La religione atea

La cronaca attuale ci mostra, ogni giorno, che le guerre combattute in nome di un credo non sono un retaggio del passato, ma sono più che mai attuali. Gli attentati compiuti da organizzazioni terroristiche, in primis di matrice islamica, fanno capire che il fondamentalismo religioso è ancora un problema che ha radici profonde e difficili da sradicare.

Tuttavia, vi è anche un’altra corrente che, almeno da un punto di vista culturale, eguaglia tale fanatismo, seppur spoglia da ogni carattere spirituale. Si tratta, come il titolo ha già anticipato, dell’ateismo.

Da cosa deriva questo “pensiero”? La sua origine, come filosofia impegnata, è da ricercare nella Grecia classica ed è stata una presenza costante nei secoli, anche se è solo negli ultimi tre che ha avuto uno slancio. La parola, che significa letteralmente senza dio, sta ad indicare quel gruppo di persone che non credono in nessuna divinità o ne negano l’esistenza.

Se da un lato troviamo la semplice “non credenza” (che possiamo definire ateismo passivo, da non confondersi con l’agnosticismo), dall’altro abbiamo “la credenza che non” (ateismo attivo), ossia quell’insieme di concetti che, senza adeguate dimostrazioni logiche, provano a dare risposte ai grandi quesiti che l’umanità si è posta dalla notte dei tempi, esattamente come fanno tutte le religioni. “Come ha avuto origine l’universo?”, “Perché siamo qui?”, e soprattutto il grande mistero “Cosa c’è dopo la morte?”, e trovano la sintesi nell’assunto “Non esiste alcuna intelligenza superiore”.

L’ateismo, spesso accompagnato da una dottrina totalmente materialistica, fa proprio tutto ciò che viene scoperto dalla scienza, elevando a suoi martiri quegli scienziati e filosofi che nei secoli hanno subito persecuzioni (nella maggior parte dei casi, ragionando per luoghi comuni senza conoscere i fatti storicamente dimostrati). Eppure, con quell’arroganza tipica del fanatismo religioso, l’ateismo cerca di dare risposte a domande alle quali la scienza non ha ancora, o non potrà mai dare, spiegazioni.

L’origine dell’universo, la cui teoria più accreditata attualmente è quella del cosiddetto “Big bang”, è vista dall’ateo come il “momento zero”, prima del quale non c’era nulla perché non esisteva il tempo. La scienza, però, pur formulando possibili scenari sul ‘prima’, non ha ancora dato spiegazioni dimostrabili empiricamente, ponendosi anzi nella condizione di “dotta ignoranza”, cosa che l’ateismo non concepisce affatto; al contrario, scavalca le opinioni degli scienziati affermando che “sicuramente non c’era nulla e sicuramente non è stata un’intelligenza superiore a dare l’input iniziale alla formazione dell’universo”.

Un discorso analogo riguarda la domanda sul “dopo morte”, che la scienza può spiegare in termini di biologia cellulare, ma non dal punto di vista della “coscienza di sé”. Se uno scienziato, vero, alla domanda su cosa c’è dopo la morte, risponde “Non ho i mezzi e le conoscenze per affermare nulla”, l’ateo risponde “Dopo la morte la coscienza scompare, si smette di esistere” andando, ancora una volta, contro il metodo scientifico che afferma di voler difendere.

Filosoficamente, l’ateismo si configura come una dottrina che crede “solo in ciò che può essere dimostrato”, combattendo l’innatismo razionalista tipico dei pensieri sei-settecenteschi. Ed anche in questo frangente, l’ateismo mostra la sua natura antiscientifica poiché, se la fisica è in effetti costituita da soli concetti empirici (quindi dimostrabili), altrettanto non vale per la matematica, su cui tutte le scienze di basano, in quanto costituita da una serie di principi indimostrabili, definiti assiomi.

Dopo aver verificato l’incompatibilità tra scienza ed ateismo, passiamo ad analizzare le influenze culturali di quest’ultimo.

Oggigiorno, l’ateismo si configura non solo come nuova religione, come abbiamo già accennato, ma anche e soprattutto come crociata contro le religioni tradizionali, in particolare contro il Cristianesimo. Non passa giorno in cui l’ateo non parli di come “la Chiesa sia corrotta, dispotica, medievale”, o di come i Cristiani controllino le leggi degli Stati che costituzionalmente dovrebbero essere laici. Per l’ateo, il Cristianesimo diventa una vera e propria paranoia, si autoconvince che tutti i mali del mondo siano riconducibili alla Croce. Quante volte abbiamo sentito un ateo rievocare le presunte nefandezze dovute alle Crociate? A nulla valgono i discorsi degli storici, i quali affermano che le Crociate erano principalmente alleanze europee contro l’invasore barbaro proveniente da Oriente, alleanze che si fondavano sull’unico fattore collante dei vari regni del Vecchio Mondo, ossia appunto la Fede Cristiana.

Lasciando il Medioevo e tornando ai giorni nostri, si vede un’epoca segnata dai grandi cambiamenti legislativi e sociali. Dal dopoguerra ad oggi, abbiamo assistito nel mondo a vere e proprie aberrazioni, quali legalizzazione dell’aborto e del matrimonio fra persone dello stesso sesso, concetti da sempre osteggiati sia dalla Dottrina che dalla filosofia cattolica, oltre che dal normalissimo buon senso, che dovrebbe essere comune a tutti. E l’ateismo ne ha fatto un cavallo di battaglia, non tanto perché lo ritenesse giusto, ma per avere l’ennesimo motivo di astio nei confronti della religione. Ed ecco che torna la già citata paranoia del Vaticano che comanda in Italia, secondo cui sarebbe la Santa Sede a proibire anche la legalizzazione della prostituzione (l’essere d’accordo o meno non rientra nel discorso, tuttavia ricordiamo, che negli anni Trenta, all’indomani dei Patti Lateranensi, le case di tolleranza venivano continuamente aperte). Ciò che l’ateismo non accetta è che le leggi, giuste o sbagliate che siano, siano fatte da un Parlamento eletto dal popolo e se tale Parlamento non approva, ad esempio, il matrimonio gay o non promulga norme che incriminino il medico obiettore di coscienza che si rifiuta di far abortire una donna, il responsabile rimanga comunque il Popolo che è sovrano (anche se sappiamo bene che non è così, ma non per colpa del Cristianesimo).

L’ateismo pretende rispetto, ma non è in grado di offrirlo. L’ateo si erge a giudice e giuria, si arroga il diritto di giudicare chi non si adegua e non vede, o non vuole vedere, che un popolo senza religione e senza cultura è un popolo che si sottomette meglio (si veda l’esempio dell’Unione Sovietica, ove vigeva l’ateismo di Stato, del tutto estraneo ai concetti di laicità tanto osannati).

Inutile dibattere anche sulla convinzione che hanno alcuni atei sull’inesistenza di Gesù Cristo, che a dir loro sarebbe un’invenzione letteraria.

Alla luce di questi ragionamenti, possiamo concludere che l’ateismo moderno si discosta enormemente dal semplice non credere in nessuna divinità e dall’ammissione di non avere molte risposte sull’esistenza. Invece, l’ateismo diventa a tutti gli effetti una religione, la fede nel nulla, la cui missione è quella di diffondere, attraverso teorie pseudo-scientifiche e pseudo-dialettiche un odio irrazionale verso la Cristianità e verso ogni tipo di morale autentica.

In altre parole, è il nuovo fondamentalismo.