San Giuseppe: come essere veri uomini

San Giuseppe: come essere veri uomini

Immaginate un giovane uomo, e che questo giovane uomo diventi padre putativo della seconda persona della Trinità e sposo della creatura più perfetta mai uscita dalle mani di Dio, la Madonna, Colei che Cristo, il Verbo, chiamava e chiama “mamma”.

Sembra impossibile che un essere umano abbia meritato un compito tanto alto!

Questo giovane uomo ha un nome: Giuseppe.

A lui obbedì Cristo sulla terra; a lui, secondo santa Teresa d’Avila, Cristo obbedisce in Cielo.

Tanto basta per giustificare la decisione di dedicargli la nostra preghiera.

I motivi devozionali sono dunque chiarissimi, ma accanto a questi voglio farne emergere altri, che mi paiono intonati alle vicende bislacche e sataniche dei nostri giorni.

Avvilito e sottovalutato, quando non irriso, l’uomo, inteso come maschio, padre e marito, è ormai apprezzato, tra strepiti femministi e giuste rivendicazioni femminili, solo come bancomat da cui attingere denaro; deriso dalla pubblicità che lo vuole poco più di un sempliciotto maldestro e crocifisso dalla cronaca che di lui si occupa solo quando uccide o stupra, è diventato un fastidioso fardello, un inetto, zotico e sgraziato.

La pubblicità svia, ma al tempo stesso svela; esagera, ma non mente!

Gli uomini hanno davvero tradito la propria mascolinità.

A questa deficienza, esasperata, non inventata, il mondo propone un rimedio peggiore del male, suggerendo che il maschio si faccia “più femmina”.

Io credo, al contrario, che gli uomini tutti e gli uomini di fede in particolare, debbano diventare “più uomini”.

Per far ciò hanno bisogno di grandi modelli di mascolinità.

Non ho trovato un santo che meglio di San Giuseppe rappresenti l’incarnazione di una virilità perfettamente vissuta.

Presso nessun altro una mascolinità così perfetta, tutta santa, tutta coltivata all’interno di una famiglia esemplare; una virilità esaltata nell’obbedienza al Creatore, nel sacrificio, nella pazienza, nell’amore al lavoro onesto, nella purezza a cui gli uomini sono chiamati, non meno delle donne.

Nella sacra famiglia san Giuseppe è colonna e non accessorio, è l’uomo che, pur nella eccezionalità di un ruolo che lo vide sposo, ma non marito, della Madonna (come specifica san Girolamo), accudì Gesù e Maria, rendendo possibile il piano di Dio.

“Si sottomise alla sua autorità Colui al quale obbediscono i cieli e la terra”, sintetizza magistralmente sant’Alfonso Maria de’ Liguori, delineando, con la sintesi degli intelligenti, la delicatezza e l’enormità del compito che L’Eterno pose sulle spalle del santo.

Non meno importante il ruolo che gli uomini sono chiamati a vivere in seno alla propria famiglia, per la quale, inequivocabili sono le parole di san Paolo, devono essere disposti a morire.

Altro che divorzio, altro che famiglia allargata, altro che tombeur de femmes!

Nella concezione cristiana della mascolinità, Casanova e don Giovanni sono due macchiette.

La virilità nella Bibbia è seria, composta, maestosa.

Allo sposo è richiesto, se necessario, di immolarsi per sua moglie, che una sola può essere, cioè colei che ha preso davanti a Dio!

Voi, uomini, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e per essa ha dato se stesso”.

Questi sono gli uomini cristiani! Questo fu San Giuseppe!

Non è certo irrilevante che Dio, nella Sua infinita sapienza, volle dare a Cristo un padre e alla Vergine uno sposo, indicando così per sempre e a tutta l’umanità l’esempio dell’unica famiglia possibile: un uomo, seppure il più santo, il più giusto e il più casto degli uomini, accanto alla Madre.

Un UOMO, è il caso di sottolinearlo, un UOMO, è il caso di ripeterlo, un UOMO, è il caso di urlarlo, in questi tempi confusi e disgraziati!

Oggi più che mai, sia modello per gli uomini che intendano vivere in modo consono, santo e decoroso la propria virilità.

Chi vuole onorarlo gli dedichi il Mercoledì la preghiera quotidiana e non manchi di santificare il mese di Marzo.