Leader of the extreme right-wing Golden Dawn party Nikolaos Michaloliakos, right, speaks next to his party lawmakers, to the Parliament in Athens on Thursday Jan. 17, 2013.  Greece's Parliament is debating whether to investigate four former senior members of the government over how leaked data on Greeks who banked in Switzerland was handled. All four deny wrongdoing. (AP Photo/Petros Giannakouris)

Storia di ΧΡΥΣΗ ΑΥΓΗ

Alba Dorata, il movimento nazionalista greco, si è dimostrato indiscutibilmente fuori dall’ordinario in questi ultimi anni. Il prendere posizione contro tutto un sistema in declino, infatti, ha agitato e sconvolto l’opinione pubblica generale non solo in Grecia, ma nell’intera Europa. Immancabilmente, i media e la stampa, composta dai soliti benpensanti, si sono mossi contro il movimento nazionalista greco, cercando con troppa superficialità di etichettarlo con il consueto fango. Pertanto, a niente servirebbe informarsi, senza una certa consapevolezza di quell’informazione propensa più a far notizia che a raccontare la realtà che è in mezzo alla gente. Tuttavia, a discapito delle ingiurie dei media, gli ultimi fatti, come l’inarrestabile ascesa politica del partitio, e avvenimenti sconcertanti, come l’arresto del leader Nikolaos Michaloliakos o la revoca dell’immunità parlamentare per altri deputati legalmente eletti, impongono una maggiore serietà nell’affrontare il tema.

 

Le origini: Lo spirito ellenico

Se si desiderasse approfondire l’argomento, sarebbe bene iniziare dall’origine, laddove per “origine” si intende qualcosa che va molto più addietro dell’epoca attuale. A nostro avviso, infatti, Alba Dorata (Χρυσή Αυγή, Chrysi Avgi), ha la volontà di ereditare ed esprimere un ben più antico e determinato spirito. Uno spirito che comparve tre millenni fa, con la civiltà dorica e micenea e il ciclo degli eroi omerici, che passò per i guerrieri di Sparta, alla filosofia di Atene, ad Alessandro Magno e all’ellenismo, e in seguito percorse l’Impero di Bisanzio. Ciò che caratterizzò la miglior civiltà ellenica fu uno stile olimpico, geometrico, volto a conferire forma, a definire l’essenzialità ora nel pensiero, ora nell’architettura, ora nella morale, ora nelle istituzioni; il cosmos contro il primordiale ed il caotico. Le varie dominazioni che si susseguirono non poterono uccidere tale virtuosismo intrinseco, il quale piuttosto lo si rivide confermare nello scorso secolo con l’indipendenza e la costruzione di una Grecia-nazione (1). Il retaggio di cui Χρυσή Αυγή si fa erede è, dunque, un qualcosa di tipicamente ellenico, superiore di certo alla scialba politica contemporanea.

 

Anni settanta: Il degrado della Grecia e Nikolaos Michaloliakos

Tuttavia, negli anni successivi ai conflitti mondiali e alla guerra civile, come in numerosi altri Stati europei, la Grecia iniziò ad assopirsi, “americanizzandosi”. Basti pensare al crollo del regime dei colonnelli, alla restaurazione della democrazia, alla notevole crescita economica e di benessere, all’ingresso nella NATO nel 1980 e, un anno dopo, nella Comunità Europea. Il senso di identità, quindi, venne meno a causa dell’influenza americana, che portò il progresso e il degrado tipico dei tempi ultimi. Fu proprio in questo periodo e in questo clima che Χρυσή Αυγή effettivamente nacque, ovvero in un contesto ambientale di prosperità vuota e di fuga dai valori e dai principi.

