Breaking news di Frank Schatzing

Breaking news di Frank Schatzing

Parlare della storia del conflitto fra Israele e Palestina con lucidità e obiettività, soprattutto nel contesto di un romanzo, può sembrare cosa assai ardua. L’impresa, però, sembra essere brillantemente riuscita a Frank Schatzing, divenuto famoso grazie al best seller “Il Quinto Giorno”. Lo scrittore di Colonia, nel suo “Breaking News”, ed. Nord, mette in scena una spy-story avvincente e ricca di pathos, e al contempo ricostruisce in modo particolareggiato, anche se mai pedante, la tormentata storia della nascita dello Stato di Israele a discapito dei palestinesi, dal tempo del mandato britannico fino ai giorni nostri. Un’opera intensa, caratterizzata da una prosa veloce e scorrevole, capace di trascinare il lettore all’interno di un conflitto che ci coinvolge tutti, nel bene e nel male.

L’intreccio può apparire abbastanza complesso: sulla scena troviamo, infatti, un giornalista tedesco a caccia di notizie per risollevare la propria carriera, coinvolto in una guerra tra politica e servizi segreti nei giorni nostri; ma anche la storia di tre personaggi israeliani, uniti dall’essere cresciuti nello stesso kibbutz negli anni ’30 e divisi dal destino personale, che li porterà ad essere rispettivamente un agricoltore, un politico e un rabbino estremista; ma anche la storia di un agente segreto, che mano a mano farà carriera, con tutta la panoplia di comportamenti inumani, basati sulla ben nota regola della ragion di governo. Sullo sfondo vengono narrati i principali episodi storici dello Stato fondato da Ben Gurion, noti e meno noti, raccontati con la necessaria crudezza e senza censure. Ma la trama scorre liscia e non si ha difficoltà a tenere il filo di una polifonia di vicende magistralmente orchestrate dall’autore.

Tra le varie tematiche affrontate nelle oltre 1000 pagine del romanzo, due sembrano essere maggiormente interessanti, forse perché sono da sempre state avvolte dalla nebbia dovuta alla censura autoimposta dai governi e dalla propaganda dei regimi democratici occidentali.  Innanzitutto, viene sottolineata l’origine politica e non religiosa del sionismo e l’influenza che una tale ideologia, laica e socialista, ha avuto sui primi insediamenti ebraici in Palestina ai tempi del mandato britannico. La componente religiosa, messianica e ultraortodossa, avrebbe preso il sopravvento solo in un momento successivo alla nascita di Israele, facendo leva soprattutto sulle colonie abusivamente sorte al di fuori dei confini stabiliti e causa delle maggiori violenti contese con la popolazione arabo-palestinese. Quest’ultima ha dato vita a movimenti terroristici che hanno da sempre impedito qualsiasi possibilità di apertura e tolleranza verso i palestinesi, mettendosi di traverso nelle politiche di governo e influenzando negativamente scelte che migliaia di innocenti hanno pagato con la vita.

Il secondo aspetto, consequenziale al primo, è la vera e propria ossessione per il controllo e la sicurezza, prodromica alla nascita di quel senso di alienazione nei cittadini israeliani, la cui maggioranza sembra essere distaccata dalle vicende governative e vittima della propria scellerata chiusura. Alcuni personaggi sembrano non veder l’ora di emigrare. Altri sembrano aver perso le speranze, lasciando trasparire nelle loro parole il senso del fallimento e della sconfitta. E’ un Israele cupo e triste, quello descritto da Schatzing. Il Male di cui si è fatto portatore, si pensi alle tragiche vicende di Sabra e Shatila, rimarranno per sempre impresse nell’animo del popolo ebraico, come una condanna che la Storia sembra aver sancito al progetto di usurpare la Terra Santa per la costruzione di un fantomatico Eretz Israel che, forse, non vedrà mai la luce.

Insomma, ci troviamo di fronte ad un romanzo da leggere assolutamente, non solo per la piacevolezza della trama, ma anche per l’importanza delle tematiche trattate, affrontate con una schiettezza priva di retorica e referenza nei confronti di una vicenda che ha visto versare moltissimo sangue innocente. Di certo, non ogni conclusione o interpretazione dell’autore potrà essere condivisa, ma senz’altro va apprezzato il coraggio e la cura nella ricostruzione di una delle vicende politiche e storiche più complesse del Novecento.

(Foto APA)