La centralità della terra come strumento di autodeterminazione dei popoli

La centralità della terra come strumento di autodeterminazione dei popoli

Come noto, lo scenario socio-culturale europeo degli ultimi 250-300 anni è stato caratterizzato dalla comparsa e dalla successiva affermazione di concezioni materialistiche della vita e dell’uomo, la cui attuale configurazione va inquadrata nell’ambito dei modelli imposti dal dominante sistema liberal-capitalistico.

In tale scenario, il cosiddetto “individuo”, con i suoi “diritti inviolabili”,  è stato posto al centro del sistema valoriale in termini di homo economicus, che agisce nell’ambito dell’unico modello relazionale previsto e ammesso: quello mercantile, in cui la logica del consumo funzionale al profitto diviene un elemento chiave insostituibile.

E’ chiaro dunque che, con siffatti presupposti, l’attuale schema sociale occidentale, annullate le sue millenarie radici di civiltà indoeuropea e, più specificatamente, greco-romana e cristiana, ha assunto la fisionomia che noi tutti, purtroppo, conosciamo: edonismo, relativismo morale e, conseguentemente, consumismo sfrenato. Il Mondo non è più concepito quale “Creato, di origine Divina, rispondente a un ben preciso Ordine/Equilibrio”, ma, piuttosto, come una “riserva di caccia cui attingere senza rispetto e indiscriminatamente”.

A tal riguardo, il fenomeno noto come “Rivoluzione Industriale”, diffusosi in Europa nel XIX secolo, è stato orientato negativamente verso un sistema “energivoro” che, basandosi su una vera e propria messa al bando dell’agricoltura e sullo sfruttamento indiscriminato ed esclusivo di fonti energetiche non rinnovabili, o addirittura nocive, quali i combustibili fossili, sta rapidamente conducendo le cosiddette “società industrializzate”, e quindi i popoli europei in primis, verso l’autodistruzione. Le prime avvisaglie di quanto detto non sono affatto un mistero: crisi energetica, inquinamento e cambiamenti climatici costituiscono, infatti, soltanto alcuni degli effetti generati dalla “modernità di marca illuministico-massonica”.

In tale quadro, la battaglia politico-spirituale forzanovista, basata sull’eredità ideale del Fascismo da un lato e sulla Tradizione Cattolica e Greco-Romana dall’altro, si erge quale unica, reale alternativa rivoluzionaria in grado di opporsi all’avanzante processo di disgregazione del popolo ttaliano e delle genti d’Europa. Il pensiero nazionalpopolare si traduce in una organica e armonica concezione spirituale della Vita, che presuppone una scala valoriale diametralmente opposta a quella attuale: l’Uomo, in ultima analisi, viene considerato quale Creatura di Dio, pienamente inserita, con il suo Sangue e con la sua Natura, in quel grandioso Equilibrio Ordinato che è il Mondo, anch’esso di origine Divina. Il principio supremo e centrale del Visibile non è altri che Dio stesso, Creatore del Cielo e della Terra, alle cui Leggi l’Umanità deve conformarsi al fine di camminare sulla retta via e, soprattutto, conseguire quella Vita Eterna conquistata per il tramite di Nostro Signore Gesù Cristo.

A tal proposito, uno dei fondamentali obiettivi da conseguire per arrestare il citato processo autodistruttivo in atto è quello di ripensare completamente l’organizzazione degli insediamenti umani e la loro relazione con l’ambiente circostante e, più specificatamente, con l’ecosistema.

In questo senso l’approccio metodologico noto con la denominazione di Permacultura costituisce un valido punto di riferimento da cui partire per invertire finalmente la rotta e salvare le future generazioni e la nostra stessa civiltà dal pericolo della definitiva scomparsa.

La teoria della Permacultura (contrazione sia del termine permanent agriculture che di permanent culture) è nata come modello di agricoltura sostenibile, sviluppato intorno al 1978 da due studiosi australiani, Bill Mollison e David Holmgren. Sin da subito, questo approccio si è basato su principi etici di derivazione tradizionale, tanto che il coniatore del termine Permacultura, Mollison, sosteneva che “una cultura non può sopravvivere a lungo senza una base agricola sostenibile ed un’etica dell’uso della terra”.

