Il Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, ritratto durante l'indirizzo di saluto prima dell'inizio della tavola rotonda sul tema: 'Il governo societario e la sana e prudente gestione delle banche', nel Salone dei partecipanti a Palazzo Koch, sede della Banca d'Italia, Roma, 25 settembre 2012. ANSA/CLAUDIO ONORATI

Bail-in e il governatore che non sa governare

Giornali e media assortiti da qualche mese a questa parte hanno imparato un nuovo termine: “Bail-In”. Si tratta di un meccanismo che consiste nella svalutazione di azioni e crediti e nella conversione di essi in asset atti alla ricapitalizzazione di banche in difficoltà, assorbendone le perdite.

Questo tipo di procedura fa parte di una direttiva di cambio di gestione delle crisi bancarie chiamata Bank Recovery and Resolution Directive (BRRD), all’interno della quale sono contenuti tutti i poteri e gli strumenti dati alle autorità di risoluzione per la gestione di crisi bancarie. Potete trovare la normativa completa rilasciata dalla BDI a questo link: http://www.creval.it/media/QA_gestione_crisi_bancarie.pdf

Il bail-in, che italianizzato diventa “salvataggio interno”, si applica con una logica basata sul principio che chi investe in titoli finanziari più rischiosi debba essere il primo a contribuire al risanamento della banca in difficoltà. Gerarchicamente parlando, saranno svalutati nell’ordine azioni e strumenti di capitale, titoli subordinati, obbligazioni e passività subordinate e, solamente in ultima istanza, i depositi di persone fisiche e di piccole-medie imprese al di sopra dei 100 mila euro. Una conseguenza immediata e abbastanza ovvia è un aumento del livello di rischio di tutte le attività finanziarie inserite nella normativa, compresi i conti correnti!

Eppure, il governatore della banca d’Italia Ignazio Visco è apparso alquanto sorpreso, chiedendo che venga applicata una clausola contenuta nella normativa per rimandare le procedure di bail-in al 2018 con queste testuali parole: “Avrebbe potuto  comportare, oltre che una rarefazione del credito ed un aumento del costo, anche rischi per la stabilità finanziaria”  (Il Sole 24 ore), riferendosi al meccanismo di salvataggio interno.

Si sapeva da più di un anno che, a partire dal 2016, sarebbero iniziate le procedure di bail-in, e invece di preoccuparsi di avvisare i correntisti di quelle che potevano essere le conseguenze, il signor governatore tollerava la cancellazione dai prospetti informativi delle obbligazioni subordinate dell’indicazione della percentuale di rischio di perdita del proprio capitale. Ennesimo segno di quanto sia fasulla la favoletta sull’incorruttibilità di quello che dovrebbe essere il supremo organo di vigilanza del sistema bancario, che è invece tra i diretti responsabili del fallimento di alcune banche.

A questo punto non posso che trovarmi d’accordo con la risposta che la Commissione Europea ha dato alla richiesta di Visco: “Non ci sono piani di cambiare la Brrd, la direttiva è stata adottata nel 2014, con il consenso di una stragrande maggioranza al Parlamento europeo e con l’accordo unanime degli Stati membri” (Il Fatto Quotidiano).

Che tradotto significa “Lo sapevate sin dall’inizio e potevate non aderire, ora sono c***i vostri.”

Quindi è inutile che il governatore venga a fare l’eroe, fingendo di voler cancellare/rimandare una procedura come il bail-in, la quale porterà delle notevoli conseguenze. Se a fallire sarà qualche altra banchetta o una banca un po’ più importante, lo Stato non avrà i soldi per garantire i correntisti fino a cento mila euro, dato che non li aveva nemmeno per Etruria & Co; e quindi, il tutto potrebbe (il condizionale è d’obbligo, almeno per ora) portare a una corsa agli sportelli che causerebbe il collasso totale di tutto il sistema.

Viva il disfattismo, e grazie Ignazio.