È in questo periodo che il suo fondatore e attuale leader, Nikolaos Michaloliakos, all’età di 16 anni aderì (intorno al 1973) al movimento “4 agosto” di Plevris, il quale era legittimato a svolgere attività politica anche sotto il regime militare. L’ideologia del movimento “4 agosto” si rifaceva al “Metaxismo”, una corrente di stampo nazionalista ed autoritario. Nel 1974, il regime militare cadde, per la Grecia iniziò un periodo – per così dire – “democratico”. Nel frattempo Michaloliakos si iscrisse all’Accademia per ufficiali, dove venne ammesso. Successivamente, all’età di 21 anni, con l’accusa di aderire ad una aggregazione di estrema destra a fini terroristici, venne arrestato e di conseguenza espulso dalle armi, processato e condannato al carcere. Mentre si trovava in prigione, incontrò un leader della giunta militare greca, anche egli recluso. Discutendo, iniziarono insieme a porre le basi per un futuro partito.

 

1980: La Rivista

In seguito alla scarcerazione, Michaloliakos fondò Χρυσή Αυγή. Era il 16 dicembre 1980. Non si trattava ancora di un movimento politico, piuttosto di una semplice rivista culturale di inclinazione fortemente nazionalista, con una pubblicazione irregolare. Inizialmente nel periodico vennero pubblicati brani di filosofi, politici e  storici, in aggiunta ad alcuni pareri e critiche di persone affiliate all’omonima rivista.

Nel 1983, a tale rivista si avvicinò la neonata “Lega Popolare Nazionalsocialista”. Questo nuovo soggetto politico venne citato in diverse occasioni sulle pagine del periodico Alba Dorata e, allo stesso tempo, quest’ultima collaborò nelle attività politiche della Lega Popolare. Nel 1984, la rivista fu indotta improvvisamente a chiudere per via di pressioni esterne. Tuttavia, Michaloliakos e i suoi collaboratori non cessarono l’attività politica. Infatti qualche tempo più tardi, lo stesso Michaloliakos verrà messo a capo dell’organizzazione giovanile di un nuovo partito con inclinazioni “filocolonnelliane”. L’alleanza con la nuova organizzazione non ebbe lunga vita: nel 1985, Michaloliakos ne abbandonò la leadership, poiché i membri interni non erano per nulla compiaciuti dell’idea di avere a capo un vertice di Alba Dorata.

 

1987: Il Partito e l’anonimato

L’esito, però, non fu del tutto negativo. Liberandosi infatti dai ranghi del partito filocolonnelliano, Michaloliakos e la sua cerchia, qualche tempo dopo (nel 1987), si dedicarono totalmente a Χρυσή Αυγή. Ricomparve perciò la rivista, ma questa volta con un’importante innovazione: essa era sottoposta all’omonimo neopartito politico. Al nome di Alba Dorata, Χρυσή Αυγή, si aggiunse come prefisso “Lega Popolare”, Λαϊκός Σύνδεσμος. Il nome del partito divenne a questo punto “Lega Popolare – Alba Dorata” (la quale, però, venne ufficialmente registrata come partito politico solo nel 1993). L’ideologia si basava sulla rivendicazione di una Magna Grecia, un “panellenismo” caratterizzato da fermo nazionalismo, metaxismo, ostilità per le politiche migratorie, antiamericanismo, derivato dall’avversione al liberalismo, repulsione del marxismo (2). Il programma pratico, pertanto, si concentrò sulla lotta all’immigrazione e agli sprechi della politica, sulla lotta ai partiti e alla plutocrazia, sulla nazionalizzazione delle industrie e delle risorse energetiche. Nonostante la formazione del partito, Alba Dorata rimase ai margini della politica per qualche tempo.