In particolare, la Permacultura è stata inizialmente concepita come insieme di pratiche agronomiche orientate al mantenimento naturale della fertilità del terreno, per poi essere sviluppata come sistema integrato di progettazione, che intreccia anche tematiche proprie dell’architettura, dell’economia, dell’ecologia e dei sistemi giuridici per le imprese e le comunità.

Gli esperimenti e gli studi compiuti dai due pionieri australiani giunsero a definire un vero e proprio metodo per progettare e gestire paesaggi antropizzati in modo tale da renderli in grado di soddisfare le esigenze di sostentamento materiale della popolazione (cibo, fibre ed energia) e, al contempo, presentare caratteristiche di resilienza, cioè preservare la ricchezza e la stabilità proprie degli ecosistemi naturali.

A dimostrazione di ciò, lo stesso Holmgren ha dato vita a svariati siti, tra cui spicca il podere noto con il nome di Melliodora, in Australia, considerato uno dei più noti esempi di Permacultura applicata.

La Permacultura si basa dunque su valori e prospettive, progetti e metodi di gestione, che possiamo a buon diritto definire olistici, specialmente per quanto riguarda alcuni aspetti di biologia connessi con ampi riferimenti afferenti al campo dell’etica e della filosofia antica. I principi stessi di questa metodologia sono in parte mutuati dall’osservazione scientifica del mondo della Natura e dallo studio di come erano organizzate le comunità tradizionali, prima dell’avvento della citata rivoluzione industriale.

L’analisi di Mollison e Holmgren partiva dalla constatazione che l’incertezza rappresenta una delle caratteristiche che definiscono la nostra epoca e che deriva da molteplici fattori.

In primo luogo, lo scontro tra le concezioni tradizionali del mondo e la modernità ha prodotto un vero e proprio senso di insicurezza e disorientamento nell’uomo moderno, che non ha più riferimenti valoriali saldi. In secondo luogo, la valanga di prove e di informazioni sull’instabilità praticamente di qualsiasi aspetto della società e dell’economia moderna, dovuta soprattutto alla minaccia incombente di sconvolgimenti ambientali epocali, mina alla base qualsiasi senso di certezza sulla continuità della vita quotidiana.

A tal riguardo, il  concetto di Permacultura costituiva una significativa risposta alla crisi ambientale, che già negli anni 70 esplodeva in tutta la sua drammatica virulenza. Infatti, l’approccio metodologico presentato e applicato dai due pensatori australiani si contraddistingueva per una originalissima caratteristica: il successo di questa alternativa anti-consumista dipendeva, e dipende tutt’ora,  più da ciò che si vuole e si può fare singolarmente, e ad ogni livello, piuttosto che dalle idee che si vuole far cambiare agli altri.

I presupposti stessi della teoria in argomento risultano assolutamente condivisibili dal punto di vista forzanovista. La crisi ambientale è un fatto incontrovertibile e le sue dimensioni sono tali che certamente trasformeranno la moderna società industriale in modo irriconoscibile. Questo processo sta già mettendo in serio pericolo il benessere e la sopravvivenza stessa della popolazione mondiale, peraltro in costante aumento.

L’impatto globale della società industriale e dell’enorme popolazione sulla straordinaria biodiversità della terra sarà certamente molto più vasto degli enormi cambiamenti registrati negli ultimi secoli.

L’uomo, seppur in una chiara posizione privilegiata, è parte della Natura ed è soggetto alle stesse Leggi che governano l’Universo, specialmente per quanto riguarda il bilancio energetico.

Lo sfruttamento dei combustibili fossili durante l’era industriale costituisce la causa primaria dell’esplosione della popolazione umana, delle conquiste tecnologiche e di ogni altra caratteristica tipica della società moderna.

