United States of ISIS

United States of ISIS

È ufficiale: nel Vecchio Continente è, ormai, psicosi terrorismo. All’indomani della diffusione sul web dell’ennesimo video in cui vengono lanciate nuove minacce contro Francia e Gran Bretagna, l’Europol dirama l’allarme: “L’Isis sta programmando attacchi su larga scala in Europa”. Lo afferma il direttore di Europol, Rob Wainwright, a margine del Consiglio dei ministri degli Interni UE, tenutosi ad Amsterdam.

Come un colosso dai piedi di argilla, in bilico tra benessere ed insicurezza, la civiltà occidentale inizia a fare i conti con lo sgretolamento delle proprie convinzioni, dei propri “dogmi”, delle proprie certezze.  È la dura realtà che si infrange su un Occidente assopito e impreparato, narcotizzato dalla tecnologia e distratto dalla banale mediocrità imperante.
Ma, andiamo per gradi:  cos’è davvero l’Isis? Come nasce e quali sono i suoi obiettivi.

L’Isis, lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, è un gruppo terroristico di natura jihadista guidato da Abu Bakr Al Baghdadi. Nasce “ideologicamente” da Al Qaeda, controlla ormai un territorio vasto quasi quanto l’Italia e impone a 18 milioni di persone la sua interpretazione della sharia. Questa organizzazione, effetto dalla fusione tra reduci del regime di Saddam Hussein e l’ala più estrema dell’Islam  sunnita, sorta con il benestare della CIA, sta fortemente impressionando per la ferocia ostentata con cui sevizia, uccide, decapita coloro che ritiene nemici, persone della stessa fede, di altre fedi, indistintamente cristiani e islamici, cittadini di nazioni considerate ostili.

Facciamo un piccolo passo indietro. Non più tardi di tre mesi fa, a seguito  dell’attentato che ha sconvolto Parigi, la reazione francese è stata simile a quella degli Stati Uniti dopo l’11 settembre. Stato di emergenza, controllo sistematico delle frontiere (con conseguente sospensione del trattato di Schengen), massiccio spiegamento di forze armate su tutto il territorio nazionale. Hollande ha, inoltre, accelerato l’azione militare all’estero con decine di raid aerei sulla citta di Raqqa, capitale de facto dello stato islamico. Nella sua dichiarazione di guerra, però, il presidente francese ha tralasciato un aspetto centrale di tutta questa faccenda: il sostegno offerto da diversi Stati al terrorismo. Numerosi report di intelligence, non ultimo quello russo, hanno portato alla luce l’esistenza di una fitta rete di rapporti tra il Califfato e nazioni considerate “alleate”, una tra tutte la Turchia di Erdogan. Secondo fonti dei servizi segreti russi, infatti, Ankara trafficherebbe petrolio con l’Isis. Quello stesso business che, secondo un’indagine del Financial Times, frutta allo Stato islamico oltre un milione e mezzo di dollari al giorno. Il greggio, secondo l’inchiesta, verrebbe venduto non solo a tutte le formazioni jihadiste, ma, anche, ad alcuni stati “accondiscendenti”, tra i quali quello turco. Ma c‘è dell’altro. I rapporti intrattenuti tra Isis e Turchia non si limiterebbero solamente al commercio clandestino di carburante. Per diversi anni, Ankara avrebbe appoggiato le milizie jihadiste impegnate nella guerra contro Assad, consentendo a centinaia di combattenti stranieri, i cosiddetti foreign fighters, di unirsi alle fila dei ribelli antigovernativi, facilitandone l’ingresso attraverso i suoi  estesi confini.

Ma non solo la Turchia. Al G20 di Antalya, Vladimir Putin ha rotto finalmente l’ipocrisia generale, facendo riferimenti, neanche troppo velati, ai finanziatori occulti dell’Isis. Gli aiuti economici, secondo il premier russo, provengono da cittadini di oltre 40 Paesi, in particolare dagli sceicchi di Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar.

Tante, troppe zone d’ombra nell’attuale situazione.  Ma a ben guardarla, in un’ottica di confusione disinvolta e volontaria, dunque mistificatoria della realtà, l’escalation di conflitti e guerre preventive appare quanto mai funzionale alle trame ordite dall’”Isis”: le guerre neocon, con le loro equivocità e la loro sconsideratezza, hanno provocato sciagure che dovrebbero esser sotto gli occhi di tutti . Non solo. Esse sono state causa naturale dell’inasprimento di quel sentimento “anti-occidentale” presente nelle frange più estreme dell’Islam.

