Il mito di Baldr e le nuove armi della dissoluzione

Un figlio di Odhinn è Baldr. É il migliore di tutti e tutti lo lodano: è così bello e brillante da irraggiar luce. Vi è un fiore dei campi così bianco che è paragonato alle sue ciglia. Abita la dimora detta ‘Alto Splendore’; in quel luogo, nulla vi può essere di impuro”. Con queste parole Snorri, l’autore dell’Edda, descrive Baldr, il migliore fra gli Asi.

Figlio prediletto di Odino, di lui conosciamo ben poco: la sua composta armonia, la sua bellezza diafana, l’assennatezza del suo giudizio e, soprattutto, la sua morte. Una morte che, dalle lontane dimore del mito, torna oggi a monito imponente per la nostra civiltà.

Si narra, infatti, che Baldr fosse invulnerabile. La madre, l’accorta dea Frigg, alla sua nascita aveva preteso un giuramento solenne da tutte le cose e le creature dell’universo: nulla avrebbe potuto ferire Baldr. Soltanto una giovane pianta di vischio, poiché giudicata troppo giovane ed innocente, era stata esentata dal giuramento.

Baldr, allora, scendendo da Alto Splendore, trascorreva le proprie giornate nel Thing, il consesso degli Dèi, dilettandosi con innumerevoli giochi. Fra tutti, il suo preferito era mettere a prova la propria invulnerabilità. Ridendo, il luminoso Baldr sfidava uomini e divinità a colpirlo con qualsiasi oggetto: sempre ne usciva completamente illeso.

Di tutto ciò soffriva immensamente Loki, il più enigmatico fra gli Asi: astuto, crudele e votato unicamente alla dissoluzione del bene. Presto, quindi, Loki iniziò a covare un odio sordo per lo splendente Baldr e a meditarne l’uccisione.

In disparte, sedeva Holdr, fratello di Baldr, completamente cieco. Di lui le saghe non tramandano nulla. Non è cantato in miti, né è maledetto in canzoni. Rimane straordinariamente neutrale, quasi invisibile, all’interno della sfolgorante saga scandinava. Eppure, proprio Holdr fu lo strumento prescelto da Loki per la propria vendetta.

Loki, con un pretesto, gli si accostò. Lo inviòa a partecipare al gioco, a tirare a Baldr e a godere della comune allegria. È presto fatto: impugnò l’arco e, guidato da Loki, scagliò sul fratello una freccia, affinché Baldr si compiacesse della propria invulnerabilità.

Ma la freccia, purtroppo, era quello stesso vischio – flessibile, gentile – che nulla aveva giurato. Trafisse Baldr e lo uccise nell’arena degli Dèi. Il mito prosegue: Baldr non tornerà più né fra gli Asi, né fra gli uomini.

Soffermiamoci un istante sul fulcro di questo mito. È sorprendente notare che Loki, il dio che impersona la dissoluzione, l’odio, il caos, non si avvale di potenti mezzi o di forze straordinarie per abbattere ciò che al mondo esisteva di più luminoso. Al contrario, gli strumenti che utilizza sono apparentemente innocui, diremmo – non conoscendo il mito – di per sé totalmente incapaci di arrecare danno.

Un cieco in disparte, un giovane ramo di vischio. Esseri deboli, non votati al male. Eppure, sapientemente manipolati, hanno abbattuto colui che, fra gli Dèi, più incarnava l’ideale della grandezza solare.

La fine di Baldr può essere un monito per l’uomo del XXI secolo? Noi crediamo di sì. Mai come nell’epoca attuale, infatti, le forze migliori dell’Uomo vengono tenute sotto scacco da quelle della Dissoluzione.

Anti-forze, che nascono dalle correnti più sotterranee dell’animo umano. Forze, di per sé, sub-umane ed irrazionali. Esse, costantemente, agiscono irrompendo dall’inconscio per convincerci di essere immortali ed invulnerabili. Ricchezza, successo, popolarità. Fascino, moda, sovvertimento. “Sei l’uomo moderno, superiore ad ogni cosa, la natura ti è serva“.

Tali forze, ogni giorno, porgono a noi, uomini ciechi ma bramosi di consenso, i rami di vischio con cui, inconsapevoli, trafiggeremo ciò che ancora di grande è al mondo. Sono le frecce dell’egualitarismo inteso come livellamento verso il basso e il vile, del relativismo che fa franare ogni punto di appoggio, del perbenismo che ci impedisce di reagire, della voglia di possedere beni che ci distoglie dallo Spirito. Pensieri in apparenza miti e flessibili, ma che nessun giuramento hanno prestato verso l’Uomo.

Ancora una volta, l’ideale di una bellezza solare – eroismo, serena bellezza, virtù – rischia di cadere tra le ombre per un offuscamento che, stavolta, potrà essere eterno.

Vogliamo immaginare – e creare, e vivere – un finale diverso. Holdr, pur cieco, spezza l’arco ed il ramo di vischio che il Caos gli va porgendo. E, per la prima volta, apre gli occhi.