Perché l’ISIS non è una semplice organizzazione terroristica

Perché l’ISIS non è una semplice organizzazione terroristica

LIsis, troppo spesso, viene visto come una semplice organizzazione terroristica o, peggio, come un semplice territorio occupato da estremisti islamici. Purtroppo, è molto di più. LOccidente ha scatenato una potenza assai pericolosa, che ha le sue radici molto profonde nella storia del mondo sunnita. Finanziandola e armandola. Se non saremo in grado di capirne la portata, ne vedremo presto le tragiche conseguenze.

 

Come ha intelligentemente affermato lo scrittore algerino Kamal Daoud, lArabia Saudita è un Daesh che ce lha fatta. Da questa frase occorre prendere spunto per riflettere sul carattere del califfato, troppo spesso descritto come associazione terroristica tout court, o, peggio, come una banda di fanatici religiosi che vogliono combattere lOccidente. In realtà, alla base dellIsis, che è un fenomeno politico, prima che terroristico e militare, vi è una precisa ideologia, nutrita di un pensiero religioso forte, che va attentamente analizzata e capita. Solo in questo modo saremo in grado di fornire una descrizione scientifica dello Stato Islamico, tale da poter essere sussunta allinterno di un modello politologico valido come strumento di ricerca e analisi.

Innanzitutto, va brevemente considerato quale sia il movente spirituale che nutre lideologia dominante dei miliziani con le bandiere nere, ossia il credo wahhabita. Questultimo nasce in seno al mondo sunnita nel XVIII secolo quale forma ultra-ortodossa e puritana dellIslam, caratterizzato da un messianismo esasperato e da una interpretazione “letteralista” del Corano. Parente stretto di questultimo, e anchesso ispiratore dei movimenti che hanno costituito lo Stato Islamico, è il salafismo, di derivazione sunnita, che potremmo tradurre approssimativamente con ortodossia, il quale nasce nell’Ottocento in Egitto per depurare -a dire dei suoi sostenitori – i costumi rilassati della sunna islamica dalla modernità e riportare in auge la religione dei primissimi musulmani.

Quello che sembra accomunare entrambe le correnti ultra-ortodosse sunnite è un rifiuto della storia e del tempo, più che una reale critica teologica alla modernità. Infatti, lideale di fondo che anima i fedeli salafiti e wahhabiti è quello di ricreare le medesime condizioni spazio-temporali nelle quali vissero il profeta coi suoi compagni. Più vicina come costruzione di pensiero alle derive mormone e dei testimoni di Geova, questa forma estrema di islamismo pretende di recuperare una autentica lettura delle fonti coraniche, ignorando il valore della Tradizione e la trasmissione magistrale. Al contrario di ogni sano tradizionalismo, che, essendo fondato sulla Scienza Sacra, tutela il Rito, come insieme di gesti e parole, nutriti dallo Spirito e operati dal Sommo Sacerdote, che mette in contatto i fedeli con un attimo fuori dal tempo e dallo spazio e perciò Eterno, i Wahhabiti/Salafiti sono semplicemente dei nostalgici, disadattati in senso sociologico, i quali credono sia giusto riportare indietro le lancette della storia per tutelare una (presunta) verafede inquinata dai posteri.

Stante una tale weltanschauung, è gioco forza che gli ideali politici conseguenti ad essa non possano che prendere la deriva cui stiamo assistendo con il fenomeno Isis. Ed infatti, la volontà di ricostruire un mitico Califfato non è qualcosa che abbia una portata solo territoriale. Sbaglia chi crede, da una parte, che lIsis sia semplicemente un fantoccio, ma sbaglia anche, dallaltra, chi crede che sia semplice strumento della cosiddetta mezzaluna sunnita (Turchia-Arabia-Qatar). Il Califfo, nellideologia islamica (non è infatti una figura religiosa, nel senso proprio del termine), rappresenta il vicario di Maometto ed è la guida di tutta la comunità islamica. Se non si capisce che lIsis non è stato creato dallOccidente, ma solo finanziato ed armato, anzi propriamente scatenatoda esso, non si può avere contezza del vero significato che assume sul piano storico e meta-politico. Il nuovo Califfato, nato dalle macerie dellIraq bombardato e depredato dagli Usa, stanziatosi in Siria e nel Nordafrica grazie ai disegni geopolitici della monarchia saudita e dei suoi alleati, incarna il desiderio mai sopito del mondo arabo (non del mondo musulmano in generale) di realizzare un dominio incontrastato sul mondo, una volontà di potenza che richiede a gran voce una Guida che soggioghi ad Allah e al Corano tutti i popoli infedeli.

Proprio questa vocazione etnica di dominio ci fa comprendere che lobiettivo immediato dei miliziani dellIsis è quello di saldare sotto lunico controllo del califfo tutto il mondo islamico. La vera missione primaria, in questo momento, è, in primo luogo, epurare sciiti e altri gruppi ritenuti eretici. Solo tornando ad un Islam puro, realmente arabo e maomettano, si potrà portare la jihad contro gli ignorantiche vivono al di fuori della Sunna. Solo così si potrà avere la grazia della venuta del Messia che guidi il mondo islamico alla vittoria.

Lo Stato Islamico, dunque, non può essere descritto come entità territoriale, avendo in sé una vocazione universale. La finalità costituzionale di esso è quella di condurre una guerra santa per eliminare le eresie e distruggere gli infedeli nemici di Allah. Se i fedeli salafiti o wahhabiti sono nel nostro territorio, ciò significa che lIsis è già entro le nostre mura. Non occorre uninvasione armata, ma è sufficiente avere i propri uomini in un luogo perché la legge dello Stato Islamico e la sua giurisdizione trovino applicazione. Trattandosi, dunque, di un fenomeno politico a vocazione universale, non può che essere combattuto su di un piano totale e non locale. In primo luogo, denunciando e bloccando i suoi finanziatori, Usa e mezzaluna sunnita primi fra tutti; in secondo luogo, impedendo con qualunque mezzo che salafismo e wahhabismo possano mettere piede e diffondersi in Europa. In caso contrario, quello che abbiamo visto fino ad oggi sarà niente.