Potremmo, in tal senso, provare a formulare ipotesi, teorie ponendoci la domanda del “Cui prodest?”. A chi giova l’espansione del Califfato, volto a destabilizzare un’intera area del mondo e a creare un fantomatico regime islamico?

Tentar di comprendere ed analizzare passate ed attuali dinamiche di guerra, in chiave geopolitica, insegna che, nella maggior parte dei casi, è errato limitarsi ad osservare solamente ciò che ci viene somministrato, spesso in maniera artificiosa, da mass media e “fonti ufficiali”.

Tante le considerazioni, tanti i quesiti a cui, forse, non avremo mai una risposta certa. Ma fermiamoci, comunque, qualche secondo a riflettere. Vi racconterò una storia. Una storia diversa dalla squallida litania che ci viene proposta ormai da mesi in tv. A volte, basta spolverare la superficie di qualcosa e ciò che appare come ovvio diventa assurdo e, viceversa, ciò che pare assurdo, acquista ragion d’essere.

Bene, è proprio in virtù di questo “assoluto relativo” che, pezzo dopo pezzo, questo intrigato mosaico inizia a prender forma. Il nostro breve racconto ha inizio ad oriente, in quella fertile fascia di terra compresa tra i fiumi Tigri ed Eufrate. Gli “interpreti” sono molteplici ma, tra tutti, spicca un manipolo di miliziani ultraortodossi sunniti, decisi a dar battaglia all’”infedele mondo occidentale”. Ora provate a pensare come, nella storia, possa inserirsi un’entità apparentemente sconosciuta, una sorta di deus ex machina al contrario, capace di stravolgere le sorti e i destini di quel pugno di fanatici e terroristi; in grado di utilizzare il terrore per propri fini perversi, misconosciuti alle masse. Certo, questa è una storia astrusa, qualcuno penserebbe avulsa da quella realtà “ufficiale”, a cui diamo quotidianamente credito . Ma, come spesso accade, la realtà può superare l’immaginazione, delineando uno scenario degno del miglior film d’azione hollywoodiano. Lo stesso scenario in cui la stragrande maggioranza di quei  terroristi pensano di combattere quella tanto “agognata” Jihād, proprio contro chi, probabilmente, ne tira le fila.

Vi ricordano nulla la strategia della tensione, le bombe sui treni degli Anni di Piombo? Proviamo a decriptare gli eventi. Vogliamo credere che sia, ancora una volta, un caso che gli Stati Uniti, anni fa, abbiano finanziato e armato i futuri Talebani in chiave antisovietica? E ancora, che abbiano incendiato il Medio Oriente, devastando Iraq, Libia e Siria, dialogando e collaborando con Stati “doppiogiochisti” quali Arabia Saudita, Qatar, Turchia o, addirittura, sostenendo la politica  dei “Fratelli Mussulmani” durante le “primavere arabe”? Saremmo dei visionari se pensassimo che tutto ciò rientri in un progetto politico preciso? Lo stesso “subdolo” progetto, che utilizza l’operato dello Stato Islamico – probabilmente ad insaputa di quest’ultimo-  come espediente atto ad innescare un “terremoto” politico in grado di ridisegnare le logiche geopolitiche dell’intera area del Medio Oriente. Determinando, così, un nuovo corso, capace di eliminare qualsivoglia influenza russa, di rendere più “sicuri” i confini di Israele, o per lo meno di legittimare quest’ultimo ad attuare azioni militari di “tutela nazionale” – magari, chissà, dopo aver infiltrato esponenti delle “bandiere nere” tra le file di Hamas – e, infine, di proiettare gli USA in posizione egemonica in seno ad un’area  di così grande importanza strategica. L’Isis non è un semplice gruppo terroristico. Esso è un progetto che punta a ridefinire diametralmente l’assetto e le dinamiche del Medio Oriente, che vede l’Arabia Saudita nella cabina di regia ma che coinvolge un po’ tutti, americani, israeliani, turchi e molti altri e che affonda le sue radici nel colonialismo “occidentale”.

Ne siamo certi, non siamo di fronte ad un nuovo Armageddon, di biblica memoria, in cui il bene contrapposto al male porterà nuova linfa alle sorti del mondo. Non c’è spazio per il bene in questa faccenda. Nessun buono, nessun cattivo; nessun giusto, nessun prepotente. Questo è lo scontro del male contro il male. E intanto, se da una parte l’isis coinvolge i civili, li usa, li uccide, dall’altra i raid “democratici” delle nazioni atlantiste continuano a mietere migliaia di vittime innocenti ogni giorno. Tutto ciò è cronaca quotidiana. Solo cospirazionismo? Decidete voi.