 

Anni novanta: I primi passi contro il sistema

L’organizzazione comincerà a prendere piede solamente qualche anno più tardi, quando le condizioni della Grecia cominciarono a mutare. La limitrofa Jugoslavia comunista esplose nel caos e, oltre alla rilevanza geopolitica, all’interno dei confini greci iniziarono allarmanti migrazioni (soprattutto di albanesi). Durante la disputa per la denominazione della Macedonia, nel 1992, si videro 30 militanti di Χρυσή Αυγή contestare con violenza gli studenti dell’università di Atene nel corso di una manifestazione. Questa circostanza si rivelò favorevole, Alba Dorata, infatti, iniziò a far clamore, comparendo nelle testate dei giornali. Nel 1992, il movimento conterà già 200 membri. Nello stesso anno, Alba Dorata adottò il suo famigerato simbolo, “il meandro”, a seguito di una scoperta effettuata da alcuni archeologi nel sepolcro del padre di Alessandro Magno, Filippo II. Qui venne riportato alla luce lo scudo del re Filippo, dove era impresso un simbolo simile a quello presente attualmente nella bandiera di Χρυσή Αυγή. Michaloliakos rimase entusiasta per quella scoperta, perché la interpretò come la conferma della discendenza indoeuropea della stirpe greca.

Nel 1994, Alba Dorata si affacciò per la prima volta nello scenario elettorale. Alle elezioni per il Parlamento europeo i risultati ottenuti furono di 7.264 voti a livello nazionale, corrispondenti allo 0,1% delle preferenze. Due anni più tardi nel settembre 1996, alle elezioni legislative, il risultato scese di poco: il partito si attestò allo 0,07% con 4.487 voti. Nel 1998 accadde che un membro del partito, Androutsopoulos, aggredì uno studente e attivista di sinistra. Il fatto, unito agli scarsi risultati a livello elettorale, portò disagi e quindi alla creazione di correnti dissidenti interne che portarono alcuni suoi membri più estremi a non seguire più la linea dei vertici. Nonostante queste avversioni, Alba Dorata continuò comunque ad organizzare raduni e marce. Alle elezioni europee, nel 1999, il partito corse di nuovo, alleandosi con Πρώτη Γραμμή, Prima Linea, ottenendo così 48.532 voti, corrispondenti allo 0,75% dei voti espressi. Nel giro di tre anni, quindi, il movimento si vide decuplicato anche se ancora era influente nel teatro politico.

 

Primi anni 2000: “Alleanza Patriottica” e la radicalizzazione nel territorio

Con lo scemare della crisi balcanica e della correlata crisi immigratoria albanese, nel 2000 l’attenzione si spostò sulle immigrazioni extraeuropee, con un riguardo particolare ai flussi musulmani. Nel 2002, Alba Dorata aprì i suoi primi siti web delle sezioni, ormai presenti in 32 città. Questi erano volti alla formazione e all’espansione di iniziative e di nuclei militanti.

Nell’aprile 2004, durante la celebrazione del colpo di Stato del 1967, la dirigenza annunciò la nascita di “Alleanza Patriottica”, un’organizzazione che racchiudeva la stessa Alba Dorata e altri movimenti ideologicamente affini. Nelle elezioni europee del giugno 2004, Alleanza Patriottica ricevette 10.618 voti equivalenti allo 0,17 %. Pochi anni più tardi, nel settembre 2005, Alba Dorata cercò di organizzare un campo estivo dove furono invitati il Nationaldemokratische Partei Deutschlands (NPD), l’italiana Forza Nuova, il movimento rumeno Noua Dreaptă, (Nuova Destra) ed altri gruppi di estrema destra spagnoli e americani. Il campo fu poi proibito dal governo. Da annotare anche un altro episodio che avvenne poco dopo, nel novembre 2005, quando una trentina di anarchici col volto coperto assaltarono con molotov e sassi gli uffici di Alba Dorata. Nel dicembre dello stesso anno, per via degli scontri con gli anarchici, il segretario di Χρυσή Αυγή Michaloliakos annunciò la cessazione delle attività politiche del movimento nazionalista e con esso anche dell’omonimo giornale (tuttavia, Michaloliakos iniziò a scrivere nel quotidiano “Mondo Libero”). Ciò ebbe probabilmente lo scopo di rafforzare l’Alleanza Patriottica.

