Quantitative Easing europeo: qual è il vero risultato?

Il quantitative easing (QE) consiste in quella manovra, messa in atto dalla banca centrale (BC), atta a gettare liquidità nel sistema economico. Tramite operazioni di mercato aperto, la banca centrale si impegna ad acquistare una quantità prestabilità (in denaro) di titoli dalle banche del sistema, con un impatto positivo sui bilanci di quest’ultime.

Più precisamente, nel caso europeo si parla, appunto, di quantitative easing europeo (QEe), dove l’acquirente di titoli è la Banca Centrale Europea (BCE) e i cedenti sono le varie banche  del circuito (e non gli emittenti diretti sul mercato primario). Lo scopo finale del QEe è quello di riuscire ad aumentare il tasso di inflazione, da troppo tempo ormai sotto la soglia prestabilita di equilibrio del 2%, e sopratutto di immettere liquidità nell’economia reale, in modo da far ripartire produzione e consumi. Di per sé, il meccanismo è semplice a livello teorico, molto più complesso a livello pratico: la BCE, tramite l’acquisto di titoli dalle banche dello stato, inietta liquidità in quest’ultime ad un tasso agevolato, le quali dovrebbero (il condizionale ha dei motivi ben precisi, che vedremo tra poco) concedere prestiti alle imprese, in modo tale che esse possano migliorarsi e produrre, e alle famiglie, per far sì che acquistino aumentando i consumi e, di conseguenza, il tasso d’inflazione.

La fase primaria del quantitative easing europeo ha inizio nel 2014 con l’acquisto da parte della BCE di Asset Backed Securities (ABS), che rappresentano la cartolarizzazione di prestiti concessi a imprese e famiglie dalle banche; in pratica, la BCE acquista anticipatamente i debiti delle banche, in modo che esse possano usufruire di nuova liquidità in maniera più rapida. Assieme agli ABS vengono acquistati anche covered bond, che non sono altro che obbligazioni bancarie (s)garantite. Qui arrivano già le prime fregature, che a un occhio inesperto potrebbero sfuggire: la prima è che solamente il 20% dei titoli verranno acquistati dalla BCE, mentre il restante 80% è a carico delle rispettive banche centrali dei vari paesi europei, con rischi annessi; la seconda è che i titoli non verrano acquistati sul mercato primario, cioè dagli organi emittenti, ma sul mercato secondario (come accennato sopra). Non è luogo questo per spiegare la differenza tra mercato primario e secondario, ma basti sapere che già nel 2011 Mario Draghi fece partire un programma per l’acquisto di titoli sul mercato secondario, con risultati catastrofici.

Tornando alla teoria, i programmi di QE dovrebbero quindi aver aumentato consumi ed inflazione, ma come si vede dalla figura sottostante i risultati sono ben sotto le attese.

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Grafico dell’HICP (Indice dei prezzi al consumo) Eurozona nello scorso anno

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Grafico dell’HICP Eurozona a lungo termine

Scontriamoci con la realtà e cerchiamo di capire perché questa semplice teoria non si realizza. Teoricamente parlando, la liquidità aggiunta delle banche dovrebbe essere reimpiegata nell’economia reale, tramite prestiti per provare, come detto prima, a far ripartire i consumi. Tutto questo non accade perché gran parte dei fondi percepiti tramite il QE le banche li ridepositano all’interno delle casse della BCE per tenerli al sicuro (un po’ come quello che facciamo noi con i nostri conti correnti, ma molto più in grande). Infatti la BCE offre un servizio di deposito overnight alle altre banche degli stati. Si è, quindi, notato una diretta proporzionalità (chiaramente non perfetta) tra l’aumento dei depositi overnight presso la BCE e la liquidità immessa alle banche tramite il QEe; si è stimato che circa il 70% delle risorse prestate alle banche siano tornati indietro sotto forma di prestiti, invece di essere iniettati nell’economia reale. Questo probabilmente accade perché le banche ritengono troppo rischioso svolgere quello che dovrebbe essere il loro obiettivo d’impresa (prestare soldi!) e preferiscono metterli al sicuro, pagando una tassa alla BCE.

I dati dicono anche, però, che i prestiti verso imprese e famiglie non sono aumentati, o meglio, non sono aumentati in maniera proporzionale a quanto concesso alle banche dal QEe. La domanda sorge spontanea: dove sono finiti allora i soldi? Magari a risanare le sofferenze delle banche, ma sembra difficile,mdato che sono sempre in aumento. È mia opinione che siano finiti a pompare l’economia in maniera virtuale, probabilmente investiti in qualche fondo speculativo, basato su strumenti derivati.