epa05157368 Pope Francis (L) meets Russian Orthodox Patriarch Kirill of Moscow (C) at the Jose Marti Airport in Havana, Cuba, 12 February 2016. Pope Francis and the leader of the Russian Orthodox Church, Patriarch Kirill, held a historic meeting in Havana's international airport. The two leaders signed a memorandum, which focused on ecumenism, or efforts to reunite Christian churches, common Christian values, and the persecution of Christians in the Middle East and Africa.  EPA/Alejandro Ernesto / POOL

Quale futuro per l’Europa cristiana?

Breve nota sulla dichiarazione congiunta cattolico-ortodossa

Lo scorso venerdì 13 febbraio – nell’ambito del viaggio apostolico condotto da Papa Francesco I in Messico, dal 12 al 18 febbraio – presso l’aeroporto “José Martì” di L’Avana a Cuba, è avvenuto lo storico incontro tra il Santo Padre ed il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill, nel corso del quale è stato presentato il testo di una dichiarazione congiunta della Chiesa Cattolica Apostolica Romana e della Chiesa Ortodossa (1).

Si tratta di una dichiarazione comune, un documento costituito da trenta punti, in cui vengono toccate tematiche di estrema importanza, soprattutto in considerazione dell’attuale difficile momento storico contraddistinto, tra l’altro, da conflitti armati di crescente intensità e diffusione, nonché dalle persecuzioni a cui le comunità cristiane sono sottoposte – sotto varie forme – ormai ovunque.

Non è nostra intenzione commentare tale documento sotto l’aspetto teologico e dottrinale, ossia alla luce delle ragioni che stanno alla base dello scisma che da mille anni separa i cristiani ortodossi dalla comunione con Roma (1), molto più semplicemente l’attenzione di chi scrive è stata attirata da quanto riportato al punto 16 della dichiarazione congiunta, dove si afferma: “Il processo di integrazione europea, iniziato dopo secoli di sanguinosi conflitti, è stato accolto da molti con speranza, come una garanzia di pace e di sicurezza. Tuttavia, invitiamo a rimanere vigili contro un’integrazione che non sarebbe rispettosa delle identità religiose. Pur rimanendo aperti al contributo di altre religioni alla nostra civiltà, siamo convinti che l’Europa debba restare fedele alle sue radici cristiane. Chiediamo ai cristiani dell’Europa orientale e occidentale di unirsi per testimoniare insieme Cristo e il Vangelo, in modo che l’Europa conservi la sua anima formata da duemila anni di tradizione cristiana.”

Il contenuto di questo sedicesimo punto del documento è di notevole importanza, in quanto tocca un paio di questioni strettamente legate al futuro dell’Europa e della nostra Nazione: il ruolo dell’Unione Europea e il destino dell’identità europea.

Visto il comportamento che da anni contraddistingue la gerarchia cattolica – la quale ha sempre evitato di scontrarsi apertamente con la UE, anche a fronte delle sue più evidenti prese di posizione contrarie alla morale naturale e cristiana, e ha sempre assunto atteggiamenti accomodanti verso l’arrivo continuo e indiscriminato di immigrati – vien da pensare che le sacrosante preoccupazioni espresse siano il frutto del contributo offerto dagli ortodossi. Da cattolici quali siamo, questo pensiero ci rattrista, ma sinceramente fatichiamo a credere il contrario.

Come è possibile, infatti, che una gerarchia cattolica, tutt’altro che disposta a scontrarsi con i rappresentati politici della modernità anti-cristiana, di colpo si desti e denunci, seppur in maniera quasi sommessa, sia i pericoli insiti nell’azione condotta dalla UE – l’essenza della quale è tutt’altro che cristiana – che la necessità, da parte dell’Europa, di mantenersi fedele alle proprie radici cristiane? Vien da dire, meglio tardi che mai. Ma questa non può che essere una battuta, e nemmeno troppo divertente vista la posta in gioco.

Vorremmo domandare ai membri della gerarchia di Santa Romana Chiesa come ritengano possibile che le nazioni europee rimangano fedeli al cristianesimo, aprendo indiscriminatamente le loro porte all’afflusso di milioni di stranieri, moltissimi dei quali di religione islamica. Ed anche vorremmo chiedere come, secondo loro, potrebbe sopravvivere un’identità cristiana di fronte all’assalto continuo condotto dal laicismo istituzionale, che trova nella UE ed in molti parlamenti nazionali – verso i quali la Santa Sede e le conferenze episcopali faticano a prendere risolute posizioni di aperta critica – le sue massime espressioni.

La speranza è che a questa dichiarazione seguano delle azioni coerenti. Sarebbe ora, infatti, che le gerarchie ecclesiastiche denunciassero in maniera chiara e a tutti comprensibile che l’Unione Europea e l’immigrazione sono fenomeni contrari al bene delle nazioni europee. Temiamo, però, si tratti di una speranza che difficilmente potrà concretizzarsi, almeno sino a quando nella Chiesa cattolica non si rimuoveranno le ragioni che stanno alla base delle ambiguità e degli errori pastorali che hanno caratterizzato tutto il post Concilio Vaticano II.

Note:

  1. http://www.ilgiudiziocattolico.com/1/88/le-differenze-fra-la-chiesa-cattolica-e-le-chiese-ortodosse.html

(Foto Huffington Post IT)