 

2007-2009: La rottura con Alleanza Patriottica e l’indipendenza

Nel marzo 2007, la leadership e i militanti di Alba Dorata si dissociarono da Alleanza Patriottica e tale evento portò al collasso di quest’ultima. In seguito, Alba Dorata riferirà che Alleanza Patriottica era nata come un’organizzazione composta da personalità marginali e con un contesto ideologico e politico confuso. Inoltre, c’era anche chi riteneva che Alleanza Patriottica, in fin dei conti, fosse solo un secondo nome di Alba Dorata. È possibile notare come Alba Dorata acquisti in questo passaggio indipendenza e prestigio. Nel marzo 2007, l’organizzazione tenne il suo sesto congresso, dove i leader di Alba Dorata annunciarono la ripresa dell’attivismo politico, questa volta libero da ogni alleanza. Due mesi dopo (giugno 2007), si incontrarono ancora una volta i partiti europei nazionalisti, uniti per una protesta contro l’assemblea del G8 in Germania. Assieme ad Alba Dorata partecipò l’NPD tedesco ed altri movimenti europei ideologicamente affini. Qualche tempo dopo, nel 2009, il partito si presentò alle elezioni nazionali e in questa occasione Alba Dorata riuscì ad ottenere 19.636 voti, con uno 0.29%. Seppur modeste, le cifre, considerando che Χρυσή Αυγή corse da sola, furono un ottimo risultato. Mentre le elezioni finivano, stava iniziando la crisi economica mondiale.

 

2010-2011: La Troika e il forte aumento dei consensi

C’è da considerare che a livello europeo, il popolo greco è stato quello che ha subito più di tutti la crisi economica finanziaria, di cui forse il massimo effetto ed espressione è la politica di austerità imposta dalla Troika (composta da Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea). La crisi, infatti, ha permesso ai greci di sperimentare sulla propria pelle il fallimento insostenibile e assurdo del modello liberista in tutti gli aspetti dell’esperienza umana.

Fu proprio con la crisi economica che Alba Dorata cominciò a cavalcare la scena politica greca. Tale crisi, infatti, ebbe se non altro il pregio di ridestare in molti greci quella “ellenica consapevolezza” di cui si è inizialmente discusso e che il nichilismo tipico della modernità aveva invece addormentato. Per la Grecia, comunque, nel maggio 2010, fu definito un programma di aiuti da parte dei Paesi dell’Eurozona, per un totale di 110 miliardi da spalmare in tre anni. La crisi, quindi, cominciò a pesare e Χρυσή Αυγή iniziò parallelamente a prendere campo. Il 2010 ne è una dimostrazione: alle elezioni amministrative della città di Atene, Alba Dorata conquistò il 5,3% dei consensi (in alcuni quartieri con numerose comunità di immigrati raggiunse anche il 20%), ottenendo così un seggio nel consiglio comunale della città, il quale verrà occupato dal leader Michaloliákos. Tuttavia, nel 2011, la crisi raggiunse un livello drammatico: le agenzie di rating (Fitch, Standard & Poor’s, Moody’s) arrivarono a declassare la Grecia al livello CCC. La situazione costrinse il governo a tagliare 7 miliardi di euro e vennero privatizzate molte imprese statali, al fine di ottenere ulteriori prestiti dalla BCE. Intanto, la disoccupazione raggiunse nei primi mesi del 2011 il 15,9%: ci fu chi lavorò gratis pur di mantenere il posto e i bambini a scuola svenivano perché denutriti. La situazione spaventosa della Grecia fu su tutti i notiziari Europei. Intanto, per arginare il debito pubblico furono necessarie altre manovre e lo Stato fu costretto a tagliare altri 28 miliardi di euro. A ciò si aggiunse anche la Troika, che attivò una politica di austerity, che taglierà altri miliardi con il passare del tempo.

