Augusto imperatore: una lezione sempre valida

Augusto imperatore: una lezione sempre valida

Oggi come allora, difendere la vita e la famiglia naturale equivale a servire il Creatore, salvare  la patria, dare un futuro alla stirpe.

Nell’attuale clima di scontro pro o contro la famiglia naturale, non mancano personaggi e intellettuali che, seppur provenienti dal nostro ambiente, sottovalutano la battaglia in corso e non riescono a vederne la portata storica decisiva. Spesso, la giustificazione per il disimpegno è che si tratterebbe di una battaglia solo per cattolici, o comunque per “reazionari”. In tale ottica, dunque, basterebbe dichiararsi “pagani”, laici o comunque a-cattolici, per giustificare la propria assenza dal campo di battaglia. In realtà, la battaglia in corso è macroscopicamente chiara: si tratta di essere dalla parte della natura e della logica elementare, oppure da quella della follia anti-naturale. Anche pagani propriamente detti, se dotati di intelligenza e di logica, sono stati in grado di capirlo in paesi e ere storiche differenti. Gli antichi Incas, per esempio, già prima dell’arrivo dei bianchi cristiani, così pregavano il Dio creatore: “Tu che esisti dalle origini alla fine del mondo! Concedi vita e coraggio agli uomini dicendo: Che costui sia un uomo! E alle donne, dicendo: che costei sia una donna!”.

Ma, per restare in un ambito etnico, culturale e storico a noi più familiare, non possiamo dimenticare Augusto, primo Imperatore di Roma, erede di Cesare e Pontefice Massimo, che dovendo contrastare la decadenza in tutte le sue forme – spirituale, culturale, demografica – e respingere la pressione di stranieri alle frontiere, promulgò una legislazione a tutela della Famiglia (degna di questo nome) e della natalità. Augusto, dopo aver introdotto leggi che favorivano le famiglie con più figli, illustrò in due discorsi il suo programma demografico alla classe dirigente dell’Impero, dividendola fisicamente in due gruppi nel foro di Roma: gli sposati con figli da una parte e gli sterili dall’altra.

Ai primi diceva:

ANCHE SE SIETE RELATIVAMENTE POCHI … IO VI LODO ANCORA DI PIU’ E VI SONO RICONOSCENTE DI CUORE PERCHE’ … RINVIGORITE  LA PATRIA. E’ CON VITE COSI’ CHE I ROMANI … DIVERRANNO MOLTITUDINE POTENTE. ERAVAMO UN PUGNO DI UOMINI … MA SPOSANDOCI E FACENDO FIGLI ABBIAMO SUPERATO GLI ALTRI NON SOLO IN VIRILITA’, MA ANCHE IN POPOLAZIONE. TENENDO QUESTO A MENTE, DOBBIAMO CONSOLARE IL LATO MORTALE DELLA NOSTRA NATURA CON UN’INCESSANTE SUCCESSIONE DI GENERAZIONI, CHE SARANNO COME PORTATORI DI TORCIA IN UNA CORSA, COSI’ CHE, DALL’UNO ALL’ALTRO, POSSIAMO RENDERE IMMORTALE LA NOSTRA PARTE DI NATURA CHE E’ PRIVA DI DIVINITA’. E’ PER QUESTO CHE IL PRIMO E PIU’ GRANDE DIO CHE CI HA PLASMATI HA DIVISO I MORTALI IN GENERI, META’ MASCHI E META’ FEMMINE, E HA MESSO IN LORO L’AMORE E L’IMPULSO A UNIRSI, E RESO LA LORO UNIONE FECONDA, COSI’ CHE, CON LA CONTINUA NASCITA DI GIOVANI, HA TROVATO IL MODO DI RENDERE PERSINO LA MORTALITA’ IMMORTALE.  … PERCIO’ UOMINI – PERCHE’ SOLO VOI SIETE VERI UOMINI – E PADRI – PERCHE’ SIETE DEGNI COME ME DI QUESTO TITOLO – … NON SOLO VI CONCEDO LE RICOMPENSE PROMESSE, MA VI DISTINGUERO’ ANCOR PIU’ CON ALTRI ONORI E CARRIERE.

Agli sterili volontari, al contrario, diceva:

COME VI DEVO CHIAMARE? UOMINI? MA NON NE SVOLGETE LE FUNZIONI. CITTADINI? MA PER VOI LA CITTA’ STA MORENDO. ROMANI? MA STATE CANCELLANDO QUESTO NOME. COMUNQUE, QUALUNQUE COSA SIATE …  IO SOFFRO A VEDERE QUANTI SIETE … INCURANTI DELLA PROVVIDENZA DEGLI DEI  E DELLA VISTA DEI VOSTRI  AVI, STATE ANNIENTANDO TUTTA LA NOSTRA RAZZA E LA RENDETE MORTALE, STATE DISTRUGGENDO E METTENDO FINE ALL’INTERA NAZIONE ROMANA.  CHE SEME DI UMANITA’ RESTEREBBE SE IL RESTO DELL’UMANITA’ FACESSE COME VOI? … NON ABBIAMO PIETA’ DEGLI ASSASSINI … E DEI PROFANATORI DI TEMPLI  … MA … I PEGGIORI CRIMINI SONO NULLA AL CONFRONTO DI QUELLO CHE STATE COMMETTENDO VOI … COMMETTETE ASSASSINIO NEL NON GENERARE PRIMA DI TUTTO QUELLI CHE DOVREBBERO ESSERE I VOSTRI DISCENDENTI; COMMETTETE SACRILEGIO NEL METTERE FINE AL NOME E ALL’ONORE DEI VOSTRI ANTENATI E SIETE COLPEVOLI  DI  EMPIETA’, METTENDO FINE ALLE VOSTRE FAMIGLIE ISTITUITE DAGLI DEI E NEGANDO LORO L’OFFERTA PIU’ GRANDE – LA VITA UMANA – E SOVVERTENDO COSI’ I LORO RITI E TEMPLI. PER DI PIU’, DISTRUGGETE LO STATO DISOBBEDENDO ALLE SUE LEGGI, TRADITE LA PATRIA RENDENDOLA PRIVA DI BAMBINI; PEGGIO ANCORA, LA STATE SEPPELLENDO NELLA POLVERE, PRIVANDOLA DI FUTURI ABITANTI. PERCHE’ SONO GLI ESSERI UMANI CHE FANNO LA CITTA’, NON CASE, PORTICI E MERCATI SENZA UOMINI.  PENSATE ALL’IRA CHE PRENDEREBBE IL GRANDE ROMOLO, FONDATORE DELLA NOSTRA RAZZA. … COME POSSONO CONTINUARE LE FAMIGLIE? COME SI PRESERVERA’ LO STATO … ? EPPURE, NON E’ GIUSTO NE CREDIBILE CHE LA NOSTRA STIRPE CESSI DI ESISTERE, CHE IL NOME DEI ROMANI SPARISCA CON NOI, E CHE LA CITTA’ VENGA CONSEGNATA A STRANIERI.    

A ben vedere, i discorsi di Augusto restano tuttora validi nell’essenziale. O ci si schiera dalla parte del Dio che ci ha creato, dell’Ordine Naturale, della famiglia, della stirpe e della patria, oppure si è nel campo nemico, quello dei sacrileghi distruttori della famiglia e della stirpe, dei traditori della patria che vorrebbero trasformarla in “mercato senza uomini” e consegnarla agli stranieri. Che nessuno si illuda: non ci sono spazi per pacifismi, moderatismi o neutralità di sorta. E neppure per ritirate tattiche.