epa05093714 Women and men protest against racism and sexism in the wake of the sexual assaults on New Year's Eve, outside the cathedeal in Cologne, Germany, 09 January 2016. After the sexual assaults around Cologne's main station on New Year's Eve, various groups have planned for demonstrations on 09 January.  EPA/OLIVER BERG

Occidente femminista e Islam stupratore: due facce della stessa medaglia

Gli stupri e le molestie della notte di San Silvestro, fatti inauditi per l’Europa almeno dai tempi delle marocchinate delle truppe coloniali alleate e delle violenze di massa dei mongoli dell’Armata Rossa,  avvenuti a Colonia e in altre località tedesche, non possono non richiamare la nostra attenzione su quanto stia avvenendo.

A questi eventi fanno eco alcune testimonianze dalla Svezia, secondo le quali pare che la polizia di Stoccolma abbia fatto di tutto per evitare di trasmettere ai media informazioni sugli stupri, sempre più frequenti, operati da stranieri originari da paesi islamici ai danni delle donne bianche. Il tutto con un comportamento da stato totalitario che opera autocensura in base alla paura psicologica di cadere nell’infamante accusa di razzismo o di voler comunque sabotare il radioso processo di integrazione tra svedesi ed extraeuropei.

Tardivi e sconclusionati sono stati poi gli interventi delle femministe di tutto il continente. Nella stessa Colonia, la signora sindaco Henriette Reker, che, all’interno della CDU, ha difeso a spada tratta la politica di porte aperte della cancelliera Merkel (ricevendo in ottobre il plauso della preveggentissima Laura Boldrini, “a Colonia vincono accoglienza e lungimiranza”), si è limitata a consigliare alle sue concittadine di “stare attente”, di “non assumere atteggiamenti che possono essere fraintesi” e di “  stare a un braccio di distanza dagli sconosciuti”.

Di più: le signore femministe e i signori dei centri sociali tedeschi hanno pensato bene di organizzare una marcia contro il razzismo e contro il sessismo. Passi il sessismo, ma, di grazia, è colpa del razzismo dei tedeschi bianchi se sono state violentate a centinaia le donne tedesche? La polizia, d’altra parte, impotente nell’arginare le violenze degli stranieri, si è invece mostrata prontissima ad affrontare a livello muscolare la manifestazione di Pegida, supportata dall’NPD, di denuncia contro tali barbarismi. Manifestanti ovviamente estremisti e xenofobi secondo copione, il cui diffondersi è perciò da scongiurare più che lo spargersi della peste.

Di questa vicenda, si potrebbero dire molte cose, ma la più rilevante è il cozzare violento di due universi, quello del trivialismo extraeuropeo e islamico, mostrato in questo primo comparire in Europa dell’abietta pratica del Taharrush Gamea, la violenza pubblica sulle donne, e quello dell’emancipazione femminile occidentale, dell’eguaglianza totale tra uomo e donna.

Dopo l’iniziale sconcerto generale, è ripresa la solita solfa di sperticati elogi ai valori inclusivi e infallibilmente progressivi dell’Occidente: eguaglianza, libertà sessuale, parità tra uomo e donna, democrazia politica,  etc… il tutto senza, però, voler stigmatizzare, generalizzare, condannare gli immigrati, nella loro maggioranza sempre ovviamente onesti e irreprensibili.

Eppure, io non temo di affermare che questa mentalità, la mentalità del femminismo, che è la mentalità più acuta del decadimento dell’Occidente, la stessa mentalità che oggi arriva a teorizzare e a blandire il “gender”, ossia la tesi della fluidità e dell’interscambiabilità del genere sessuale, la mentalità che, in stupro a qualunque principio di realtà, vuole che due maschi o due femmine possano concepire e allevare un figlio, come lo fanno un maschio e una femmina, è in fin dei conti la stessa del volgare stupratore beduino.

Entrambe le concezioni della donna sono errate, quella femminista occidentale e quella islamica, entrambe negano alla donna la dignità della sua natura, e perciò la distinguono dall’uomo per differenze puramente contingenti e accidentali.

Il femminismo, infatti, che si vorrebbe difensore della donna, cos’è d’altro se non lo spargere nella cultura, nel costume, nella percezione, nelle leggi, la menzogna che la donna per essere se stessa debba essere un altro uomo, uno strano ma libero maschio dotato di utero?

Viene anatemizzato e proscritto qualunque detto, qualunque osservazione, che vorrebbe la donna distinta dall’uomo in quanto tale. Si vuole la donna impiegata in qualunque lavoro e attività professionale, si vuole che la donna sia politica quanto l’uomo, si vogliono tante donne quanto uomini nei consigli di amministrazione, si vogliono tante donne al lavoro quanti sono gli uomini, si vogliono tante donne in divisa quanto gli uomini, si vogliono le donne pretesse come gli uomini (conquista ottenuta dalle “chiese” protestanti dell’illuminata Europa del Nord, con diretto effetto di proprio annichilimento, se si guarda al numero di fedeli praticanti).

Vicevers,a si vorrebbero gli uomini – e in questo gli evoluti scandinavi sarebbero come sempre faro e luce di riferimento – più dediti a quelle mansioni un tempo assurdamente e sessisticamente attribuite alla femminilità: devono essere buoni tutori della casa, devono avere i permessi di paternità, devono cambiare i pannolini, etc…

Qui sorge perciò una domanda: il femminismo, quindi, che vorrebbe la donna emancipata, realizza la natura della donna? Realizza la natura della donna negandola ? E’ insomma la donna più donna e più femmina, se è uguale de jure e de facto all’uomo? Si incomincia a intravedere l’intima unione di natura tra il credo di quest’Occidente senz’anima e l’Islam sulla negazione della dignità femminile.