Nea Democratia e il Pasok, da decenni i principali partiti presenti nella scena politica greca, furono accusati da Χρυσή Αυγή di far parte del sistema e di piegarsi alla Troika. Al contrario, Alba Dorata dimostrò più volte con i fatti di trovarsi nei ranghi del popolo, di “essere dalla parte dei greci” (un esempio sono le massicce distribuzioni di alimenti nei quartieri poveri). Oltre a ciò, l’organizzazione nazionalista accusò questi due grandi partiti di aver permesso l’accesso di una quantità immensa di immigrati regolari ed irregolari. Per comprendere la gravità della situazione, occorre sapere che negli ultimi dieci anni il 67% degli immigrati irregolari che affollano l’Europa ha prima attraversato le frontiere greche. È da considerare, inoltr,e che nel 2012 gli immigrati clandestini presenti sul suolo greco erano tra i 500.000 e gli 800.000 (senza contare quelli regolarmente introdotti). Si deve valutare che il paese ha circa 11.000.000 abitanti: il rapporto è drammatico. Gli omicidi per rapina si videro triplicati (nella maggioranza dei casi, le vittime sono anziani assassinati per pochi spiccioli). Gli immigrati furono responsabili per un 45% di questi. Nello squallore di una politica piegata alla Troika e incapace di arginare l’immigrazione, il popolo greco intravide in Alba Dorata uno spiraglio di luce incorrotto. Infatti, in quel periodo, Alba Dorata dimostrò di non far la solita politica di discorsi tecnici e grigi. È stata, invece, costantemente a fianco delle persone, specie delle classi più povere e ciò ha di molto influito sull’opinione pubblica greca.

 

2012: La conquista del parlamento e la violenza antifascista

Come già detto, la drammaticità generale avvantaggiò Alba Dorata: improvvisamente, iniziarono una serie di importanti vittorie. Alle elezioni nazionali greche del maggio 2012, il partito condusse una campagna contro i temi dell’austerità, della disoccupazione e dell’immigrazione senza regole. Il movimento nazionalista ottenne il 7% dei voti complessivi (ovvero circa 25 volte i voti del 2009). Ciò consegnò al partito 21 seggi. Alle seconde elezioni del giugno 2012, i seggi si ridussero a 18, ma pur sempre con una percentuale del 6,5%, che permise ad Alba Dorata di divenire la quinta forza politica della Grecia. In queste due elezioni, si vide un forte appoggio popolare ,composto anche da molti giovani. Alba Dorata, pertanto, si affermò non più solo come una forza extraparlamentare, ma anche come una realtà presente all’interno delle istituzioni. Un partito “integrale”, dunque, attivo sia in mezzo alle piazze e nei quartieri, sia nella battaglia parlamentare. Ciò costituisce un fatto del tutto nuovo e speciale, poiché di solito chi si posiziona su idee fortemente “alternative” al sistema è anche storicamente meno presente all’interno delle istituzioni. In parole povere, la nuova posizione contribuì ad aumentare ulteriormente la forza e la popolarità del movimento ellenico. Così, Alba Dorata iniziò veramente a far paura.

Si scatenarono una serie di attacchi contro il movimento nazionalista, come quello del 4 dicembre 2012, in un sobborgo di Atene, in cui una bomba artigianale di dinamite esplose nella sede del partito, causando danni significativi a due piani (senza però fare vittime) (3). Nel febbraio 2013, un ulteriore ordigno artigianale venne fatto esplodere nella sede regionale dell’organizzazione al Pireo e l’esplosione causò un incendio. La mattina seguente, un’altra bomba esplose davanti alla sede di Alba Dorata, nella città di Larissa.

