La fantasia dei giudici palermitani e la teoria gender applicata

La fantasia dei giudici palermitani e la teoria gender applicata

“Il Tribunale di Palermo, con un provvedimento abnorme, riconosce il diritto della mamma n.2, separata dalla madre biologica di due gemellini, di continuare a vedere i bambini. In barba alla Costituzione, alla Legge e al buon senso”

Con il decreto del 13 aprile 2015, estensore Ruvolo, il Tribunale di Palermo si è pronunciato sul ricorso con il quale una donna, omosessuale, chiedeva le fosse riconosciuto il diritto, ai sensi degli art. 337-bis e 337-ter del Codice Civile, di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con i figli gemelli avuti per via di fecondazione eterologa, effettuata all’estero, dalla ex convivente. In particolare, la ricorrente asseriva di aver avuto una relazione di circa otto anni con la madre biologica dei bambini, di aver deciso insieme ad essa, sostenendola economicamente e moralmente, di intraprendere il percorso della gravidanza, di aver cresciuto, mantenuto e contribuito all’educazione della prole, instaurando con questa un forte legame affettivo. Il rapporto della coppia, però, si sfaldava dopo che il Tribunale dei minorenni di Palermo, nel 2011, aveva respinto la richiesta di riconoscimento di una potestà equiparata a quella genitoriale, nonché in seguito ad asseriti insanabili contrasti sia sul piano economico, sia sul piano educativo dei due bambini.

Le richieste avanzate nel ricorso riguardavano innanzitutto l’emanazione di un provvedimento volto a regolare – nel supremo interesse dei bambini (sic!) – i rapporti tra questi e la stessa ricorrente. Chiedeva inoltre l’espletamento di una perizia neuropsichiatrica e psicologica sui due gemellini, al fine di accertare quali fossero le dinamiche “familiari” e l’effettivo grado di relazione affettiva, con tanto di valutazione delle conseguenze di un’eventuale interruzione dei rapporti. Di queste pretese si faceva carico anche il pubblico ministero, intervenuto nella causa nell’interesse dei minori, il quale sosteneva le ragioni della ricorrente e auspicava un provvedimento favorevole ad essa.

Il Tribunale, ritenuta la propria competenza per materia (la mamma dei gemellini aveva eccepito che la causa fosse di spettanza del Tribunale dei minorenni di Palermo), nonché territoriale, ritenuta procedibile l’azione perché infondata l’eccezione di ne bis in idem (con la quale in pratica si sostiene che sul fatto si sia già pronunciato in via definitiva un giudice, facendo riferimento alla sentenza del tribunale dei minorenni del 2011, già citata), in primo luogo stabiliva che la ricorrente non era legittimata a proporre il ricorso, in quanto priva della potestà genitoriale in quanto né madre biologica, né madre adottiva dei bambini. Su questo punto, inoltre, il Tribunale aveva cura di specificare che “il vigente sistema legislativo non detta alcuna disciplina con riferimento ai diritti che l’ex convivente (etero o omosessuale che sia) del genitore biologico di figli minori potrebbe vantare nei confronti di questi ultimi né conferisce alcuna legittimazione ad agire per conto e nell’interesse di soggetti minori con cui appunto non sussiste un rapporto genitoriale. Infatti, non v’é allo stato attuale nel nostro ordinamento alcuna previsione che riconosca potestà e responsabilità genitoriali al c.d. genitore sociale”. Dobbiamo specificare brevemente cosa si intenda esattamente per “genitore sociale” e “famiglia ricomposta”, fenomeni sociali che caratterizzano la fase attuale di crisi della famiglia naturale e tradizionale. Per famiglia ricomposta deve intendersi quella situazione in cui i genitori si separano e uno o entrambi i coniugi iniziano una relazione stabile con un’altra persona (una volta l’avremmo chiamata famiglia sfasciata). Il genitore sociale è il nome politicamente corretto di quelli che si sono sempre chiamati patrigno e matrigna. Niente di nuovo, insomma. Una ripulita ai termini per sembrare meno discriminatori.

