Lupi travestiti da agnelli

Lupi travestiti da agnelli

“#unionicivili: vogliamo una buona legge e rapidamente. Diciamo no all’affido condiviso. L’adozione è un diritto dei bambini, non dei genitori “

Così uno degli ultimi tweet di Maurizio Lupi, circa le ultime proposte del DDL Cirinnà in tema di famiglia e unioni civili.

Si può ben notare la prima parte del tweet, e numerose esternazioni simili se ne trovano espresse da quasi tutti gli altri esponenti politici della cosiddetta Area Popolare, che accetta di per sé il fatto che sia avallabile un progetto di unioni civili, una specie di matrimonio di serie B per coppie omo ed etero.

Si rifiuta l’adozione e la pratica dell’utero in affitto, ma ciò che si nota macroscopicamente è un’altra cosa, l’aver mutato posizione, nell’arco di neanche di una decina d’anni, se si pensa alle proposte simili fatte dal governo Prodi come punto di riferimento; l’esser passati dal definire la famiglia un “valore non negoziabile”, rifiutando quindi l’istituzione di qualunque altro istituto all’infuori dell’unico naturale, ossia, ovviamente, il matrimonio, ad una posizione fluida, liquida, dialogante, di negoziabilità appunto.

Negoziabilità dell’innegoziabile. Si vedono qui tutte le criticità di quell’area politica di ispirazione cristiano-democratica, che pretende di poter difendere i principi base della tradizione cristiana e della legge di natura, oltre che del buon senso, accordandosi coi suoi espliciti nemici.

Ritorna alla mente quel detto acuto e amaro di Leo Longanesi, per il quale, già dalla denominazione di Democrazia Cristiana, per il nuovo partito dei cattolici del dopoguerra si vedeva l’abbraccio di due fedi, quella giacobina e quella cattolica, e nell’abbraccio lo svilimento di entrambe.

Eppure, il cristianesimo è un assoluto, e quindi o è tutto o non è e, in questa vicenda, si dimostra chiaramente come quella di Lupi&company non sia politica cattolica.

E’ politica conservatrice, cauta, rallentatrice di un progetto di dissoluzione e degradazione di cui si è comunque complici, poiché rallentare non è opporsi, non è mettersi su di una linea di condotta avversa e antitetica a quella errata, è invece seguire l’errore in maniera pavida e titubante.

Si badi poi bene a non cadere nella perversa logica del male minore, poiché tale logica è due volte riprovevole, una volta poiché perdente e una volta poiché in sé perversa.

Logica perdente perché l’esperienza dimostra che, in pressoché tutte le nazioni in cui sono state concesse le adozioni per coppie omosessuali e, a queste, il “matrimonio”, il terreno era stato preparato prima dall’istituzione di altre forme di unioni civili.

Qualunque proposta in tal senso non può che essere concepita, come sempre infatti ripetuto dagli stessi caldeggiatori di tali iniziative, come un tappa per l’omologazione completa e per l’adozione. Si tratta chiaramente un piano inclinato: oggi le unioni, domani, quando gli arretrati italiani si saranno abituati, le adozioni.

Il tutto è fin troppo chiaramente il vecchio gioco di quella contrattazione da suq arabo, che chiede cento al proprio interlocutore per ottenere cinquanta. Per avere oggi le unioni civili si pretendono anche le adozioni, l’opposizione grida, strepita, invoca i diritti del bambino, e intanto concede ciò che annulla l’intangibilità del matrimonio e con essa apre le porte a qualunque seguito immaginabile, poiché ormai è mancato il principio e, si sa, senza i principi, nulla resta.

Logica perversa, poiché è indegno per chi si definisce cattolico puntare al male minore. Il male non è mai un’opzione per chi vuole fare una politica veramente cristiana, il bene solo può essere un fine, come più volte è annunciato nella Sacra Scrittura, ribadito dal Magistero, insegnato dai Dotti e dai Padri, testimoniato dai martiri, i quali certo non ragionarono in una prospettiva di negoziabilità o di male minore.

Ecco, quindi, i veri lupi travestiti da agnelli dai quali ci ammonisce il Vangelo. Non solo chi chiaramente avversa la famiglia e la legge naturale, quanto anche e sicuramente chi si fa paladino della famiglia, si appiccica addosso patenti ed etichette di cattolicità e poi è pronto a fare di tutto ciò, compreso ciò che ieri  era detto irrinunciabile, negozio e mercimonio politico, con una miopia sul prossimo futuro che, date le già ricordate evidenze delle altre nazioni europee, si può spiegare solo tramite l’ipocrisia o tramite un’assoluta dabbenaggine politica e personale.