 

2013: L’uccisione del rapper antifascista Pavlos Fyssas e gli arresti ingiustificati dei vertici

Qualche mese più tardi, nel settembre del 2013, un uomo, che secondo la polizia era legato ad Alba Dorata, venne arrestato per l’omicidio del rapper antifascista Pavlos Fyssas, noto come “Killah P”, a seguito di una rissa nella città del Pireo. Il fatto causerà subito molta risonanza in tutta la Grecia. Il partito negherà ogni connessione con tale avvenimento. Una perquisizione della polizia, svoltasi sempre in una sede di Alba Dorata, portò agli arresti di alcuni soggetti del partito, tra cui il leader Michaloliakos (al quale sarà revocata, in via eccezionale, l’immunità parlamentare), con l’accusa di essere parte di un’organizzazione criminale, fatto che da subito risultò piuttosto dubbio. Tempo dopo, il deputato di Alba Dorata Kasidiaris denuncerà in parlamento l’intercettazione telefonica del Primo ministro Samaras (Nea Democratia). Quest’ultimo avrebbe ordinato agli organi dell’Alta Corte di incastrare i deputati di Alba Dorata, tra cui il leader Michaloliakos (4).

 

2013: L’uccisione dei militanti di Alba Dorata Giorgos Fountoulis e Manos Kapelonis

Due mesi dopo l’uccisione del rapper antifascista, il primo novembre 2013 accadde un altro fatto violento: Giorgos Fountoulis e Manos Kapelonis, due militanti di Alba Dorata, vennero assassinati davanti alla sede ateniese del partito a Neo Irakleio. Un terzo, Alexandros Gerontas, verrà gravemente ferito. In questa circostanza, la polizia paragonò l’evento ad un attacco terroristico. Tuttavia nei media la notizia passò in secondo piano (contrariamente a quanto avvenne con il rapper). Il fatto non troverà mai un responsabile, anche se due settimane più tardi, Μαχόμενες Επαναστατικές Λαϊκές Δυνάμεις, Forze combattenti rivoluzionarie popolari, un gruppo anarchico, rivendicò l’omicidio come un “esecuzione politica di membri fascisti del partito neonazista Alba Dorata”.

 

2014-2015: Χρυσή Αυγή come terza forza politica e ΣΥΡΙΖΑ

Nonostante il lutto, le minacce e i vertici amputati e ingiustamente incarcerati, Alba Dorata e i suoi militanti non si fermarono. Anzi, con l’impegno e la passione di sempre continuarono la loro missione per la Grecia. Alle elezioni europee del 25 maggio 2014, Alba Dorata ottenne il 9,39%, superando il suo precedente risultato elettorale e diventando così la terza forza politica nazionale. Per la cronaca, si deve osservare che nell’estate del 2014 si intensificarono i flussi migratori, che continuano tutt’ora. Alla fine del 2014, la Grecia esaurì gli aiuti dell’UE e la nazione precipitò nella crisi più dura. Negozi chiusi, la disoccupazione in aumento, file ai bancomat e terrore generale. Il governo Samaras non ebbe più appoggi e crollò. Si indissero così nuove elezioni nazionali. Χρυσή Αυγή, con i vertici tagliati assieme a tutti i fondi statali, tra molte censure mediatiche ,ottenne il 6,28% dei voti e 17 seggi, confermandosi come la terza forza politica della Grecia.

Nel gennaio 2015, i greci preferirono, però, affidarsi nelle mani di Alexis Tsipras, capo del partito ΣΥΡΙΖΑ. Egli, cavalcando il grande appoggio dei media nazionali e europei, promise che, una volta al potere, avrebbe colpito duramente le politiche di austerity, che avrebbe voltato la faccia all’Europa e che non avrebbe pagato più i debiti. Nei mesi successivi, Tsipras dopo varie trattative diplomatiche non risolse nulla; anzi, ci furono anche delle intese con il regime europeo. Il 19 marzo 2015, il leader Michaloliakos tornò in libertà per mancanza di prove di accusa, assieme ad altri politici e deputati del partito; questo fatto evidenzia l’assurdità della loro incarcerazione, iniziata due anni prima. Intanto, vedendo lo stallo generale, il popolo stava cominciando a parlare di una “Grecia fuori dall’UE e fuori dall’Euro”. Così, ascoltando la voce del popolo greco che chiamava sempre più questa decisione, Tsipras indisse nell luglio 2015 un referendum: restare o non restare in Europa. Alba Dorata decise per il “no”, insieme al governo Tsipras. Nonostante una decisa opposizione, sopratutto da parte di Nea Democratia di Samaras, e nonostante i ricatti da parte di Bruxelles, il popolo proclamò un forte “όχι”, no, alle politiche europee e alle politiche di austerità (i risultati furono: 61% per il “no”, contro il 39% del “sì”).