Sebbene non sia facile prevedere quali saranno gli sviluppi delle società umane successivi all’esaurimento delle risorse energetiche di tipo fossile, è indubbio che si tornerà a rivolgere l’attenzione a modelli di organizzazione simili a quelli delle Civiltà Tradizionali preindustriali, e cioè a modelli sociali dipendenti da energie e risorse rinnovabili.

In sintesi, il modello socio-culturale liberal-capitalistico è de facto non sostenibile e destinato ad implodere; pertanto, è assolutamente necessario modificare radicalmente organizzazione e comportamenti delle realtà sociali odierne.

La Permacultura è, dunque, una risposta progettuale creativa a un mondo contrassegnato dal declino delle disponibilità energetiche, in quanto considera le società sostenibili preindustriali come modelli in cui si riflettono i processi di progettazione generali, osservabili in natura, che potrebbero assumere grande rilevanza per i sistemi post-industriali.

Nella misura in cui riuscirà a fornire una risposta efficace alla necessità di limitare l’uso di energia e delle risorse naturali sulla base di una concezione spirituale della Vita e dell’Uomo, la Permacultura perderà il suo attuale status di alternativa ecologica alla crisi ambientale, per assumere quello di modello sociale ed economico condiviso nell’era post-industriale.

La sfida che deve affrontare un movimento nazional-rivoluzionario come Forza Nuova deve tener conto di questa prospettiva: l’abbattimento del modello liberale e massonico si sostanzia nella costruzione di paesaggi consapevolmente progettati, che imitino modelli e relazioni presenti in natura e forniscano cibo, fibre ed energia secondo quanto strettamente necessario a soddisfare i bisogni della Comunità. Quanto detto presuppone la costruzione di un Uomo Nuovo in una Società Nuova attraverso cui il ritorno alla Terra, alla prospettiva di un’agricoltura permanente sostenibile, si evolva spontaneamente nella realizzazione di una Cultura Nuova, che affondi le radici nella Tradizione e nella dimensione Spirituale del modus vivendi.

In quanto tale, la Permacultura ha fornito una cornice organica per riorganizzare gli stili di vita e i valori di una piccola minoranza, pronta a trasformazioni più radicali, portando un messaggio di speranza nella lotta contro il mondialismo disgregante e distruttivo.

I principi della Permacultura sono brevi dichiarazioni o slogan, che possono essere ricordati quasi fossero parti di un promemoria per sintetizzare le complesse opzioni che abbiamo davanti quando si tratta di progettare e attuare un sistema ecologico improntato a criteri di sostenibilità. Questi principi vanno considerati universali, anche se i metodi che li esprimono variano molto in base ai luoghi, alle etnie e alle situazioni contingenti. Espandendoli ulteriormente, i principi sono applicabili anche alla riorganizzazione della nostra vita in senso personale, economico, sociale e politico. Come illustrato da Holmgren attraverso lo schema del Fiore della Permacultura(fig. 1), questi stessi principi possono essere divisi in principi etici e principi di progettazione.

I principi etici sono un distillato dei principi etici comunitari adottati nell’Antichità e sono la prova che la sfera morale rappresenta il cuore della crisi che i popoli europei e l’Occidente hanno di fronte all’inizio del Terzo Millennio dalla nascita di Cristo. Tali principi di natura etica sono stati riassunti in tre grandi regole generali di base:

  • cura per la terra;
  • cura per le persone (per la Vita Umana e le future generazioni);
  • stabilire limiti al consumo e redistribuire il surplus.

Questi principi possono essere considerati comuni a tutti i popoli tribali indigeni e alle civiltà tradizionali sottolineando il fatto che bisogna, oggi più che mai, guardare a siffatti esempi, visto che tali culture esistono e sono esistite in relativo equilibrio con l’ambiente, sopravvivendo molto più a lungo rispetto ad altre esperienze più recenti.

I principi di progettazione derivano da un modo di percepire il mondo spesso descritto come “pensiero sistemico”, cioè fondato su un’armoniosa relazione con la natura e con le persone, in cui l’attenta osservazione e una meditata interazione forniscono al progetto ispirazione, repertorio e modelli.