Se, infatti, il femminismo nega la dignità della donna asserendo in fondo che essa debba esistere e vivere secondo il modo che è proprio dell’uomo; se poi il femminismo procede in questa sua strada fino al suo sbocco ultimo, il gender, sostenendo che l’uomo e la donna neanche esistano come tali e che l’essere umano sia per natura asessuato e che il dato biologico maschile-femminile nulla dica della personalità dell’individuo, allora che differenza sostanziale esisterebbe tra questo credo e quello islamico, che ritiene essere la donna una sorta di animale parlante, di un bene fungibile per l’uomo, un ente ove comunque non brilla una dignità specifica ?

Certamente, si può dire che l’Occidente inorridisce per lo stupro, che inorridiamo per la violazione di una libertà individuale, che la prepotenza maschile è deprecabile in quanto tale, etc… però resta il fatto che la donna non è rispettata in quanto tale.

Qui, al di là delle sfaccettature, al di là delle differenze oggettive tra Islam e Occidente, sta la similitudine essenziale: la donna non è apprezzata di per sé, non è tutelata né valorizzata per la natura che le è propria.

Si possono citare infiniti esempi di corruzione morale, presenti in Occidente, che riguardano l’universo femminile. Tutte quelle virtù e quegli atteggiamenti, un tempo spiccatamente femminili e che della donna costituivano un motivo d’onore, a cui si chiedeva agli uomini di corrispondere in maniera degna, come ad esempio la castità secondo il proprio status, se non la stessa verginità, sono derisi, concepiti come assurdi o semplicemente non concepiti. Specialmente tra le giovani generazioni, si avverte addirittura la difficoltà a intellegire il senso, il significato di questi concetti. In generale, la rivoluzione sessuale avuta in Occidente ha bollato qualunque atteggiamento virtuoso o propensione per esso come “repressivo”, “bigotto”, “sessuofobico”.

Di pari passo a questa “emancipazione” della donna tramite il corpo, è seguito inevitabilmente l’aumento della mercificazione della donna, l’aumento della diffusione della pornografia, l’aumento della licenziosità nel parlato, nella cultura, nelle pubblicità, l’aumento della tendenza maschile all’avere relazioni opportunistiche, volte al piacere di consumo, con le donne.

La donna o accetta tale stato di cose di buon grado, da buona padrona di sé, oppure è ancora una repressa e una bigotta, una povera minorata in attesa di una qualche liberazione

Di pari passo, non è riconosciuta una dignità propria a tutto ciò che caratterizza la donna in quanto tale, come l’essere madre. Se la maternità è obliata e negata come fatto imprescindibilmente femminile, e perciò della donna qualificante (vedi l’accettazione della pretesa omosessuale di essere “mammi”), è allora chiaro che il femminismo non è amico della natura femminile e della donna, quanto suo acerrimo nemico. La maternità è infatti innegabilmente concepita in Occidente sempre più come un mero sacrificio e la donna che sceglie di essere madre quasi viene commiserata dalle sue più illuminate colleghe, le quali sarebbero invece libere e pienamente femmine nel contendere agli uomini cattedre o poltrone e nell’essere come loro svincolate dal parto di un figlio.

Al più, il generare un figlio viene interpretato come un atto determinato dalla “voglia”, dal capriccio, non come conseguenza al proprio essere e come corrispondenza al dovere intimo proprio alla natura umana di spargere la vita, ossia il bene.

Se gli islamici stuprano la donna fisicamente nelle nostre strade, quasi impunemente per il nostro molle essere politicamente corretto, il femminismo la stupra ogni giorno nell’anima, dicendole che ella non è, che ella non ha sua identità e che tutto ciò che la sua natura le indica come bello e desiderabile, l’accudire amorevolmente dei figli, conservarsi nel pudore, riscaldare la sua domesticità, saper amare un uomo che fa l’uomo e non il “compagno”, sarebbe oppressione, menzogna, arretratezza.

L’Europa dovrebbe riscoprire la vera natura della donna perché l’alternativa non è che la sua stessa scomparsa. Scomparsa, oltre che morale, anche fisica, poiché senza uomini e donne che facciano da padri e madri, senza genti che capiscano e che vogliano assecondare il proprio intimo essere, è evidente che il collasso demografico, già in atto nelle nostre vecchie e decrepite società, è inevitabile.

Sarà sempre più necessario allora importare giovani da fuori l’Europa, come secondo i piani della cinica cancelliera Merkel, che, affumicati i cuori dei tedeschi nella religione del buonismo, apre le porte alle masse di stranieri per ovviare alla mancanza di giovani, per ovviare al collasso dello stato sociale dovuto all’eccessiva presenza di anziani, per ovviare alla carenza di mano d’opera per la sua industria.

L’Europa che si bea dei suoi valori, della sua democrazia, della sua eguaglianza, della sua libertà, della sua parità, l’Europa che non è capace di impedire che le sue figlie siano violentate per le strade, l’Europa che non è capace di dare ai suoi figli un buon motivo per voler essere padri e alle sue figlie un buon motivo per essere madri, quest’Europa deve ritrovare il prima possibile in sé stessa queste nozioni.