Il referendum non servì a molto. I ricatti dell’UE furono sempre più pressanti e Tsipras dimostrò di non opporsi. Affinché la Grecia potesse ottenere prestiti per fermare la crisi dilagante, Schultz affidò a Tsipras l’incarico di presentare in parlamento un memorandum dove l’Europa richiedeva alla Grecia ben 50 bilioni di euro. Alba Dorata fece una grande opposizione in parlamento (5). I finanziamenti hanno per ora placato la crisi, ma si tratta di un rimedio temporaneo. Presto la crisi si farà di nuovo viva più forte di prima, perché appesantita con altri interessi. Cosa accadrà a quel punto?

 

Presente e Conclusioni

A fine agosto 2015, Tsipras si è dimesso: “Il mandato che ho ricevuto il 25 gennaio si è esaurito – ha detto il premier in un discorso televisivo – ora i greci devono decidere se li ho rappresentati con coraggio davanti ai creditori e se questo accordo è sufficiente per una ripresa” (…) “Ho l’obbligo morale di sottoporre quello che ho fatto al vostro giudizio, chiederò un mandato forte per governare e proseguire il nostro programma di governo” (6). Egli indisse nuove elezioni, con la benedizione dei tecnocrati di Bruxelles. Si tornò alle urne una seconda volta. Χρυσή Αυγή ottenne 379.581 voti, pari al 6,99% e 18 seggi. Il miglior risultato dopo quello delle elezioni europee del 2014, considerando sempre che il partito fece una campagna elettorale con l’ostilità costante dei media e senza finanziamenti. Tsipras con ΣΥΡΙΖΑ vinse una seconda volta, seguito da Nea Democratia come secondo partito.

In conclusione, questa è la storia di Alba Dorata: dalla rivista alla formazione del partito. Dal partito alle vittorie elettorali. Un cammino che non sembra arrestarsi, quello di Alba Dorata, che fin dal principio dichiarò guerra aperta alla civiltà del denaro e della vergogna, la quale regolarmente cerca di umiliare e schiavizzare il popolo ellenico e la sua identità.

Varie volte si sente dire nel nostro ambiente come le nostre cifre siano irrisorie, come il nostro sacrificio sia inutile. Quando ciò accade, occorre portare l’esempio di Alba Dorata, una storia di un miracolo, di come, d’un tratto, un’organizzazione che per anni fu semialienata dalla scena politica, si è vista opporsi e combattere con forza contro un sistema tiranno.

Note

(1) Si richiama alla guerra civile filoamericana (1945-1949) e successivamente al colpo di stato militare (1967).

(2) A questo punto, è possibile osservare nelle linee dell’ideologia di Alba Dorata un qualcosa che possiede un carattere sostanzialmente “greco”. Le solite accuse di “nazismo” e “fascismo”, pertanto, non sono corrette. È vero che nei primissimi anni ci furono dei richiami al nazismo, ma, nonostante ciò, la linea del partito si distinse sempre per avere un carattere fondamentalmente “ellenico”.

(3) Un episodio simile accadde già nel 2010, dove la sede rimase chiusa per un mese per i danni.

(4) Le parole testuali dell’intercettazione del primo ministro Samaras sono: “Dite alla Panathinaikakia di fottere quei tre”, in riferimento ai vertici di Alba Dorata.

(5) https://www.youtube.com/watch?v=WVGB0rBH838

(6) Come per dire: “Siete voi i responsabili di ciò che accadrà in futuro, fra qualche anno, quando la crisi si ripresenterà, io me ne lavo le mani”.

(foto Giornalettismo)