L’irruzione della tecnologia nel rapporto fra genitori e figli. Negli occhi dei bambini lo specchio dell’edonismo moderno.

L’irruzione della tecnologia nel rapporto fra genitori e figli. Negli occhi dei bambini lo specchio dell’edonismo moderno.

Lui, il figlio. Loro, i genitori. L’Altro, il nemico che siede a tavola con loro. Non è ammantato di scuro, non ha un viso truce. Anzi, molto spesso è gaio e colorato. Eppure, ha il potere di creare insuperabili distanze. Il bambino gli rivolge lo sguardo, è tutto dedito a lui. I genitori, benevoli, osservano.
Questo nemico non ha viso, ma uno schermo. Pulsanti colorati per occhi. Stiamo parlando dello smartphone, del videogioco, dell’Ipad, che quasi ogni bambino ha sempre accanto a sé e lo isola dal mondo circostante.
Il caso tipico è quello del ristorante. Avete notato che da qualche anno sono quasi scomparse le grida dei bimbi? Sì, quei fastidiosi rumori che, a volte, vi costringevano a ripetere due volte una frase o ad alzare la voce col vostro vicino, nella vostra pizzeria preferita. Adesso, invece, una rassicurante tranquillità. Ma non siatene troppo felici.
Il prezzo di questo silenzio, infatti, è la sconfitta della famiglia moderna. I genitori, tranne forse lodevoli eccezioni, stanno irresponsabilmente delegando l’intrattenimento – in senso ampio – dei loro figli ad una scatoletta colorata. Il tutto, tra l’indifferenza generale.
Torniamo al caso del ristorante, che è un buon esempio – sotto gli occhi di tutti – per descrivere questo fenomeno al di fuori delle mura domestiche. Perché i genitori dovrebbero parcheggiare il figlio davanti a un Ipad, anziché parlargli, giocare con lui, insegnargli a rapportarsi con l’ambiente che lo circonda, a vivere in gruppo, a rispettare le minime regole del vivere civile? La risposta è fin troppo semplice: è scomodo, è faticoso. Il bambino è vivace, dà noia. Urla. Vuole attenzioni. Caspita, ci accorgiamo addirittura che è vivo. Bene, ottima notizia: ma forse ai genitori questo non importa granché.
L’edonismo e l’ansia di sé che dominano la società moderna, infatti, trovano conferma in molte coppie di oggi. Coppie sposate o conviventi di malavoglia, forse proprio a causa di un figlio imprevisto, oppure semplicemente desiderose di prolungare ancora un po’ il tramonto (ormai ben lontano) dell’adolescenza. Coppie con poco tempo per conoscersi, per parlare, che vorrebbero divertirsi di più, schiacciate in lavori che odiano. A tavola, almeno, vorrebbero essere lasciate in pace. Del resto, oggi il figlio è un’“esperienza”, che magari porta qualche regalo a Natale, qualche foto da condividere su Facebook, qualche like in più. Di certo, non è più un dovere, né comporta l’assunzione di responsabilità.
E così, il Grande Rimedio viene salutato con sollievo. Un bel gioco colorato, un cortometraggio, un po’ di maiali rosa digitali (ogni riferimento è puramente casuale…) e il gioco è fatto. Il bambino non dà più noia, almeno per un po’.
Ma a che prezzo? Per saperlo, è sufficiente guardare gli occhi del bambino che si ha accanto. Così distanti, così fissi, così vuoti. Sono occhi che inquietano.
Non si dica, a difesa di questo scempio, che tramite il videogioco, il cartone animato colorato, il cellulare di papà, l’agenda elettronica di mamma il bambino “impari e cresca”. Non c’è alcuna crescita nella semplice abilità manuale – perché di questo si tratta – che un bambino, al più, acquisisce manipolando continuamente una tastiera senza nessuno che lo guidi e gliene insegni i limiti.
Non si dica, poi, che l’uso incontrollato di questi strumenti possa “svegliare” l’intelligenza del bambino. Al contrario, ne uccide la concentrazione, la creatività, tronca gli stimoli con il mondo esterno. É noto, infatti, che l’uso incontrollato di strumenti digitali conduce allo sviluppo – se così si può dire – di ben altre “capacità”. Si tratta della c.d. “personalità zapping”, incapaci di concentrazione, di introspezione, di consapevolezza. Immettendo nel cervello ultra-recettivo di un bambino migliaia di informazioni in movimento frenetico si creano macchine pronte a cambiare canale, non Uomini.
E così, si assiste allo strano spettacolo di noi, bambini di ieri, che guardiamo la neve o la pioggia fuori dalla finestra, pensando a vite diverse, a decenni diversi. E accanto, nessuna manina sul vetro gelato, nessun sorriso o viso stupito. In salotto, in cucina, a tavola, piccole mani e piccoli occhi fissano incantati un monitor. Sapete forse cosa pensano? Non vedono l’ora che smettiamo di parlargli, per poter finalmente tornare al loro videogioco. Come sono noiosi questi adulti.
Facciamo in modo che i nostri nipoti, almeno, non pensino questo e tornino a guardarci con occhi di bambino.