Fin qui tutto corretto. Dove si é trovato l’escamotage? Semplice: il Tribunale ha stabilito che si doveva comunque proseguire nell’esame del merito della vicenda, grazie alla partecipazione del Pm al processo (sulla base dell’art. 70 del codice di procedura civile), in quanto questione di pubblico interesse e, manco a dirlo, per tutelare i bambini, che non avrebbero potuto più vedere le due mamme. Superato l’ostacolo, il solerte Tribunale di Palermo respingeva le richieste di incostituzionalità e le eccezioni relative all’espletata consulenza tecnica d’ufficio, per giungere finalmente al merito della questione. Qui inizia l’apoteosi. Riconosciuto esistente un pregresso reale nucleo familiare, fondato su una stabile relazione affettiva omosessuale e caratterizzato dall’esercizio di fatto da parte della ricorrente del ruolo di genitore, il giudice conveniva con i consulenti tecnici nel ritenere pericolosa per i bambini “una interruzione o una discontinuità del legame tra loro e la signora (omissis). Tale decisione, peraltro, non incontra il volere dei bambini. Si considera, altresì, pericolosa una evoluzione che possa stravolgere la storia familiare e di generatività (ma cosa intendono esattamente? Ndr) che questi bambini hanno introiettato. Tale interruzione potrebbe avere effetti nefasti sulla loro continuità affettiva e narrativa determinando profonde ripercussioni sulla evoluzione della loro identità psichica”. Di conseguenza, sarebbe stato inopportuno, sempre ovviamente nell’interesse dei bambini, e ci mancherebbe altro, interrompere il rapporto fra i gemellini e la loro seconda mamma.

A questo punto inizia il fantadiritto. Dopo aver edotto i lettori sul fatto che l’interesse dei minori consente a qualunque tribunale di fare carta straccia delle leggi, i giudici ripercorrono le normative europee, preparando il terreno per lo stravolgimento finale del codice civile. Infatti, il simpatico estensore della sentenza arriverà a concludere che occorre adottare un’interpretazione evolutiva e convenzionalmente conforme dell’art. 337-ter c.c. (il quale venne introdotto nel 2013 per garantire il diritto dei figli a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori in caso di separazione) “volta ad estendere l’ambito applicativo della stessa sino a delineare un concetto allargato di bigenitorialità e di famiglia, ricomprendendo anche la figura del genitore sociale, ossia di quel soggetto che ha instaurato con il minore un legame familiare de facto significativo e duratore”. Ciò sta a significare che un domani si potrebbe realizzare una situazione di questo tipo. Tizio e Caia hanno un bambino, ma si separano quando questo ha 3 anni, perché Tizio si innamora di Sempronio. Il bambino viene affidato ipoteticamente a Tizio, in quanto Caia é caduta in profonda depressione e non può garantire l’educazione. Quando il bambino ha dieci anni, Tizio e Sempronio si lasciano. Sempronio avrebbe lo stesso diritto della madre biologica a vedere e frequentare il bambino in quanto genitore sociale di una famiglia ricomposta.

Infine, dopo aver stravolto il diritto, il giudice fa a pezzi la logica e la natura delle cose. Queste le affermazioni più salienti:

  • valorizzando il criterio guida del superiore interesse della prole minorile, alla luce di quanto sopra enunciato, è possibile ritenere che il profilo della discendenza genetica non va più considerato determinante ai fini dell’attribuzione al minore del diritto a mantenere stabili relazioni con chi ha comunque rivestito nel tempo il ruolo sostanziale di genitore (pronti alle tate?), pur non essendo legato da rapporti di appartenenza genetica o di adozione con il minore stesso.
  • Quando il rapporto instauratosi tra il minore e il genitore sociale è tale da fondare l’identità personale e familiare del bambino stesso, questo rapporto deve essere salvaguardato, alla pari di quanto riconosce oggi l’art. 337-ter ai figli nei confronti dei genitori biologici.
  • (Non) coglierebbe nel segno un’eventuale obiezione circa l’inidoneità di un individuo omosessuale allo svolgimento di compiti genitoriali. Le acquisizioni delle scienze di settore, principalmente la neuropsichiatria infantile e la psicologia dell’età evolutiva, hanno evidenziato che la qualità dell’attaccamento dei figli e del loro sviluppo cognitivo e relazionale non dipende dalla compresenza di genitori di sesso diverso ma dalla pregnanza della relazione affettivo-genitoriale”.

La sentenza si conclude con il programma delle visite della seconda mamma, come fosse un qualunque padre separato. Ossia una volta a settimana, due week-end al mese, tre giorni a Natale e a Pasqua e una settimana ad agosto. Con buona pace della legge italiana.