A questo punto, è opportuno presentare i 12 principi della Permacultura così come individuati da Holmgren:

  1. Osserva e interagisci: il fondamento di ogni tipo di acquisizione intellettuale è un processo di continua osservazione, finalizzato a riconoscere i modelli e a comprendere i particolari. I modelli e i dettagli osservati sono la base di arte, scienza e progettazione. Il mondo naturale, in particolare quello degli organismi viventi, presenta la più grande diversità di modelli e dettagli osservabili senza l’aiuto di costose e complesse forme di tecnologia;
  2. Raccogli e conserva energia: viviamo in un mondo di opulenza senza precedenti, risultato dello sfruttamento delle enormi riserve di combustibili fossili, consumando il capitale naturale in un modo sconsiderato e insostenibile. Bisogna tornare a risparmiare, a conservare e a reinvestire gran parte della ricchezza che stiamo consumando/sprecando, in modo che sia garantita la sopravvivenza delle future generazioni. Tutta la vita è, direttamente e indirettamente, dipendente dall’energia solare (catturata dalle piante verdi), ma anche dall’energia eolica, dalle biomasse (alberi e foreste), dal suolo vivente (ad alto contenuto di humus), dai semi e dall’acqua;
  3. Assicurati un raccolto: ogni sistema socio-economico deve mirare all’autosufficienza in tutti i sensi, utilizzando efficientemente l’energia catturata e immagazzinata per mantenere lo stesso sistema e catturare altra energia. In termini più generali, flessibilità e creatività nel trovare nuovi modi di procurarsi raccolti saranno fattori critici nella transizione dal declino alla rinascita, partendo dall’assunto che tutti gli organismi ricavano dall’ambiente ciò che gli occorre per sostentarsi. Si deve passare dall’essere consumatori dipendenti ed esigenti a produttori interdipendenti e responsabili;
  4. Applica l’autoregolazione e accetta il feedback: questo principio tratta gli aspetti relativi all’autoregolazione, che nella progettazione permaculturale limitano o scoraggiano sviluppi e comportamenti inappropriati. Organismi e individui si adattano al feedback negativo proveniente da sistemi di grandi dimensioni, naturali e umani, sviluppando l’autoregolazione, che serve anche a prevenire e a evitare le conseguenze ancora peggiori di retroazioni negative provenienti dall’esterno del sistema di appartenenza. Le società tradizionali avevano capito che gli effetti negativi del feedback esterno erano spesso lenti ad emergere. Alla gente servivano spiegazioni e ammonimenti, come quello biblico dei peccati dei padri che ricadono sui figli fino alla settima generazione.
  5. Usa e valorizza risorse e servizi rinnovabili: le risorse rinnovabili sono quelle che vengono rimpiazzate e sostituite mediante processi naturali in un lasso di tempo ragionevole, senza che vi sia bisogno di far ricorso a elementi di tipo non rinnovabile. I sistemi sostenibili con il ruolo centrale dell’agricoltura devono essere ricercati nell’intima associazione con la natura, piuttosto che nell’applicazione dei principi della progettazione naturale in un contesto dominato esclusivamente dalla tecnologia;
  6. Evita di produrre rifiuti: il valore tradizionale della frugalità e dell’attenzione al non spreco, coniugato con le preoccupazioni di tipo ambientale e con le prospettive più radicali che vedono nei rifiuti delle vere e proprie risorse e opportunità;
  7. Progetta dal modello al dettaglio: i sistemi complessi che funzionano tendono ad evolversi da altri sistemi semplici che funzionano; di conseguenza, è più importante trovare il modello appropriato per quel progetto che cercare di comprendere tutti i dettagli degli elementi costituenti il sistema (gli alberi non sono la foresta);
