Aborto, lo specchio di una società che non fa i conti con se stessa

“L’aborto è un diritto” è il grido di quella fetta di popolazione comunemente definita “progressista”. Questa pratica viene spesso usata come bandiera di quell’eterna lotta dello “Stato laico” contro tutto ciò che è assimilabile alla religione; in altre parole, se i cattolici hanno una certa opinione riguardo ad un determinato argomento, per difendere lo Stato laico bisogna, necessariamente, avere un pensiero diametralmente opposto. E quale argomento meglio dell’aborto può essere usato come materia di scontro?

Uscendo dalla retorica dello “Stato laico”, ci poniamo una semplice domanda: perché l’interruzione di gravidanza deve essere approvata? A tale quesito, pochi riescono a dare una risposta sensata, senza tirare in ballo la già citata retorica dei diritti, o presunti tali. Chi cerca di districarsi nella dialettica, pone al richiedente un sacco di controdomande, del tipo “Ma se il figlio è malato?” o “Ma se non puoi mantenerlo?”.

Abbiamo analizzato le cause che inducono le madri a uccidere il feto, individuandone quattro: violenza sessuale, difficoltà economiche, malattie del nascituro, sesso irresponsabile. Questi i motivi usati dagli abortisti per giustificare, moralmente e/o socialmente, tale pratica. Certamente, queste cause possono indurre paure e ansie nelle donne che si scoprono incinte, tuttavia ragionare sulle motivazioni che spingono una madre a interrompere la gravidanza ci pone inevitabilmente nella condizione di accettare che tali fenomeni siano parte integrante della società ed impossibili da estirpare. L’aborto diventa quindi una scorciatoia per aggirare il problema di fondo, la battaglia a favore di esso diventa più importante di quella, ad esempio, perché le donne possano vivere in sicurezza senza il rischio di subire violenza. Ciò che viene dipinto come una vittoria, in realtà, assume più la funzione di paravento per nascondere la pesante sconfitta di una società che non riesce a proteggere le sue donne ed i suoi figli.

E a nulla vale la scusa del “Siamo troppi, bisogna ridurre un po’ la popolazione”, dato il continuo ingresso di stranieri sul nostro territorio. Se vi sono le risorse per ospitare tutto il Terzo Mondo, vuol dire che vi sono anche quelle per crescere i nostri figli, senza doverli uccidere prima che nascano.

Perché, ricordiamolo, se le madri degli abortisti avessero deciso di ucciderli quando erano ancora nel grembo, oggi non sarebbero qui a lottare per i loro, finti, diritti!