Signore, ammettiamolo…

Signore, ammettiamolo…

Signore, ammettiamolo, non ce l’abbiamo fatta! Abbiamo avuto a disposizione quarant’anni che, è vero, non sono tanti, ma nemmeno pochissimi…e proprio non è andata! La verità è aspra. Prendiamone atto!

L’intelligenza non ci fa difetto, ed è passato tanto tempo che l’incoscienza sguaiata di allora non brucia più, o almeno non dovrebbe.

Adesso, sì, possiamo tornare a pensare, a meningi fresche!

Abbassiamo la guardia e confessiamocelo: non era quello che volevamo o, meglio, quello che ci hanno indotto a volere s’è rivelato un disastro!

 Nessuna nostalgia, nessuna lagna passatista, ché, se un bel mondo antico c’è stato, noi donne, forse per colpa della mela, nei giardini dell’Eden non ci siamo più tornate, ma, care sorelle, sarà il caso di chiedersi perché i quarant’anni nei quali abbiamo rinnegato la casa e il pancione e ci siamo messe a marciare compatte verso gli uffici, i tribunali, i mass media, sono stati i più ignobili, i più infausti, i più desolati degli ultimi secoli?

Sarà perché siamo ancora una volta le vittime di un sistema ignobile, di una mentalità angusta, che non siamo riuscite a scardinare, o di questo sistema che contestavamo con gagliardia rivoluzionaria siamo divenute le ruote motrici?

Possibile che mentre volevamo rifare il mondo ci siamo arrese alla sua balordaggine?

Possibile che il disgusto d’esser considerate “belle cose” c’abbia spinto tutte dal chirurgo plastico?

Abbiamo barattato il passato, bacucco e beghino, col futuro…e il futuro ci ha fregate!

Volevamo conquistare l’universo e la maggior parte di noi si è ritrovata a fare l’impiegata frustrata con uno stipendio striminzito da devolvere al benzinaio, alla donna delle pulizie, alla baby sitter e all’asilo.

Dal posto che Provvidenza e Necessità ci avevano assegnato siamo fuggite, colpendola a pallettoni quella vigliacca della società patriarcale, che, con babbi e mariti, ci aveva circuite, turlupinate e schiavizzate.

Eravamo legionarie della libertà, siamo desolate sacerdotesse della solitudine, con matrimoni claudicanti o finiti e impasticcate di ormoni per un figlio che a quarant’anni non arriva più.

E quelle che il figlio ce l’hanno non vanno oltre il primo, un estraneo affogato di superfluo e affamato di essenziale, anestetizzato da alcool e droga, abbandonato in scuole stuprate da pessimi insegnanti …. quasi esclusivamente donne!

E però non la piantiamo ancora e ci raccontiamo, in una svenevole adulazione reciproca, di essere le migliori! I mass media ci blandiscono deferenti.

Di noi donne non si può dir male: siamo divenute argomento tabù. Come gli ebrei, come i gay.

A scuola e all’Università battiamo gli uomini, anzi li surclassiamo, ma, quando otteniamo una cattedra, diventiamo anche noi baronesse.

Se c’è un nuovo modo di essere insegnanti, noi non lo abbiamo scoperto. Ci ha battuto sul tempo una signora nata nell’Ottocento.

 Siamo, confessiamolo apertamente, una miccia che non ha preso fuoco. Come gli uomini, non meglio. In taluni casi, peggio.

Al lavoro saremmo certo brillantissime … se ci andassimo! Siamo assenteiste tre volte più dei maschi! E pensare che le nostre congeneri, solo qualche generazione fa, del senso del dovere facevano una bandiera.

Se negli uffici non abbiamo saputo dare molto (anche perché ci stiamo poco), pure in politica non abbiamo fatto la differenza.

Quarant’anni di lotte femministe per avere la Bonino, la Boschi, la Cirinnà, la Boldrini? Quarant’anni di sbattimenti per il diritto d’essere come la Concia e sposarci una con le tette più sode delle nostre? Tra la lesbofilia e la fallocrazia, siamo convintissime di preferire la prima?

Suvvia … se questa è la nostra idea di politica, quasi quasi sarebbe stato meglio aver rinunciato al diritto di voto appena ce lo concessero.

Eh già … perché anche davanti alla scheda elettorale, care fanciulle, abbiamo dato e diamo i numeri: prima votando a nugoli, come uno sciame di mosche, per aborto e divorzio e oggi preferendo, caparbie e banali, o la “sinistrina” snob e arrogante o la destra botulinica e liberista.

In entrambi i casi, utilizziamo perfidamente il voto per ribadire una piena ed irriducibile diffidenza verso le altre donne, cui rarissimamente accordiamo la nostra fiducia.

Sono passati quarant’anni. Doveva essere sorellanza, è diventata avversione. Doveva essere una marcia trionfale ed è un Requiem.

Dietrofront, signore, ché conoscere i nostri figli e riprenderci il tempo di amarli val bene una scrivania!

Dunque, nessuna dignità pubblica per noi ragazze? Tutt’altro! Sono medioevale, non islamica! Il Medioevo, era cristiana, vide un sorprendente fiorire di donne attive in ogni campo.

Donne, però, non serve sciocche di un sistema che ci vuole copie deformi di maschi svirilizzati.

Ritorniamo a far frusciare le gonne … lunghe, principesche, signorili!

Imponiamo un nostro passo, un nostro stile, un nostro ritmo.

Tuffiamoci, se lo vogliamo, nel mondo, ma facciamolo da Donne, possibilmente da Signore, non da grigie impiegatuzze del catasto, non da figlie di banchieri ingordi e tanto meno da balorde presidenti della Camera!