Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà

Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà

Mi sono convinto che, anche quando tutto sembra perduto, bisogna mettersi tranquillamente allopera, ricominciando dallinizio.

Questa frase di Antonio Gramsci, tratta dai Quaderni dal carcere, pur provenendo da un intellettuale sicuramente molto lontano dal mondo identitario e tradizionalista, ben sintetizza quello che deve essere latteggiamento individuale, ma soprattutto comunitario, di chi abbia a cuore la salvaguardia delle identità nazionali, culturali e religiose, contro la liquidazione del mondo che si accompagna alla globalizzazione finanziaria, sociale e culturale.

Il momento è delicato. Nonostante lottimismo melenso ostentato in Italia dal presidente del Consiglio Renzi e a livello europeo dalla Commissione guidata da Jean-Claude Juncker e dal banchiere centrale Mario Draghi, a quasi 8 anni dallinizio della crisi economica più grave del Novecento, superata per danni economici e sociali solamente dai due conflitti mondiali, la situazione è ancora molto fosca e nuove nubi si intravedono allorizzonte. Il mondo unipolare costruito dagli USA dopo il crollo del Muro di Berlino si sta frantumando a causa di una miriade di conflitti tra attori regionali e di confronti a distanza tra attori globali, che fanno intravedere per il mondo un futuro al momento incerto e tutto da scrivere. Il test nucleare della Corea del Nord, lattentato nelle strade di Istanbul che ha colpito i tedeschi e assestato un altro durissimo colpo alle politiche della Merkel, la crisi arabo-iraniana, il prezzo del petrolio che si approssima ai 20 dollari al barile sono solo gli ultimi episodi di una situazione caotica, instabile, dove apprendisti stregoni, a Washington, ma anche ad Ankara, scherzano col fuoco jihadista.

In questa situazione, i movimenti identitari europei, veri o presunti, non riescono ancora a sfondare a livello elettorale e rimangono esclusi dalle stanze dei bottoni, da cui lattuale Unione Europea e il suo puro burocratismo mantengono lEuropa ostaggio di logiche novecentesche (prima tra tutte, il mantenimento della NATO). Persino in Francia, il Front National di Marine Le Pen, ripudiato fascismo e padre fondatore, viene alla fine sconfitto, a causa di un sistema elettorale ritenuto perfettamente accettabile nonostante le distorsioni alla rappresentanza che esso comporta. Inevitabilmente, Marine rischia seriamente di essere sconfitta anche alle presidenziali del 2017, in specie se l’avversario fosse il redivivo Sarkozy.

Pare sulla carta esserci, perciò, davvero poco spazio per lottimismo, in un contesto socio-culturale sempre più deteriorato da degenerazioni post-moderne come il gender e dallestendersi della pratica monetaria fino ai più reconditi ambiti dellesistente (come la compra-vendita dei bambini, che sta alla base della pratica dellutero in affitto).

Eppure, la lettura anche di un personaggio lontano nel tempo, che visse in un altro contesto e con un retaggio culturale marxista (retaggio che è tra gli indubbi responsabili della situazione attuale), può comunque fornire degli spunti per andare avanti a intravedere unEuropa e unItalia diversa. Come notato anche da Diego Fusaro nei suoi ultimi lavori, tra i quali il monumentale Minima mercatalia, nonostante la situazione sia molto complicata, non è lecito farsi abbattere dallo scoramento e dallinazione. Enel momento più difficile, ci spiega Gramsci, che viene lora di calmarsi, concentrarsi, comprendere dove si è sbagliato, cosa si sarebbe potuto fare meglio e così ripartire da capo, dopo aver riannodato i fili della complessa vita contemporanea.

Pur nelle sue foschie, il futuro è tutto da scrivere e non è detto che, come è stata rapida la decadenza, non poss esserlo altrettanto la risalita. Può darsi, comunque, che il momento non sia propizio, che forse non saremo noi, per le tragiche ragioni di un tempo e di un destino capaci di fermare persino gli individui cosmico-storici dell’opera hegeliana, a vedere laurora. Ma un dovere si impone a chi vuole riconoscere se stesso all’interno di un orizzonte intersoggettivo, con la sua gerarchia orizzontale e verticale: quello di lasciare comunque ai posteri la possibilità di avere esempi anche solo lontanamente vicini a quelli di cui ha potuto godere la generazione precedente, la nostra. Lasciare loro la possibilità di leggere il nostro messaggio nella bottiglia, antitetico a quello adorniano, ma, come quello, affidato al mare, per un mondo e per persone che, forse, devono ancora venire, ma che forse non sono neppure così lontani

. E’ ancora Gramsci che ci ammonisce ad avere ben chiaro quale debba essere latteggiamento corretto di fronte a sfide che appaiono insormontabili. Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà”, al tempo formula usata contro quei marxisti che, convinti del valore profetico delle parole di Marx sul crollo del capitalismo, ritenevano semplicemente di dover attendere e che il tempo avrebbe portato loro, lungo il fiume, il cadavere del nemico. Un ostentato e cieco ottimismo intellettuale, da Gramsci definito vicino alloppiomania, che deve essere sostituito, di fronte alleffettivo non avverarsi delle sopracitate profezie, con lottimismo di una volontà determinata a combattere contro il pessimismo, inevitabile per una ragione onesta e capace. E, perciò, una formula attuale, nel suo essere un invito a un corretto utilizzo della ragione, che sia capace di unanalisi dura e inflessibile, ma che, nel contempo, sia nata e finalizzata per lasciare poi spazio allazione, al suo congenito ottimismo, alla sua infinita vocazione alla speranza.