Afragola (provncia di Napoli)- novembre 2012- L'intervento dei vigili del fuoco impegnati a spegnere un rogo di rifiuti speciali e tossici sotto un cavalcavia di una strada provinciale. I pneumatici rappresentano l'emblema della Terra dei Fuochi, vengono incendiati sia per favorirne lo smaltimento illegale, sia per mantenere alta la temperatura di combustione e permettere di smaltire e camiffare altri rifiuti speciali e più pericolosi. Ogni giorno, nella cosiddetta "Terra dei Fuochi" - che comprende un vasto territorio tra la provincia di Napoli e Caserta- nelle strade di campagna e sotto i cavalcavia, vengono appiccati decine di roghi tossici da malviventi, spesso legati alla mafia locale, che in questo modo smaltiscono tonnellate di rifiuti industriali e tossici.  Da fumi tossici si sprigionano enormi quantità di diossine cancerogene, che si depositano sulle coltivazioni e nei polmoni degli abitanti delle periferie.

Terra dei Fuochi: senza salute, senza futuro

Questa non è una storia nuova. Si tratta della storia della Terra dei fuochi, di quel pezzo di Campania alla ricerca di un riscatto impossibile tra edilizia selvaggia, criminalità e camorra. In questi giorni l’ISS (Istituto Superiore della Sanità)  ha messo nero su bianco quello che in tanti già sapevano da molto tempo, facendo emergere un quadro inquietante e, al tempo stesso, drammatico: nei 55 comuni, definiti dalla Legge 6/2014 come “Terra dei Fuochi”, vi è un tasso di mortalità, dovuta a tumori, esponenzialmente più alto rispetto alla media nazionale. Il Rapporto riguarda 32 Comuni della Provincia di Napoli e 23 della Provincia di Caserta, dove quantitativi indefiniti  di rifiuti vengono, quotidianamente, dati alle fiamme o interrati in cave, terreni agricoli e in qualunque altra zona disponibile.

L’Istituto Superiore di Sanità ha, ormai, certificato l’esistenza di criticità diffuse in ambito sanitario, oltre che ambientale. In particolare, sottolinea l’ISS,  “la mortalità generale è in eccesso rispetto alla media regionale, in entrambi i gruppi di Comuni, sia tra gli uomini che tra le donne. I tumori dell’apparato urinario risultano in eccesso nei Comuni della Provincia di Napoli in entrambi i generi, con un maggiore contributo ascrivibile al tumore della vescica; la mortalità e le ospedalizzazioni per quest’ultima patologia risultano in eccesso anche tra gli uomini dei Comuni della Provincia di Caserta”. Inoltre, “si osservano eccessi di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori e eccessi di tumori del sistema nervoso centrale, questi ultimi anche nella fascia 0-14 anni”.

Cronaca di un disastro annunciato da tempo. Da anni gruppi di cittadini, associazioni e comitati denunciano lo scempio e la crescente mortalità, per neoplasie ed altre patologie, legata all’inalazione di miasmi tossici. Ma come è potuto accadere? Come è stato possibile, nel corso di decenni, interrare tonnellate di metri cubi di rifiuti? Il resoconto dell’audizione dell’ex-boss dei Casalesi Francesco Schiavone, davanti alla commissione d’inchiesta parlamentare sui rifiuti risalente al 7 ottobre 1997, getta luce sul modus operandi delle ecomafie nella zona della Terra dei Fuochi.  Il pentito spiega come funzionava il ciclo di smaltimento illecito: nelle discariche della camorra, ci finiva di tutto. “Dalla Germania arrivavano camion che trasportavano fanghi nucleari”, dice Schiavone. Ma non solo. “Vi erano fusti contenenti residui di pitture ed altri prodotti chimici provenienti dalle zone industriali del nord Italia”. Tutto finiva nelle viscere della terra. Per nascondere i rifiuti, i clan scavavano da un minimo di “un metro e mezzo” ad un massimo di “una quarantina di metri”, senza curarsi della presenza di falde acquifere sotterranee. A tal proposito, le parole di “Sandokan” riassumono spietatamente la “filosofia” degli affiliati: “che ce ne frega della falda acquifera, noi beviamo acqua minerale”.

La tecnica di smaltimento con grossi TIR, descritta a più riprese dallo stesso Schiavone, è stata, negli ultimi anni, accantonata e rimpiazzata da una nuova tecnica, più agevole ed egualmente nociva, perché reiterata nel tempo: lo “smaltimento leggero”. Siamo nell’hinterland di  Napoli. Sullo sfondo un incantevole Vesuvio, a far da cornice a grigi agglomerati urbani, spesso carenti di servizi e infrastrutture, in cui il malessere di vivere corre parallelamente ai disagi e alle problematiche quotidiane. Ed è qui che si consuma, ogni giorno, la tragedia di questa terra martoriata. Basta percorrere pochi chilometri della strada statale, che si inerpica tra sterminati campi coltivati a frutta e verdura, per esser travolti dall’acre olezzo del fumo dei roghi. Nelle dimenticate piazzole di sosta, divenute discariche improvvisate, cumuli di rifiuti si confondono, ormai, con la vegetazione spontanea circostante. Quando gli spazi si saturano, per liberarne di nuovi, vengono appiccati incendi. La tecnica è semplice ma “efficace”: grandi fusti, elettrodomestici dismessi, immondizie di ogni sorta vengono ricoperti con pneumatici logori, il tutto viene sommerso dalla benzina e dato, poi, alle fiamme, sprigionando colonne di fumo nero, stracolmo di diossina, che rende l’aria irrespirabile per ore. Muovendosi sulla strada in questione, non è raro imbattersi in autovetture e furgoni  da cui vengono scaricati materiali di ogni genere.

Come se non bastassero le tonnellate di sostanze tossiche già sepolte in oltre vent’anni di malaffare, oggi il disastro seguita, dunque, sotto forma di roghi, che proliferano a tutte le ore del giorno e della notte.

E, intanto, nonostante i ripetuti e, oramai, nauseanti proclami della politica, i cittadini continuano a non essere ascoltati. Istituzioni mute, cieche e sorde, impantanate in un aberrante immobilismo, alimentano atroci dubbi di connivenze politico-mafiose. E ancora: istituzioni che ignorano, che minimizzano, che offendono. Come dimenticare l’infelice dichiarazione di Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, secondo cui l’alto numero di tumori in Campania sarebbe dovuto agli stili di vita errati dei cittadini e non all’inquinamento del territorio. Siamo assuefatti al surreale: ci indigniamo, ci disperiamo, ma, poi, dimentichiamo senza troppi rimorsi. Nel frattempo, in questa terra, si continua morire di tumore, tra costi sociali che stanno assumendo i caratteri di vera emergenza e indifferenza generale. Un diritto, quello alla salute, costituzionalmente garantito, ma da tempo calpestato. Sono tanti, troppi anni che i cittadini attendono un serio piano di bonifica e riqualificazione dell’area. Decenni di proteste, di insabbiamenti, di mala politica, di sofferenze, di promesse, di crimini, di indifferenza. E, ora, chiamatela pure democrazia…