L’italico maschio, moglie a casa o divorziato (si vive una volta sola!), agli ordini della pretenziosa badante moldava del nonno? O l’esercito dei frustrati che, incapaci di dominarsi di fronte ad un qualunque piccolo disguido o per una microscopica frustrazione, ti assillano in albergo e ti calunniano in rete?

Mai appresa la buona educazione che un tempo consentiva di destreggiarsi in pubblico grazie a modi ed atteggiamenti precisi, standardizzati, l’italiano medio mostra lo stesso stile e lo stesso dominio di sé di un neofita su un cavallo imbizzarrito, anzi, neppure sospetta più che quel cavallo lo dovrebbe domare, acquietare e vincere. Né il limite del soldato, né quello del gentiluomo!

La povera sociologa honoris causa, che senza perdere l’onore combatte una causa persa, si ritrova sempre più spesso ad ospitare adulti con la personalità raffazzonata di teenager disturbati, bruti altalenanti tra istinti senza domatore e desideri senza educazione.

Speravate un giorno di incontrare l’eccellenza? Fareste bene ad accontentarvi della normalità, ormai anche questa dote rarissima! Aspirate, per caso, all’eleganza? Ringraziate il Cielo e baciate la terra, se mai vi imbatterete in un abbozzo di buone maniere! L’onestà? Addirittura l’onestà? Ingordi! Di grazia, se scoverete tracce di correttezza! Arditezza e coraggio? Uh uh, che pretese! Ma dove (e, soprattutto, quando) credete di essere? Qui (oggi!) latita anche un accenno di carattere, un indizio di personalità!

Con chi lo combattiamo il terrorismo islamico, con chi arginiamo l’arroganza dei clandestini, con chi affrontiamo la feccia nostrana?

Una società di donnine piccole piccole con le labbra grosse e gli zigomi gonfi, di mamme più arroganti del loro incontenibile figlio unico, un’Italietta di omini palestrati, col sopracciglio da diva anni Trenta e con tanta, tanta paura del buio!

Dovremmo essere i fieri discendenti dei legionari di Roma e, invece, siamo solo i pronipoti, non raramente strafatti, dei loro schiavi.

Buon sangue non mente!