Decadenza, realtà e sano realismo

“Si fa strada l’idea che sia la oggettiva presenza di un fenomeno a garantire la sua normalità, che il fatto stesso della sua esistenza implichi una necessaria presa d’atto e comporti il conseguente automatico riconoscimento di una tutela giuridica. Idea che fa presto ad attecchire come communis opinio.”

Questo è l’incipit di un interessante articolo a firma di Patrizia Fermani e di Elisabetta Frezza, pubblicato mesi or sono dal sito Riscossa Cristiana.
Come non condividere questa osservazione? E come non pensare alla sua drammatica aderenza all’attuale situazione di decadenza morale, che vede la società italiana in balia dell’enorme azione a favore della promozione e della tutela giuridica dell’omosessualismo?
Le due autrici hanno ragione. Aggiungerei solo un particolare, invero molto importante, ossia che oggi a garantire la normalità e l’accettabilità di un fenomeno è sì la sua presenza oggettiva, ma con il sostegno decisivo della grancassa mediatica opportunamente orientata e gestita, la quale sfrutta la sostanziale assenza di efficace contrapposizione. Assenza le cui ragioni sono profonde, e che possono essere così sintetizzate:
l’esito del secondo conflitto mondiale del XX secolo, che ha visto contrapporsi le forze della modernità liberal-comunista – realizzazione pratica del soggettivismo filosofico che sta alla base del mondo moderno – al fascismo nelle sue varie forme (più o meno accettabili, dal punto di vista cattolico-romano e anti-moderno). Esito che ha spianato la strada all’instaurazione dei sistemi democratici moderni, i quali sono sostanzialmente liberali, relativisti e progressisti, dunque estranei alla morale naturale e cristiana;
un Concilio – il Concilio Ecumenico Vaticano II (1962 – 1965) – che ha sancito unilateralmente la cessazione del conflitto tra la Chiesa ed il mondo moderno, in nome di una nuova concezione del rapporto Chiesa/Mondo. Un radicale cambiamento di rotta, avvenuto all’insegna del passaggio dalla concezione teocentrica a quella antropocentrica, conditio sine qua non per non dispiacere al Mondo, inteso come la dimensione culturale, politica e sociale che non riconosce la Signoria di Dio sul creato. Un Concilio a cui è seguita una fase post-conciliare di chiara matrice neo-modernista, la quale impedisce oggi alla Chiesa di ergersi quale efficacissimo baluardo contro l’incedere della Sovversione. Le posizioni anti-sovversive, pur presenti nella Chiesa e nel cosiddetto “mondo cattolico”, sono di fatto quasi completamente annullate sia dall’azione mediatica volta a celarle che dalle ambigue prese di posizione della gerarchia (ambiguità soppiantata, in alcuni casi, da vere e proprie forme di complicità con il fronte sovversivo).
A fronte delle aberranti pretese del laicista “fronte della dissoluzione”, è necessario ribadire che a garantire la normalità di un fenomeno comportamentale presente nella società – e la relativa possibile accettazione sociale, nonché la tutela giuridica da parte dello Stato – non è la sua mera presenza, bensì la sua conformità all’ordine morale che discende dalla oggettività della natura umana.
Quando si contrappone il sano realismo alle malsane ideologie – ovvero alle false elucubrazioni mentali che ipertrofizzano un aspetto della realtà, trasformandolo in principio assoluto intorno al quale organizzare la vita della società – con la parola realismo si intende considerare e valutare ogni cosa in rapporto all’ordine naturale.
Sano realismo significa adeguamento alla realtà oggettiva e ontologica delle cose, alla loro natura, a come sono fatte e a cosa sono capaci di essere e di fare per nascita. Natura che le cose esistenti – gli enti – non si sono date ma che si sono ritrovate ad avere, insieme all’essere che le fa esistere, ponendole nella realtà. In breve, sano realismo vuol dire fedeltà all’ordine naturale, l’esistenza del quale è riconoscibile contemplando noi stessi e ciò che circonda la nostra vita e quella degli altri.