  8. Integra invece di separare: in ogni aspetto naturale, dal metabolismo degli organismi agli ecosistemi, scopriamo che le connessioni tra le varie parti sono importanti quanto le parti stesse. Di conseguenza, lo scopo di una progettazione funzionale e autoregolata è quello di disporre gli elementi in modo tale che ognuno di essi serva ai bisogni e accetti i prodotti di altri elementi. A tal riguardo si possono introdurre forme organizzative similari alle antiche comunità feudali, in cui  la proprietà di vasti tratti di terra da parte di una sola famiglia e la presenza intensiva di manodopera legata al nobile da vincoli spirituali e religiosi consentiva un uso sostenibile e solidale delle risorse;
  9. Piccolo e lento è bello: piccolo, pratico ed energeticamente efficiente sono i tre criteri che dovrebbero guidare la progettazione dei sistemi e le loro funzioni. Un sistema concentrico-gerarchico di tipo corporativo, poggiato su salde fondamenta etiche, è in grado di sviluppare armonia, sicurezza e benessere: è la logica tradizionale dell’Impero in cui l’Universalità era composta da tante piccole comunità orizzontalmente e verticalmente legate (villaggi, feudi, regni etc.).
  10. Usa e valorizza la diversità: la diversità deve essere vista come risultato dell’equilibrio e della tensione in natura tra varietà e possibilità, da una parte, e tra produttività ed energia, dall’altra. Ad esempio la monocoltura è considerata una delle cause principali della vulnerabilità a parassiti e malattie e, pertanto, anche la causa del vasto utilizzo di sostanze chimiche tossiche e di energia per controllare queste avversità. La policoltura è una delle più importanti e ampiamente riconosciute applicazioni della diversità, ma non è affatto l’unica. La saggezza dei secoli ci dice anche che la diversità individuale e razziale dell’umanità deve essere considerata un dono di Dio e della Natura di cui essere coscienti;
  11. Usa e valorizza il margine: in ogni ecosistema terrestre il suolo vivente, che può essere profondo anche solo qualche centimetro, è il margine o l’interfaccia tra la terra minerale non vivente e l’atmosfera. Per tutte le forme di vita, inclusa la specie umana, il suolo rappresenta il margine più importante (coste, crinali, margini tra foreste e praterie, fra brughiera e palude). Le tradizioni spirituali e le arti marziali orientali considerano la “visione periferica” una capacità sensoriale di grande importanza, tale da collegarci al mondo in modo molto più completo rispetto alla visione focalizzata;
  12. Reagisci ai cambiamenti e usali in modo creativo: la Permacultura ha a che fare con la stabilità e con la durata dei sistemi naturali viventi e delle comunità umane. Tuttavia questa stabilità, nel tempo, paradossalmente, dipende in larga misura dalla flessibilità e dalla capacità di adattamento ai cambiamenti evolutivi (che non vanno confusi con quelli involutivi che vanno respinti). In tale ottica, si parla anche del concetto di resilienza che, negli ecosistemi, costituisce la continuità delle funzioni basilari e degli elementi cruciali del sistema, a prescindere dalle fluttuazioni nelle condizioni ambientali o sociali. Quindi è ragionevole affermare che difficilmente i nostri figli, e i figli dei loro figli, avranno una vita banalmente caratterizzata da uno stato di perenne calma e di illusorio, continuo sviluppo. Occorre prepararli ad affrontare virilmente una vita piena di insidie e di rapide trasformazioni, da inquadrare sempre nei ritmi durevoli della Natura intesa come Ordine Divino e da affrontare con il valore dei comportamenti etici, coerenti e tenaci.

In conclusione, il Miles Politico Forzanovista, in quanto Avanguardia Aristocratico-Rivoluzionaria del Popolo Italiano, non solo non può ignorare questa impostazione metodologica di natura etica, ecologica ed economica nota con il nome di Permacultura, ma deve anzi implementarne le potenzialità. Ciò al fine di applicare il sistema permaculturale in piccoli contesti locali funzionali alla successiva espansione di un nuovo stile di vita attraverso il quale conseguire la Rinascita della Patria e della Nostra Civiltà.