Il disastro Deutsche Bank

Il disastro Deutsche Bank

Ammettetelo, anche voi dopo il disastro Etruria & Co. avete pensato “se solo fossimo in Germania, li sì che è tutto più solido…”, o qualcosa di simile. Non c’è nulla di male, dato che i non cultori della materia non sanno cosa sta succedendo all’interno del colosso bancario tedesco. Non per colpa loro, semplicemente non glielo dicono.

Dopo aver notato un bel -8,2% nel giro di un mese dell’indice tedesco DAX, raggiungendo il minimo da un anno, mi sono incuriosito ed ho iniziato a ricercarne le possibili cause; quello che ho scoperto è, allo stesso tempo, interessante e preoccupante.

tvc_984685ef69ccbde1ae0e1ed66b59c075

(DAX INDEX 1y)

L’andamento di Deutsche Bank (d’ora in poi abbreviato “DB”) sul mercato, come si vede dal grafico sottostante, è paragonabile a quello delle recenti MPS o Carige, con la piccola differenza che DB è una banca estremamente rischiosa, che ha in bilancio qualcosa come 64mila miliardi di derivati, SESSANTAQUATTROMILA MILIARDI.

Il quantitativo esorbitante di derivati posseduti da DB è pari a circa 5 volte il PIL dell’intera Eurozona e ben 16 volte quello della stessa Germania. Per farvi un’idea visiva potete vedere il secondo grafico, qui sotto (fonte ZeroHedge).

db2

(Andamento DB nell’ultimo mese)

DB-GDP_0

(Esposizione totale in derivati di DB rapportata al PIL tedesco e dell’Eurozona)

Di per sé, i derivati non erano un grosso problema, finché la DB era stabile; il vero guaio è dettato da uno strumento (anch’esso derivato), chiamato Credit Default Swap, o più semplicemente CDS. Il CDS è un derivato creditizio la cui funzione è quella di trasferire il rischio di credito. Si tratta fondamentalmente di pagare un premio ad un terzo, il quale si prende l’obbligo di coprire dalle perdite l’investitore nel caso in cui la società nella quale quest’ultimo abbia investito fallisse. E’ una sorta di polizza assicurativa e, ovviamente, maggiore è il rischio di default di una società, maggiore sarà il prezzo del CDS indicizzato a quella stessa società.

E indovinate un po’ quali CDS hanno deciso di farsi un giro sullo space shuttle da inizio gennaio a oggi? Proprio quelli di Deutsche Bank! Che passano da 100€ per contratto a poco più di 161€, per un totale del +61%. E il segno “più” è tutt’altro che positivo, anzi. Significa che il rischio di default della DB è aumentato esponenzialmente.

DB-CDS_0

[Andamento del rischo di credito di DB, giugno 2014-gennaio 2016, misurato in prezzo CDS (fonte ZeroHedge)]

Altro campanello d’allarme è dato dai cosiddetti CoCo Bond emessi dalla DB. Questo acronimo, che suona anche simpatico all’udito, sta per Convertible Contingent Bond; sono obbligazioni ibride che, all’occorrenza, si trasformano in azioni (quindi in capitale per la banca emittente). Più precisamente, si trasformano in azioni quando l’indice CORE TIER 1 scende al di sotto di una determinata soglia (5%), aumentando quindi il rischio per l’investitore, dato che le azioni sono per definizione più rischiose delle obbligazioni. Il CORE TIER 1 è un indice che rappresenta l’andamento del rapporto tra il capitale puro (utilizzato per coprire eventuali perdite in caso di crisi) e il capitale dato a prestito dalla banca. Quindi maggiore è la percentuale di questo indice, maggiori sono le riserve anti-crisi detenute dalla banca.

Ad aprile i CoCo Bonds DB erano scambiati a circa 102,11 e oggi hanno toccato quota 77! Questo crollo sta a significare che gli investitori (per lo più istituzionali) non si fidano più così tanto della solidità tedesca, portando i titoli CoCo a un crollo e ad una perdita non indifferente. Questo accade perché, grazie al Quantitative Easing (di cui ho parlato qualche articolo fa), Stati considerati rischiosi, tra i quali l’Italia, possono emettere titoli di stato offrendo una cedola tra l’1,3% e il 2%, mentre la DB chiede denaro (tramite i CoCo) offrendo addirittura il 6%. Chiaro segno di instabilità. Una banca così importante non offre tassi così elevati (sopratutto in un periodo come questo, con il QE), se è tutto in ordine. Di conseguenza le quotazioni CoCo sono crollate, come si può vedere qui sotto.

20160204_DBCOCO2

[Andamento prezzo DB-CoCo Bonds (fonte ZeroHedge)]

Starete pensando “Ma si tanto questi CoCo Bonds sono tedeschi, sono scambiati tra di loro…” Invece, questi titoli junk sono emessi anche da grosse banche italiane per ben 23,7 miliardi di euro, e sono detenuti, nell’ordine, da: Intesa San Paolo, con 7,9 mld, Unicredit, con 7,4 mld, Monte dei Paschi, con 4,8 mld e per finire UBI banca, con 3,6 mld (fonte Borsa Italiana). Di conseguenza le notevoli perdite che i nostri investitori istituzionali potrebbero avere con  un crollo di questi titoli si rifletterebbero sui cittadini, e la circolazione di questi tipi di asset è destinata ad aumentare, dato che rappresentano uno dei punti più importanti della riforma BASILEA III.

Quindi le nostre banchette fanno un baffo a quello che sta accadendo al colosso tedesco, e forse è proprio per questo motivo che tutta l’attenzione mediatica è concentrata su Etruria & Co.

Per cercare di nascondere quello che potrebbe diventare uno dei disastri bancari più grossi della storia.